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Politica e Sanità

29 Luglio 2014

Farmacieunite: la farmacia dei servizi è in stallo. Servono progetto reale e interlocutori seri


È da un po' che lo stiamo dicendo e ora prendo atto che la conferma arriva da una struttura come la Sisac: convenzione e farmacia dei servizi sono in alto mare. E il problema alla base è l'immobilismo, la scelta di interlocutori sbagliati, la mancanza di un sistema organizzato che punti all'obiettivo di sviluppare la presa in carico del paziente e l'integrazione con assistenza primaria e case della salute. A lanciare il sasso Franco Gariboldi Muschietti, presidente Farmacieunite all'indomani di un intervento su Doctornews e Farmacista33 di Franco Rossi, coordinatore della Sisac, in cui ha espresso dubbi sullo sblocco della convenzione per le farmacie. «Siamo stati le uniche voci fuori dal coro e per questo ci dicono che siamo folli ma il fatto che lo dica la Sisac ci dà atto che la problematica sollevata c'è ed è vera. E il problema è che, non tanto le singole farmacie, ma il sistema finora costruito non è pronto». Innanzitutto sul fronte dei contenuti: «la vera farmacia dei servizi non può essere il webcare, il ritiro referti, il Cup. Ma è la presa in carico del paziente come terminale indispensabile del servizio pubblico». Una presa in carico cioè «integrata con le strutture dell'assistenza primaria, dal medico di medicina generale o pediatra singolo alle case della salute. È la costruzione di un'operatività concreta e stretta, di un mosaico interconnesso, di un reale programma di continuità. Nel momento in cui il paziente viene preso in carico dal medico scatta in automatico la presa in carico da parte della farmacia». Aspetti questi che «vanno codificati e remunerati» mentre «mancano linee concrete e precise sulla farmacia dei servizi, un modello strutturato, frutto di uno studio contestualizzato e moderno, in cui vengano valutati di pari passo contenuti, remunerazione e risparmi per il servizio pubblico». E poi «c'è l'immobilismo: non si può aspettare che le proposte calino dall'alto. Devono partire dalla rappresentanza delle farmacie, senza altre perdite di tempo. E soprattutto andare ai giusti interlocutori, mentre finora si è bussato alle porte sbagliate». Tutto questo con una spada di Damocle rappresentata da un Patto per la salute «pericoloso. Tante misure - riformulazione del prontuario e del prezzo di riferimento sulla base di categorie terapeutiche omogenee improntate al criterio costo/beneficio, all'introduzione del criterio dell'equivalenza terapeutica anche tra molecole diverse tra loro, al sostegno dell'innovazione terapeutica solo se reale, importante e dimostrata rispetto alle terapie già in uso, all'estrema razionalizzazione delle gare regionali, all'eccezionale concentrazione delle centrali di acquisto - hanno come conseguenza una pesante contrazione della spesa farmaceutica e quindi dei bilanci delle nostre farmacie». A maggior ragione in questo contesto, «è fondamentale dare un impulso diverso e proposte diverse, ma soprattutto agire, perché di tempo non ce n'è più e il rischio è un margine per le farmacie talmente risicato che il sistema non regge più».

Francesca Giani

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