In farmacie Usa raccolta di farmaci oppioidi inutilizzati
Negli Stati Uniti, i pazienti potranno restituire alle farmacie gli oppioidi prescritti per la terapia del dolore e non utilizzati: lo annuncia la Drug enforcement administration (Dea), l'agenzia federale antidroga statunitense. La decisione si propone di ridurre le scorte di farmaci non utilizzati presenti nelle case degli americani, che sarebbero a rischio di consumo da parte degli adolescenti. In base ai nuovi regolamenti, che entreranno in vigore tra meno di un mese, i pazienti e i loro familiari potranno consegnare o inviare i farmaci a enti autorizzati di raccolta, che verranno dotati di appositi contenitori: potrà trattarsi di librerie, case per anziani ma, più comunemente, farmacie, che aderiranno al programma su base volontaria. Gli incidenti, anche mortali, dovuti all'abuso di farmaci regolarmente prescritti e in particolare gli oppioidi, si sono moltiplicati negli ultimi anni e, secondo uno studio condotto qualche mese fa dall'associazione Partnership for Drug-free kids, per oltre il 70% degli adolescenti americani è facile accedere a queste sostanze nelle proprie case. Oltre agli oppioidi, le norme ora approvate includono farmaci stimolanti e antidepressivi, che finora non potevano essere restituiti alle farmacie; i consumatori avevano poche possibilità di eliminare le scorte, che per lo più venivano consegnate in forma anonima durante eventi organizzati appositamente dalla Dea un paio di volte all'anno. «Questo è servito a rimuovere una parte minima dei farmaci inutilizzati» ha dichiarato Nathaniel Katz, che alla Tufts university conduce studi sull'abuso di sostanze «sarebbe come pensare di sconfiggere la malaria uccidendo una dozzina di zanzare». Un coro di commenti positivi ha accolto l'iniziativa della Dea, come quello di Carmen A. Catizone, direttore esecutivo della National association of boards of pharmacy: «prima riusciremo a eleminare i farmaci inutilizzati dagli armadietti dei medicinali presenti nelle case e meglio sarà per tutti; è una fondamentale questione di sicurezza».
Renato Torlaschi
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