Pit salute, su accesso farmaci, in aumento segnalazioni carenze in farmacie
Migliora complessivamente l'accesso ai farmaci (4,5% di segnalazioni nel 2013 contro il 6,5% nel 2012) e, al suo interno, anche il dato sui farmaci non disponibili (21,6% del 2013 contro il 23,8%) ma, da un'analisi nel dettaglio, si riscontra un aumento nella casistica dell'assenza del medicinale in farmacia (36,4% contro 34,5%). Mentre risulta in miglioramento tra il 2012 e il 2013 l'aspetto dei ritardi nell'erogazione dei farmaci ospedalieri (13,6% contro 17,2%). Sono questi alcuni degli aspetti che emergono dal rapporto Pit salute 2014 del Tribunale del malato-CIttadinanzattiva su oltre 24mila segnalazioni giunte nel 2013. Il quadro che emerge è quello di un cittadino sempre più in difficoltà ad accedere, anche economicamente, alle cure, tanto che come sottolineato nel comunicato stampa la malpractice (15,5% vs 17,7%), per anni il primo problema, è scesa al terzo posto, superata dal problema dell'accesso alle prestazioni, al primo posto (con il 23,7% delle segnalazioni contro le 18,4% dell'anno prima) e dell'assistenza territoriale (15,6% vs 15,3%). Per numero, le segnalazioni che riguardano i farmaci ricoprono il settimo posto della classifica complessiva e segnano un miglioramento: 4,5% contro il 6,5% dell'anno prima. Sul fronte della disponibilità dei farmaci la situazione, stando alle segnalazioni, sembra migliorare, passando al 21,6% del 2013 dal 23,8% dell'anno prima, ma si riscontra un aumento nella casistica dell'assenza del medicinale in farmacia (36,4% contro 34,5%). Aumentano anche le segnalazioni sulle carenze legate alla non commercializzazione del medicinale in Italia (22,7% contro il 20,7%), mentre migliora l'aspetto dei ritardi nell'erogazione dei farmaci ospedalieri (13,6% contro 17,2%). In crescita anche le segnalazioni sui farmaci con note (11,8% vs 7,4%). Per quanto riguarda la spesa per farmaci (49% nel 2013 contro il 45,9% dell'anno prima), il 57,6% delle segnalazioni riguardano prodotti non passati dal Ssn, il 12,1% l'aumento del ticket e il 30,3% la differenza di prezzo tra brand e generico. E dal punto di vista dell'«insostenibilità dei costi per accedere alle cure e ai servizi sanitari», i farmaci mostrano un miglioramento arrivando al 23,5% dal 25,7% del 2012, mentre risultano in aumento le segnalazioni che riguardano la mancata esenzione farmaceutica e diagnostica per alcune patologie rare (6,6% vs 4,8%). In generale, un aspetto importante messo in luce dal rapporto è che «dopo il restringimento del welfare pubblico, anche il welfare privato familiare comincia a mostrare segni di cedimento»: nell'ultimo anno, infatti, «il valore pro-capite della spesa sanitaria privata si è ridotto da 491 a 458 euro all'anno e le famiglie italiane hanno dovuto rinunciare complessivamente a 6,9 milioni di prestazioni mediche private. Tra il 2007 e il 2013 la spesa sanitaria pubblica è rimasta praticamente invariata (+0,6% in termini reali) a causa della stretta sui conti pubblici. È aumentata, al contrario, la spesa di tasca propria delle famiglie (out of pocket): +9,2% tra il 2007 e il 2012, per poi ridursi del 5,7% nel 2013 a 26,9 miliardi di euro. Tre miliardi gli euro spesi dagli italiani per ticket sanitari nel 2013, con un incremento del 25% dal 2010 al 2013 (Corte dei Conti)». E interessante l'analisi, per contro, della spesa dei cittadini: «Dalle segnalazioni emergono alcuni costi medi sostenuti in un anno da una famiglia: 650 europer farmaci necessari e non rimborsati dal Ssn; 901euro per parafarmaci (integratori alimentari, lacrime artificiali, pomate, etc.); 7.390 euro per strutture residenziali o semi-residenziali; 9.082 europer l'eventuale badante; 1.070 euro per visite specialistiche e riabilitative; 537 europer protesi e ausili; 737 per dispositivi medici monouso, vale a dire pannoloni, cateteri, materiali per stomie». Un settore di bisogni che non trova risposta al momento.
Francesca Giani
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