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Politica e Sanità

10 Ottobre 2014

Ddl concorrenza, il Mise getta acqua sul fuoco


«Per ora si tratta di valutazioni informali tra i tecnici del ministero e la discussione è ancora in una fase del tutto preliminare, tanto da non essere arrivata all'attenzione del ministro dello Sviluppo economico». Così dal fronte del Mise si getta acqua sul fuoco dopo la bagarre scatenata dalla fuga di notizie sulla bozza del Ddl concorrenza, alla quale il ministero dello Sviluppo economico starebbe lavorando. A preoccupare la categoria il fatto che il testo, ancora in fase embrionale, faccia riferimento esplicito alle indicazioni dell'Antitrust 2014 e quindi possa indirizzarsi verso una liberalizzazione spinta sia in termini di apertura di sedi farmaceutiche sia di vendita di farmaci. Una possibilità remota, secondo Annarosa Racca che sottolinea come «il sistema italiano vada benissimo, rispetti l'ordinamento Ue e garantisca un'efficiente tutela della salute, con una presenza capillare delle farmacie sul territorio nazionale». In più, continua Racca, «ci sono i concorsi di cui tenere conto, con le relative assegnazioni di sedi, che dalla Toscana alla Puglia hanno cominciato il loro iter». Di tutt'altro tenore la posizione delle parafarmacie che per voce del presidente Davide Gullotta lanciano un appello al premier Matteo Renzi e al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi perché il disegno di legge annuale sulla concorrenza «non si pieghi alla protesta delle lobby». «Se questo governo vuole lasciare il segno e passare alla storia come l'esecutivo che una volte per tutte ha contrastato le lobby e le relative rendite di posizione» dichiara Gullotta, «allora non si annacqui la bozza del Ddl in circolazione e si passi dalle belle parole ai fatti» I nodi da sciogliere nell'attuale sistema di distribuzione del farmaco, secondo le parafarmacie, sono molti: «farmaci uguali ma classificati in modo diverso; prassi consolidate di farmaci di fascia C e A venduti senza ricetta; farmacie rurali non tutelate e soprattutto un sistema che prevede un numero massimo di farmacie sul territorio, l'ereditarietà di un titolo e la non libertà di esercizio della professione per tutti gli altri farmacisti». Ora si tratta di attendere il testo che a breve dovrebbe entrare in una fase più compiuta.

Marco Malagutti

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