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Politica e Sanità

18 Novembre 2014

Lettera alla redazione. Concorso, l'unica discriminante sono i titoli di studio


Spett.le Redazione di "Farmacista 33",
ho letto con stupore le dichiarazioni del dottor Davide Gullotta riportate nel vostro articolo del 14 novembre 2014 e mi trovo costretto ad avanzare alcune critiche verso quanto sostenuto dal collega. In particolare Gullotta sosterrebbe che un concorso effettuato su base meritoria creerebbe l'anomalia che molti dei vincitori sarebbero figli di farmacisti titolari ("Molti dei legittimatissimi vincitori di sede sono figli di farmacisti titolari che erediteranno un'altra farmacia: alla prova dei fatti un concorso su base meritoria, insieme al vincolo di ereditarietà di una concessione statale, crea esattamente questo genere di anomalie"). Quasi a voler sostenere che i figli dei farmacisti titolari siano coloro che all'interno della nostra professione abbiano maggiori meriti.
Anche il sottoscritto ha partecipato ai recenti concorsi per sedi farmaceutiche piazzandosi al primo posto della graduatoria della Regione Toscana ed al dodicesimo posto in quella della Regione Lazio. Posso assicurare di non essere un figlio di farmacista titolare bensì un figlio di farmacista collaboratore che per anni, tra enormi sacrifici, è riuscito a continuare a studiare (specializzazione prima e seconda laurea dopo) lavorando full time per potersi mantenere agli studi. Realtà analoghe potrebbero essere descritte per altri colleghi, conosciuti personalmente e presenti nelle citate graduatorie, che hanno nei loro curriculum persino esperienze lavorative in prestigiosi laboratori di ricerca statunitensi. Risulta quindi evidente che l'unica discriminante tra le prime e le ultime posizioni siano i titoli di studio (seconde lauree, specializzazioni, dottorati di ricerca) e non l'essere figli di farmacisti titolari.
Sarei invece curioso di conoscere l'opinione di Gullotta sulla normativa che ha permesso ai colleghi prestanti servizio nelle parafarmacie di avere diritto alla maggiorazione del 40% sui titoli di servizio rispetto ai colleghi prestanti servizio nelle normali farmacie, aventi evidentemente l'unico demerito di dispensare farmaci.
A mio avviso sarebbe opportuno rallegrarsi quando, purtroppo raramente nel nostro paese, viene seguita la meritocrazia anziché scandalizzarsi quando, sempre più spesso, leggiamo che i nostri giovani più promettenti, scartati dalle istituzioni nazionali, acquisiscono prestigiosi riconoscimenti all'estero.
Per il futuro mi auguro che si abbandonino gli interessi prettamente personali e si riesca a elaborare compattamente all'interno della categoria un progetto di ampio respiro per il futuro della nostra professione.

Pietro Motta
Consigliere dell'Ordine dei farmacisti di Roma

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