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Farmacisti

12 Marzo 2020

Covid-19, farmacisti operatori a rischio contagio: ecco quando scatta sospensione attività. Chieste più tutele


La quarantena prevista in caso di contatti stretti con casi confermati di Covid-19 non si applica agli operatori sanitari, compresi i farmacisti. L'attività è sospesa in caso tampone positivo

In caso di contatto stretto con casi confermati di Covid-19 non scatta la misura della quarantena con sorveglianza attiva per gli operatori sanitari e quelli dei servizi pubblici essenziali, e quindi anche per i farmacisti, mentre la sospensione della attività è prevista solo nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19.
A ribadire il messaggio una circolare di oggi diramata da Federfarma nazionale e contestualmente confermato anche dalla Fofi. Intanto, non cessano le preoccupazioni relative alla tutela degli operatori sul campo, che possono venire a stretto contatto con pazienti affetti. A preoccupare è anche la continuità del servizio farmaceutico.

Farmacisti in quarantena solo se con sindrome respiratoria o test positivo

«L'articolo 7 del decreto legge 14/202» si legge nella circolare diffusa da Federfarma «stabilisce che la misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva non si applica "agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali che vengono sottoposti a sorveglianza. I medesimi operatori sospendono l'attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19". Rientrano in tale previsione i farmacisti e gli operatori delle farmacie in quanto in un presidio sanitario espletano un servizio pubblico essenziale, vale a dire l'assistenza farmaceutica territoriale. Pertanto, la sospensione dell'attività da parte dei farmacisti e degli operatori delle farmacie, ancorché sottoposti a sorveglianza sanitaria, scatta solo nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19».

Aumentano le richieste per servizio a battenti chiusi

Intanto, stanno continuando le richieste che partono dalle rappresentanze dei farmacisti locali per prevedere modalità operative che garantiscano maggiore tutela per i farmacisti a contatto con la popolazione. Nella giornata di oggi, da parte del presidente di Federfarma Palermo, Roberto Tobia, e quello dell'Ordine provinciale dei farmacisti, Mario Bilardo, in una lettera inviata al prefetto di Palermo, Antonella De Miro, è stato fatto «presente che a tutt'oggi non sono stati forniti ai farmacisti e ai loro dipendenti e collaboratori i dispositivi individuali di protezione e che spesso gli spazi di attesa all'interno delle farmacie non consentono di mantenere le distanze di sicurezza fra operatori e pazienti. I farmacisti di Palermo e provincia stanno operando eroicamente 24 ore su 24, tutti sul campo instancabilmente e senza soluzione di continuità, rischiando in prima persona di contrarre il virus pur di non fare mancare a tutti i cittadini i servizi fondamentali per la salute in questo momento di grave emergenza sanitaria. Nessun farmacista si è tirato indietro di fronte al dovere professionale di garantire la dispensazione dei farmaci, nonostante manchino le mascherine e spesso sia impossibile mantenere al banco la distanza minima di un metro tra farmacista e cittadini. Questo accade soprattutto nelle piccole farmacie e in quelle rurali che rappresentano ormai l'unico presidio del Servizio sanitario nazionale rimasto aperto nelle aree montane, interne e periferiche prive di qualsiasi altra struttura di assistenza alla salute». «Come segretario nazionale di Federfarma» aggiunge Tobia «sono in stretto raccordo con la Protezione civile nazionale per fare arrivare il prima possibile una fornitura di mascherine, ma è necessario intanto evitare il più possibile ogni rischio di contagio ad una categoria fortemente provata e che non avrebbe possibilità di garantire il servizio in caso di quarantene». Da qui la richiesta: «Chiediamo, per limitare i rischi di contagio da Covid-19 che costringerebbero le stesse farmacie a chiudere, l'adozione di un provvedimento di massima urgenza che consenta alle farmacie di potere svolgere il servizio anche a battenti chiusi sino al termine dell'emergenza sanitaria in corso».

Di recente anche dagli Ordini dei farmacisti della Sardegna è partita analoga richiesta rivolta alle istituzioni locali: «Ribadiamo la nostra preoccupazione sull'elevato livello di sovraesposizione dei farmacisti e dei loro collaboratori al rischio del contagio. Non sfuggono alle SS.LL., infatti, le ricadute negative che avrebbe sulla vita delle persone e le conseguenze devastanti sul sistema sanitario l'ipotesi di un test positivo al Covid-19 per farmacisti e loro collaboratori. Non va trascurato, inoltre, che in base alle misure per il contenimento del contagio da Covid-19 adottate dalle competenti Autorità e delle disposizioni impartite ai pazienti/utenti di rimanere il più possibile nel proprio domicilio e, in caso necessità, di privilegiare la consultazione telefonica con i servizi di assistenza dedicati o con il medico di medicina generale o con il pediatra di libera scelta, la Farmacia resta il presidio sanitario territoriale a cui fare riferimento per l'approvvigionamento dei medicinali necessari e per l'attività di "porta d'ingresso" al Servizio sanitario. Alla luce di quanto esposto chiediamo l'adozione con carattere di urgenza di apposite disposizioni per stabilire in modo omogeneo sull'intero territorio regionale e con gradualità applicativa rapportata alla diffusione dei casi di contagio:
- le modalità per la protezione dei farmacisti e dei loro collaboratori, atteso il livello di maggiore esposizione al rischio di contagio;
- la dotazione ai farmacisti e ai loro collaboratori di dispositivi di protezione individuale (mascherine, camici e guanti);
- l'accesso al servizio farmaceutico con modalità atte a evitare assembramenti e garantire una distanza minima di sicurezza, ricorrendo a norme derogatorie della L.R. 12/1984 per consentire, in via straordinaria e limitata al periodo di durata dell'emergenza, l'erogazione del servizio a "battenti chiusi", in analogia con quanto già stabilito nella Regione Lombardia».

"Proteggere operatori sanitari serve a tutelare i cittadini"

Tali preoccupazioni sono sentite e ribadite in modo particolare anche dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, che, in una lettera alle Istituzioni, lancia un nuovo grido di allarme per dotare i medici ospedalieri e del territorio che stanno a stretto contatto con i pazienti di dispositivi di protezione individuale. In particolare, «vorremmo far rilevare che in molte zone il numero dei medici infettati sta diventando significativo. Da segnalazioni giornalistiche, in Lombardia vi sarebbero centinaia di professionisti della salute contagiati e nel bergamasco il numero dei medici infettati ha superato le 50 unità. I medici contagiati devono essere considerati "super diffusori" di malattia nei confronti di una popolazione particolarmente fragile quali sono i cittadini che si rivolgono al servizio sanitario». Dalla Fnomceo viene quindi data disponibilità «a organizzare la distribuzione dei presidi sanitari di protezione individuale, attraverso gli Ordini provinciali» secondo criteri di reale «necessità». Tra le altre proposte, la «sospensione dell'accesso libero dei pazienti negli ambulatori, la riorganizzazione dell'accesso esclusivamente per appuntamento, consentendolo, tra l'altro, soltanto per i casi non differibili, previo contatto telefonico». Si tratta, conclude, di «consentire ai professionisti di cautelare innanzitutto se stessi per continuare a costituire una risorsa per il Paese oggi più che mai indispensabile.

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, FARMACISTI E EMERGENZE, FARMACISTA, CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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