Covid-19, 100mila medici: trattare i pazienti su territorio il prima possibile
Dispositivi di protezione, tamponi e trattamento precoce dei pazienti a fronte di un rafforzamento del territorio per non vanificare l'abnegazione di medici e personale sanitario. È quanto chiede un gruppo di circa 100.000 Medici
Dispositivi di protezione, tamponi e trattamento precoce dei pazienti a fronte di un rafforzamento del territorio per non vanificare l'abnegazione di medici e personale sanitario. È quanto chiede un gruppo di circa 100.000 Medici, di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi per tutta Italia, nato in occasione di questa epidemia, in una lettera aperta al Ministro della Salute, pubblicata sui social da Medici italiani gruppo Covid 19. Da quasi 2 mesi, scrivono, il gruppo "sta scambiando informazioni e siamo pressoché giunti alle stesse conclusioni: i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in rianimazione".
Le richieste dei medici
In merito alla patologia scrivono: "Si è arrivati a capire probabilmente la patogenesi di questa polmonite, con una cascata infiammatoria scatenata dal virus attraverso l'iperstimolazione di citochine, che diventano tossiche per l'organismo e che aggrediscono tutti i tessuti anche vascolari, provocando fenomeni trombotici e vasculite dei diversi distretti corporei, che a loro volta sono responsabili del quadro variegato di sintomi descritti". Il Gruppo condivide gli appelli promossi per chiedere i tamponi per il personale sanitario, i dispositivi di sicurezza per tutti gli operatori, "che spesso hanno sacrificato la loro vita, pur di dare una risposta ai pazienti, non si sono tirati indietro, nessuno. Proprio per non vanificare l'abnegazione di medici e personale sanitario - aggiungono - chiediamo di rafforzare il territorio, vero punto debole del servizio sanitario nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 marzo, definite Usca, di essere attivate immediatamente in tutte le regioni, in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell'esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall'Aifa". "Siamo giunti alla conclusione - prosegue la lettera - che il trattamento precoce può fermare il decorso dell'infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere l'epidemia. Il riconoscimento dei primi sintomi, anche con tamponi negativi (come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza Clinica, e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o TC, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la Clinica, ma che non la sostituiscono. Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora col distanziamento sociale, non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d'urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi. La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati è oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il lock down".
La risposta del ministro Speranza
Alla lettera arriva la risposta dal ministro della Salute Roberto Speranza, che commenta: «Sono condivisibili i contenuti della lettera scritta in questi giorni sui social da un gruppo di medici. Molti dei temi avanzati si inseriscono nella strategia in 5 punti che stiamo portando avanti, dalla necessità di garantire dispositivi di protezione individuale al personale sanitario alla realizzazione di Covid-Hospital per consentire alle altre strutture di operare in sicurezza, dalla App per il tracciamento all'indagine di sieroprevalenza. Ritengo anche cruciale il tema del territorio e le squadre speciali Usca, citate nella lettera, sono uno degli strumenti che abbiamo già messo in campo. Ministero della Salute ed Aifa stanno lavorando a pieno regime anche per individuare le diagnostiche e le terapie più efficaci e portarle a domicilio è sicuramente una delle strade da percorrere».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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