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04 Maggio 2020

Covid-19. Dati Istat-Iss: mortalità incrementata. Italia divisa in tre


Nel periodo che va dal 20 febbraio al 31 marzo 2020 i decessi registrati sono stati 90.946 contro i 65.592 della media dello stesso periodo del quinquennio 2015-2019. I dati del Rapporto Istat e Iss

Nel periodo che va dal 20 febbraio, data del primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata, al 31 marzo 2020, i decessi registrati sono stati 90.946 contro i 65.592 della media dello stesso periodo del quinquennio 2015-2019: l'eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). Questo il dato che emerge dal Rapporto prodotto dall'Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) che riporta i dati di mortalità totale riferiti a 6.866 comuni (87% dei 7.904 complessivi) per la "prima volta riferiti a un numero così consistente di comuni".

L'eccesso di mortalità per uomini di 70-79 anni

Secondo l'Istat, "esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per i quali possiamo, con i dati oggi a disposizione, solo ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (nei casi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni possibile conseguenza della malattia scatenata dal virus in persone non testate come accade per analogia con l'aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza), ed infine una mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette".
In Italia dal 20 febbraio, data di inizio dell'epidemia, fino al 28 aprile 2020 sono stati segnalati al sistema di Sorveglianza nazionale integrata, 199.740 casi positivi di Covid-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionale, di cui 113.312 fino al 31 marzo 2020.
Il 52,7% dei casi (104.861) è di sesso femminile. L'età mediana è di 62 anni (range 0-100). Nelle fasce di età 0-9 anni, 60-69 e 70-79 anni si osserva un numero maggiore di casi di sesso maschile. Nella fascia di età >90 anni, il numero di soggetti di sesso femminile è più del triplo rispetto a quello di soggetti di sesso maschile probabilmente dovuto alla netta prevalenza di donne in questa fascia di età. La letalità è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia 0-19 anni. Nel 34,7% dei casi segnalati viene riportata almeno una co-morbidità (una tra: patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, patologie oncologiche, obesità, patologie renali o altre patologie croniche).
L'eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 anni: i decessi aumentano di circa 2,3 volte tra il 20 febbraio e il 31 marzo; segue la classe di età 80-89 (quasi 2,2 volte di aumento). L'incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età. Raggiunge il 20% in più della media degli anni 2015-2019 alla fine di marzo, tanto per la classe di età 70-79 che per la 90 e più.

Mortalità, Italia divisa in tre

L'andamento della mortalità totale associato al Covid-19 è stato studiato rispetto alla distribuzione dei casi per infezione da Sars-CoV-2, e alla sua distribuzione differenziale sul territorio. Ed è stato possibile distinguere le province in tre classi di diffusione dell'epidemia.
Il 91% dell'eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale si concentra nelle aree ad alta diffusione: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. In queste province i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati nel mese di marzo 2020 rispetto alla media riscontrata a marzo nel quinquennio 2015-2019. Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo 2020 i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituito dai morti positivi al Covid-19 (12.156). All'interno di questo raggruppamento, le province più colpite dall'epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).
Nelle aree a media diffusione, 1.778 comuni, 35 province prevalentemente del centro-nord, l'incremento dei decessi per il complesso delle cause è molto più contenuto: da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019); il 47% è attribuibile ai morti positivi al Covid-19 (1.151).
Nelle aree a bassa diffusione, 1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno, i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell'1,8% rispetto alla media del quinquennio precedente (2015-2019).

TAG: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITà, ISTAT, CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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