Il Movimento nazionale liberi farmacisti rivendica il diritto di coloro che hanno prestato servizio dietro il bancone di farmacie e parafarmacie durante l'emergenza, a usufruire anch'essi dei 50 crediti formativi
«Tutti i farmacisti - quelli che operano nelle farmacie e quelli che operano nelle parafarmacie - hanno fornito il loro contributo prezioso e continuano a farlo, nella lotta alla pandemia, con un numero elevato di contagiati e di vittime. Ruolo riconosciuto dal fatto che come servizi essenziali sono stati sempre aperti in tutto il periodo del lockdown». Così, in una nota ufficiale, il Movimento nazionale liberi farmacisti, che rivendica il diritto di coloro che hanno prestato servizio dietro il banco in questi mesi drammatici a usufruire anch'essi dei 50 crediti formativi annuali che sono richiesti dalla formazione continua, come previsto dal decreto Scuola per altri professionisti sanitari e sociosanitari.
Estendere il riconoscimento a tutti i sanitari
L'esclusione di tutti i dipendenti di farmacia e di tutti i titolari e dipendenti di parafarmacia è dovuta al fatto che, come sintetizza il Mnlf, «le farmacie non sono strutture accreditate, ma convenzionate, i dipendenti, essendo tali, non sono liberi professionisti e le parafarmacie non rientrano nei casi previsti». Sbagliato ridurre il sistema sanitario a una questione formale di accreditamento, visto che «al suo funzionamento per tutta la pandemia hanno contribuito migliaia di professionisti non organici al sistema che ne hanno garantito la tenuta. Per tale motivo il Movimento nazionale liberi farmacisti e la Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane chiedono alla Commissione nazionale Ecm di estendere tale riconoscimento a tutti i sanitari, indipendentemente dal loro rapporto e inquadramento diretto o indiretto nel Ssn».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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