Uso farmaci in gravidanza, Aifa: prescritti a 7 donne su 10. Trend in crescita da monitorare
di Simona Chirico
L'uso dei farmaci in gravidanza è molto frequente e ha registrato un incremento negli ultimi anni: il 73% delle donne ha ricevuto almeno una prescrizione durante la gravidanza. I dati del rapporto Osmed
L'uso dei farmaci in gravidanza "è molto frequente e ha registrato un incremento negli ultimi anni": il 73% delle donne ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci durante la gravidanza, tra i più prescritti eparina e antiaggreganti, antibiotici, progestinici e anti-acidità di stomaco. È quanto emerso dal primo Rapporto nazionale sull'uso dei farmaci in gravidanza realizzato Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali (Osmed) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e presentato oggi a Roma.
Più farmaci con l'aumentare dell'età materna
Importante anche la prescrizione post-gravidanza: il 59% ha assunto farmaci nei tre trimestri successivi al parto. Un po' in tutte le regioni il trend cresce con all'aumentare dell'età materna, Lombardia e Veneto sono le regioni con percentuali minori di prescrizioni. Nella popolazione straniera, le donne a parità di condizione, hanno registrato una prevalenza d'uso di farmaci generalmente minore rispetto alle italiane. L'uso dei farmaci in gravidanza "è molto frequente e ha registrato un incremento negli ultimi anni" hanno detto gli esperti, ma può avere "esiti sullo stato di salute, anche a lungo termine, sia delle donne che dei bambini". Per questo, lo studio ha analizzato attraverso i flussi informativi sanitari regionali relativi ai dati di 449.000 donne che hanno avuto un parto tra aprile 2016 e 31 marzo 2018 in 8 regioni rappresentative del territorio.
I farmaci più prescritti in gravidanza
Tra i farmaci più prescritti in gravidanza vi sono eparina e altri antiaggreganti piastrinici (47,9). Seguono antibiotici per uso sistemico (33,2%), ormoni sessuali come i progestinici (20,8%), farmaci per contrastare l'acidità di stomaco (12,1%) e ormoni sintetici, come quelli per la tiroide. Mentre rispetto ai principi attivi, quelli più utilizzati in gravidanza sono l'acido folico per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale (34,6%), il progesterone (19%), integratori di ferro contro l'anemia (18,8%) e antibiotici (11,5%). La prescrizione di antidepressivi è bassa, con una diminuzione tra il primo trimestre e quelli successivi. "I farmaci a maggior rischio di inappropriatezza prescrittiva - spiega Aifa - sono i progestinici per la prevenzione dell'aborto spontaneo e gli antibiotici, quest'ultima in parte determinata dalla profilassi antibiotica prima dell'amniocentesi, pur in assenza di raccomandazioni condivise che la sostengano".
"Mi fa molto piacere introdurre questo Rapporto - commenta in apertura il Direttore Generale dell'AIFA Nicola Magrini - l'ultimo nuovo arrivato nella storica collana dei rapporti OsMed, l'Osservatorio AIFA sull'impiego dei medicinali che da ormai venti anni rappresenta il principale strumento di monitoraggio dei consumi e della spesa dei medicinali sul territorio nazionale. Il Rapporto sull'uso dei Farmaci in gravidanza - continua il DG - è speciale e segna una svolta nell'utilizzo dei dati, perché interroga e lega database di diversa natura sfruttando un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, gruppi di lavoro e ricercatori. Un'interazione che auspico possa crescere da questa prima esperienza di successo, per favorire l'evoluzione di un modello standard che grazie all'integrazione e al rafforzamento delle banche dati nazionali e regionali possa consentire studi di esito grazie a dati incrociati e di qualità".
"Gli obiettivi del Rapporto - ha affermato Francesco Trotta, dirigente del settore HTA ed economia del farmaco e dell'Ufficio Monitoraggio della spesa farmaceutica e rapporti con le Regioni di AIFA- sono il monitoraggio e l'analisi delle prescrizioni in gravidanza e della varietà delle pratiche prescrittive tra regioni e in sottogruppi di popolazione. Grazie al Rapporto è nata una rete tra istituzioni centrali, Regioni, accademia e clinici, una infrastruttura che è adesso a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale. Lo studio costituisce inoltre un patrimonio informativo da utilizzare sul territorio per modificare pratiche cliniche inappropriate".
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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