Tamponi antigenici in farmacia, accelerata delle Regioni. Da Trento proposta di farli senza infermiere
di Lara Figini
In merito alla possibilità di fare tamponi rapidi antigenici in farmacia lanciata dal ministro della Salute Roberto Speranza, si sono registrate aperture a livello locale
In merito alla possibilità di tamponi rapidi antigenici in farmacia, lanciata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza, nel corso dell'incontro con le Regioni, si sono registrate aperture a livello locale. Dal Lazio è stato sottolineato che «sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl», mentre dalla Provincia di Trento è stata avanzata la proposta che a farlo sia direttamente il farmacista, che andrà formato. Resta, in ogni caso, da definire e gestire il tema della sicurezza.
Lazio: in corso approfondimenti su sicurezza e trasmissione dati
La proposta per un possibile coinvolgimento delle farmacie nell'effettuazione dei tamponi antigenici rapidi è stata ribadita anche oggi dal sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, come riferiscono le agenzie: «Si sta facendo un'enorme quantità di tamponi: siamo passati da 25.000 tamponi a 170-180.000 al giorno e arriveremo oltre i 200.000. In questo momento mi risultano acquistati 10 milioni di tamponi tra il bando che ha chiuso il Veneto che era capofila per varie Regioni e i 5 milioni di tamponi acquistati dal commissario Arcuri. Stiamo poi definendo l'accordo con i medici di medicina generale e ci potrebbe essere l'apertura alle farmacie». A livello regionale, già durante l'incontro di ieri, diversi assessori presenti hanno spinto sulla proposta, dalla Lombardia all'Umbria, e, intanto, dal Lazio, in una nota di oggi, viene fatto il punto sul percorso da seguire, tra sicurezza e trasmissione dei dati: «Ci sono due novità importanti» ha detto l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, «la prima riguarderà la possibilità per i medici di medicina generale che hanno aderito al bando regionale di eseguire i tamponi rapidi antigenici in sicurezza presso i loro studi. Sarà un servizio gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal Sistema sanitario regionale. I medici che hanno aderito e sottoscriveranno il profilo di sicurezza sono più di 300 e circa 40 le Unità di cure primarie e partiranno dalla prossima settimana. L'altra novità consiste nella volontà che abbiamo espresso ieri nel confronto con il governo di far eseguire i tamponi rapidi antigenici anche dalla rete delle farmacie del Lazio. Sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl. In questo caso l'onere sarà a carico dei cittadini. Queste due scelte serviranno ulteriormente ad ampliare la possibilità di fare screening attraverso l'utilizzo dei test antigenici».
Tra i nodi, la reperibilità dell'infermiere: da Trento proposta per superarne la presenza
Una ulteriore proposta, che si pone l'obiettivo di risolvere la problematica relativa al fatto che non sempre si riesce a reperire l'infermiere, parte dalla Provincia autonoma di Trento: «Qui», spiega in una nota il presidente Maurizio Fugatti, «sono già partite due sperimentazioni, con due farmacie che hanno aderito». Per ora si tratta di una «sperimentazione» che vede «la presenza dell'infermiere», in modalità drive-in. «La nostra intenzione è di allargare questa sperimentazione, anche perché ci sono altre farmacie che ci hanno dato la loro disponibilità. Ma trovare infermieri è difficile. Abbiamo quindi chiesto al Ministero di consentire ai farmacisti di partecipare a una formazione che consenta loro di effettuare poi i tamponi. Il ministro Speranza ci ha risposto positivamente». Occorrerà definire percorsi, procedure, requisiti e paletti. Ora, «attendiamo l'atto ufficiale per procedere in questa direzione».
Resta la criticità da gestire di prevenire il contagio di personale e operatore
Resta a ogni modo da affrontare la tematica della sicurezza, sia nella presenza dei pazienti in farmacia - è di ieri l'allarme lanciato dalla Ats Milano sul fatto che i contagi possano avvenire anche nelle code in attesa del tampone - sia per la tutela dell'operatore. Sul punto va registrata anche la lettera che qualche giorno fa la Fp Cgil, il sindacato della funzione pubblica, ha indirizzato al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al direttore generale dell'Inail, Giuseppe Lucibello, per segnalare come stiano crescendo i contagi nei laboratori pubblici interessati dal tracciamento del Covid-19 e per chiedere porre in essere le necessarie azioni correttive: «Ribadiamo che chiunque eseguirà i tamponi dovrà poterlo fare in luoghi appropriati e sicuri, dotato di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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