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17 Dicembre 2020

Vaccinazioni in farmacia, dibattito aperto. Cricelli (Simg): farmacista non può fare da solo


Il dibattito è aperto sulla farmacia come parte attiva della rete di distribuzione e somministrazione dei vaccini. Dai medici il monito: somministrare vaccini non fa parte del percorso clinico del farmacista

La farmacia parte attiva della rete di distribuzione e somministrazione dei vaccini: il dibattito è aperto e la richiesta viene in primo luogo dai farmacisti. Proprio pochi giorni fa, alla Camera è stato accantonato, per il momento, un nuovo emendamento alla Finanziaria 2021 a firma del deputato Marcello Gemmato FdI teso ad aprire alle vaccinazioni antinfluenzali e anti-Covid. Farmacie e farmacisti ribadiscono la disponibilità a essere maggiormente coinvolti: è di ieri la dichiarazione di Roberto Tobia, segretario di Federfarma, riportata dall'house organ del sindacato che richiama a quanto già accade in Europa, in particolare «in Gran Bretagna, dove sono state coinvolte le farmacie anche per la fase di somministrazione del vaccino. In Portogallo, Francia, Germania, Danimarca e Paesi scandinavi, il farmacista ha un ruolo attivo che alleggerisce la macchina delle vaccinazioni supportando l'intero sistema sanitario alle prese con un'opera di immunizzazione senza precedenti. Le farmacie, in prima linea dall'inizio della pandemia, - ha sottolineato Tobia - sono disponibili ad assumere questo ruolo al fianco delle altre professioni sanitarie».
A tornare sul tema è anche Doctor33, quotidiano rivolto alla classe medica, che richiama quanto affermato a FarmacistaPiù da Pierluigi Lopalco epidemiologo e assessore alla sanità pugliese. L'atto riservato al medico, aveva sottolinea Lopalco, è la sola prescrizione del vaccino, mentre la vaccinazione è atto sanitario, da coltivare tanto più in quanto quest'anno «stiamo assistendo a scene paradossali di utenti che prendono d'assalto fisicamente gli ambulatori medici». A Lopalco replica Claudio Cricelli medico di famiglia e presidente della Società italiana di medicina generale: somministrare vaccini non fa parte del percorso clinico del farmacista bensì delle competenze mediche, o infermieristiche.

La replica dei medici

Lopalco aveva sottolineato i vantaggi riscontrati in altri 12 paesi europei nei quali la somministrazione del vaccino è stata affidata anche a figure non mediche: «Il nostro sistema è in sofferenza e non è riuscito a far distribuire ai medici le dosi necessarie nel tempo necessario. Se la distribuzione fosse stata fatta attraverso le farmacie, sarebbe stata sicuramente più morbida. Del vaccino antinfluenzale conosciamo bene i profili di sicurezza. È ora di interessare la rete delle farmacie». Aspetti su cui Cricelli ribatte: «Esistono paesi dove è sviluppata la Clinical Pharmacy, un istituto previsto per legge che attribuisce ai farmacisti precise competenze ma anche responsabilità. Per innestare la novità in Italia andrebbe previsto un cambio di stato giuridico e di competenze del farmacista con una modifica nel corso di studi che lo trasformasse in farmacista clinico o farmacista medico». Solo la legge può formalizzare il cambiamento culturale. «Ricordo - dice Cricelli - come qualche anno fa un paziente sia morto nello studio di un medico durante la somministrazione di un vaccino antinfluenzale e da qui si sia innescata una spirale che portò da una parte alla sospensione dei vaccini di quel produttore da parte Aifa e dall'altra, per il medico, all'interrogatorio dei carabinieri. A posteriori si verificò che le cause di morte non erano legate al vaccino. Ma se il paziente ha un effetto avverso immediato, chi controlla in farmacia? E se ha una reazione anche successiva, il farmacista come si muove, come si difende? Ha un'assicurazione? È previsto per lui un profilo di responsabilità come per il medico? E ancora: ha una cartella clinica dov'è è incluso e trascritto l'atto di somministrazione del vaccino, o si chiude tutto nell'ambito della transazione economica?»

Le possibilità dell'infermiere

Il vaccino come atto clinico interessa altre professionalità che possono praticarlo in farmacia. Per gli infermieri non c'è una preclusione di legge come per i medici. «Qui in effetti siamo di fronte a una figura sanitaria con competenze cliniche - osserva Cricelli - che può procedere ad immunizzazioni o all'esecuzione di tamponi Covid poiché ha una specifica finalizzazione nello status che il farmacista nel suo percorso formativo non ha».

Boom della domanda

Dopo il Covid, ha aggiunto Lopalco nell'evento Edra, la richiesta vaccinale è molto aumentata, ed è triplicata la dose di vaccini antinfluenzali chiesti in Puglia rispetto agli altri anni. C'è stato un boom, e non solo tra le nuove classi d'età tutelate (60-64 anni). Conferma Cricelli: «La pandemia ha portato molti giovani a premunirsi contro l'influenza, cosa che prima non facevano, e in generale contro il rischio di una febbre e di sintomi simil influenzali associabili alla possibilità di approdare per accertamenti in un ospedale dove esiste un rischio percepito elevato di infettarsi pure con il Covid. È una reazione istintiva a un pericolo generico ma percepito come vicino. Volendo, ha una ricaduta positiva: più dosi di vaccini per i medici di famiglia, che li somministrano puntualmente, tutti, a chi ha bisogno».

TAG: VACCINAZIONE, FARMACISTI, VACCINAZIONE IN FARMACIA, FARMACISTA

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