Vaccini, anche Moderna annuncia tagli. Arcuri: preoccupano effetti. Sostegno a produzione italiana
Moderna annuncia un taglio nelle consegne di vaccino: nella settimana del 9 febbraio verranno consegnate 132mila dosi invece delle 166mila previste, il 20% in meno
Nella settimana del 9 febbraio verranno consegnate 132mila dosi invece delle 166mila previste, pari al 20% in meno. Dopo Pfizer e AstraZeneca, anche Moderna annuncia un taglio nelle consegne di vaccino. A dirlo, nella Conferenza stampa di oggi, Domenico Arcuri, commissario straordinario per l'emergenza. «La nostra preoccupazione aumenta. Quasi ogni giorno le previsioni sull'andamento e la durata della campagna vaccinale nel nostro Paese subiscono una rettifica, a causa di riduzioni unilaterali della fornitura», che avvengono «senza avvisarci». Dal 5 «al 15 gennaio - giorno in cui Pfizer ha annunciato i primi ritardi - venivano somministrati 81.545 vaccini al giorno, ponendoci come primo Paese in Europa, con 200.000 dosi in più della Germania. Dal giorno successivo, il 16, al 25 gennaio, abbiamo raggiunto quota 39.271, meno della metà, portando l'Italia ad aver somministrato oltre 400.000 in meno della Germania e 4000 in meno della Turchia. Ci mancano almeno 300.000 dosi che avremmo dovuto ricevere e al riguardo sono state avviate tutte le azioni possibili a tutela della salute degli italiani», anche perché «i vaccini sono il bene più importante per uscire da questa notte».
Arcuri: sosterremo vaccino italiano
Anche alla luce di questa situazione «abbiamo deciso di sostenere il vaccino italiano, a cui sta lavorando ReiThera. È un candidato promettete, che ha superato bene la fase 1 e che sta avviando la fase 2 e 3. Faremo uno sforzo perché possa presentare presto i documenti necessari alle Autorità regolatorie italiana ed europea per l'autorizzazione». Tra gli obiettivi che ci si pone, con queste e altre operazioni di sostegno, di cui «daremo comunicazione», c'è «quello di dotare il nostro Paese di una rete di sperimentazione e sviluppo diversa dalla precedente e in grado di arrivare a un livello accettabile di produzione autoctona di vaccini e farmaci anti Covid. Questo non solo per l'Italia: gli acquisti centralizzati dell'Unione europea sono stati una bella pagina che non va interrotta. L'auspicio è di poter contribuire anche noi alla sua scrittura».
Ue: nel contratto con AstraZeneca ci sono ordini vincolanti
Intanto, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha detto che «il contratto tra l'Ue e AstraZeneca è chiarissimo, ci sono ordini vincolanti». Secondo quanto riferiscono le agenzie, «si prevedono quantità di consegna chiare per il quarto trimestre del 2020 e per il 2021, sottolineando che nel documento vengono menzionati anche due stabilimenti in Gran Bretagna destinati alla produzione del vaccino per l'Ue. Il modo in cui sono gestiti dipende da loro». La clausola del «massimo sforzo possibile non esiste, era applicabile solo fintanto che non era chiaro se la casa farmaceutica potesse sviluppare un vaccino. Quel tempo è ormai passato. Il vaccino c'è».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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