Remunerazione aggiuntiva, Cossolo: riconosciuto atto professionale. Strada per riforma strutturale
Intervista a Marco Cossolo (Federfarma): la remunerazione aggiuntiva per le farmacie è un importante passo verso il riconoscimento dell'atto professionale
Lo schema di Decreto del Ministero della Salute, relativo alla remunerazione aggiuntiva per le farmacie, prevista in via sperimentale per il 2021 e il 2022 dal cosiddetto Decreto Sostegni, rappresenta un importante passo verso il riconoscimento dell'atto professionale ed è di fatto una misura ponte per arrivare a una riforma strutturale, entro il 2022, della remunerazione. Ora, le prossime sfide della farmacia sono quelle relative alla sanità territoriale e di prossimità. A fare il punto è Marco Cossolo, presidente di Federfarma, in una videointervista a Farmacista33.
Cossolo: Dm Speranza è misura ponte. Entro 2022 ci sarà la riforma
Con il Decreto Ministeriale sulla remunerazione aggiuntiva - su cui oggi «dovrebbe esserci l'analisi del Tavolo Tecnico e che, successivamente, approderà in Conferenza Regioni -, viene riconosciuto» non solo il problema della «sostenibilità» delle farmacie, con «la necessità di dare nell'immediato un margine integrativo», ma anche le criticità «dell'attuale sistema a percentuale sul prezzo del farmaco, che non è più sufficiente a garantire una giusta remunerazione professionale». Non a caso, caratteristica principale della remunerazione aggiuntiva è che si tratta di un meccanismo «svincolato dal costo del farmaco», che si connota invece come «un riconoscimento dell'atto professionale». Oltre a questo punto, è prevista, poi, un'ulteriore quota per incentivare la dispensazione di farmaci a più basso costo, «di prezzo pari a quello di riferimento», nonché un «riconoscimento dell'importante ruolo delle farmacie più periferiche, che garantiscono un reale sostegno ai cittadini». L'aspetto più rilevante, tuttavia, è che si tratta di «una misura ponte per arrivare, entro il 2022, a una riforma strutturale della remunerazione. Nella norma che sottostà al provvedimento del ministro Speranza - il Decreto Sostegni - c'è, infatti, un impegno chiaro verso un cambiamento definitivo» dell'assetto remunerativo. D'altra parte, «tale passaggio intermedio è stato necessario», in quanto «non c'erano tutte le condizioni per arrivare sin da subito a chiudere la riforma: per fare in modo che nessuna Regione, data la diversa configurazione geografica, ci rimetta, ma anzi che tutte ci guadagnino almeno un po', sono necessari 250 milioni di euro su base annua». A ogni modo, i principi guida per la nuova remunerazione saranno, come già emerso, di prevedere «una quota percentuale per coprire i costi inerenti allo stoccaggio e alla consegna dei farmaci e una quota fissa per remunerare l'onorario professionale della farmacia».
Dal prelievo di sangue capillare ai vaccini: il volto della nuova farmacia
Al di là della tempistica, il provvedimento «è la dimostrazione che c'è un cambiamento verso la farmacia, un nuovo riconoscimento del suo ruolo». E, per Cossolo, «questo è stato possibile solo grazie all'impegno dei colleghi, che durante la pandemia - ma anche in precedenza - hanno dato davvero prova di quanto le farmacie siano insostituibili». La farmacia «sta finalmente ridisegnando la propria identità, passando dall'essere una attività che ruota attorno al prodotto e al consiglio a una farmacia della persona, con i pazienti al centro». Momento cruciale è stata la Legge Bilancio 2021 «che ha dato al farmacista la possibilità di effettuare il prelievo di sangue capillare, tamponi e vaccini, consentendo, fattivamente, un ruolo sanitario e professionale e introducendo a pieno titolo la farmacia nell'ambito delle procedure di screening».
Case della salute: la sfida è nell'integrazione
Ora all'orizzonte c'è un'altra sfida: «Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) si entra nel merito della riforma della sanità territoriale». Da un lato c'è «un finanziamento per le farmacie rurali, che a nostro avviso è importante, perché le mette nelle condizioni di effettuare una dispensazione attiva dei farmaci, il monitoraggio delle patologie, la telemedicina, ecc.» e, dall'altro, c'è da riempire il capitolo delle cure di prossimità. «L'attenzione di molti in questo momento è focalizzata sul tema delle case della salute. Ma la questione non è se debbano o no esserci, quanto piuttosto che prestazioni offrano», cioè se «la presa in carico del cronico avvenga anche dal punto di vista delle terapie, con una dispensazione diretta di tutti farmaci. E questo, se analizziamo i numeri, lo ritengo improbabile. Allora la sfida è» prendere in carico il paziente «fino al suo domicilio. Non sono d'accordo con chi ritiene che ci sia competitività tra farmacisti, medici di medicina generale e infermieri. Solo un approccio di sintesi può dare risposta al territorio». Ma per essere pronte «le farmacie devono sempre più essere, anche in termini strutturali e di investimenti, presidi sanitari, per assistere il paziente con prestazioni di prima istanza e intercettare le patologie».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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