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08 Settembre 2022

Crisi energia, le misure per contenere costi e consumi. Le ricadute sulle farmacie


È stato pubblicato ieri dal ministero per la Transizione ecologica il Piano nazionale di contenimento dei consumi nazionali di gas che dovrà essere recepito in un decreto ministeriale


L'obiettivo, nel medio termine, è di contenere i consumi di gas a livello Paese e alcune delle misure con cui attuarlo sono riportate in un Piano nazionale che confluirà in un Decreto ministeriale entro la fine di settembre. Misure, queste, che ricadono sulle attività residenziali e commerciali ma che avranno, al contempo, l'effetto di contenere i costi delle bollette. Anche perché le preoccupazioni per imprese e lavoratori non mancano.

Crisi energetica, il Piano per ridurre i consumi di gas tocca le farmacie

È stato pubblicato dal ministero per la Transizione ecologica il Piano nazionale di contenimento dei consumi nazionali di gas che dovrà essere recepito in un decreto ministeriale operativo entro fine settembre, così da "ridurre i rischi connessi a una potenziale interruzione totale dei flussi dalla Russia durante il prossimo inverno nonché rispondere alle richieste europee in termini di riduzione dei consumi per il periodo 2022-2023". Si tratta di una prima previsione di misure relative alle utenze residenziali, commerciali e uffici, che, insieme alla massimizzazione della produzione di energia elettrica da combustibili diversi dal gas, potrebbero portare ad un potenziale risparmio di circa 5,3 miliardi di Smc di gas. Il pacchetto, che serve in via transitoria a preservare le riserve disponibili, in attesa che siano pienamente operativi i nuovi canali di importazione di gas, va a integrare il piano di diversificazione energetica già messo in atto dal Governo e potrà essere affiancato con altre misure di riduzione dei settori industriali, in particolare energivori, su cui eÌ stato aperto un confronto con Confindustria.

Infatti, secondo gli impegni europei, "gli Stati membri dovranno fare del loro meglio per introdurre fra il 1° agosto 2022 e il 31 marzo 2023 misure volontarie di riduzione dei consumi a livello nazionale, che diventerebbero obbligatorie con la dichiarazione di uno nuovo stato di allerta. Tali misure devono tendere a ridurre i consumi nazionali di gas di almeno il 15% rispetto alla media dello stesso periodo di 8 mesi nei cinque anni precedenti. Nel caso, l'Italia rientra nella possibilità di limitare la riduzione obbligatoria della domanda dell'8% rispetto al 15%, per un obiettivo di riduzione del 7%, pari a meno 3,6 miliardi di Smc di gas naturale.

Le misure per utenze residenziali e commerciali. Esclusi ospedali e case di riposo

Intanto, in merito alle misure di dettagio, viene "regolamentato il funzionamento degli impianti di riscaldamento da attuarsi entro il mese di settembre". In particolare, verrà "disposta una riduzione di 1°C della temperatura massima degli ambienti (17°C +/- 2°C di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili e 19°C +/- 2°C di tolleranza per tutti gli altri edifici - in questa categoria sarebbero comprese le farmacie)". Inoltre, "i limiti di esercizio degli impianti termici sono ridotti di 15 giorni per quanto attiene il periodo di accensione (posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine esercizio) e di 1 ora per quanto attiene la durata giornaliera di accensione".
Le misure sono adattate alle zone climatiche sulla base delle temperature giornaliere, secondo questo schema:
a) Zona A: ore 5 giornaliere dal 8 dicembre al 7 marzo;
b) Zona B: ore 7 giornaliere dal 8 dicembre al 23 marzo;
c) Zona C: ore 9 giornaliere dal 22 novembre al 23 marzo;
d) Zona D: ore 11 giornaliere dal 8 novembre al 7 aprile;
e) Zona E: ore 13 giornaliere dal 22 ottobre al 7 aprile;
f) Zona F: nessuna limitazione.

Unica eccezione indicata dal documento sono le utenze sensibili tra cui ospedali, case di ricovero, e così via, per quanto riguarda le parti adibite all'ospitalità di pazienti e anziani. SaraÌ possibile comunque attuare, oltre a controlli a campione su edifici pubblici, grandi locali commerciali, punti a maggiore consumo, una responsabilizzazione dei conduttori degli impianti di riscaldamento centralizzato, monitorando a livello di reti di distribuzione gas cittadine la risposta degli utenti.

Nel documento sono poi contenute alcune misure comportamentali a costo zero, non obbligatorie e implementabili attraverso una campagna di sensibilizzazione, "al fine di suggerire una serie di comportamenti virtuosi che potranno contribuire, anch'essi, a limitare il consumo di energia con riduzione dei costi di bolletta degli utenti e impatti positivi anche sull'ambiente". Tra queste è compresa la "riduzione della temperatura e della durata delle docce, l'utilizzo anche per il riscaldamento invernale delle pompe di calore elettriche usate per il condizionamento estivo, l'abbassamento del fuoco dopo l'ebollizione e la riduzione del tempo di accensione del forno, l'utilizzo di lavastoviglie e lavatrice a pieno carico, il distacco della spina di alimentazione della lavatrice quando non in funzione, lo spegnimento o l'inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando in vacanza, non lasciare in stand by TV, decoder, DVD, la riduzione delle ore di accensione delle lampadine. Da tali misure a costo zero può aversi un risparmio, da stime ENEA, fino a 2,7 Smc). Potranno inoltre essere implementate anche misure ad hoc per l'amministrazione pubblica". Infine, "ulteriori risparmi possono conseguirsi con misure comportamentali che richiedono investimenti anche piccoli da parte degli utenti".

Le ricadute della crisi sulla filiera

D'altra parte, la preoccupazione per gli impatti della crisi energetica c'è: "Abbiamo avuto ieri (martedì ndr.) un tavolo con tutta la filiera, con il coinvolgimento oltre che delle farmacie, anche della industria e della distribuzione - spiega Francesco Schito, Segretario Generale Assofarm. - La crisi energetica affiancata all'aumento dei costi delle materie prime potrebbe avere impatti su tutto il comparto. La prima preoccupazione va alla produzione di farmaci. È di qualche giorno fa l'ennesimo grido di allarme del settore industriale, stretto da un lato dagli aumenti e dall'altro dai prezzi che, per i farmaci rimborsati, sono regolamentati. Il rischio da tale situazione è che si possano generare carenze o comunque una disponibilità di un prodotto essenziale per la salute della popolazione inferiore a quella attuale".
Ma a preoccupare è anche la tenuta delle altre imprese della filiera, dalla distribuzione, alle farmacie. "Non possiamo ancora avere un quadro delle ricadute ma saranno sensibili per tutte le imprese, farmacie comprese. Si parla di una inflazione che si aggira intorno al 10% e di aumenti in bolletta anche di cinque volte. Senza considerare poi la crisi che investirà le famiglie e i lavoratori, anche del nostro settore. Ci auguriamo che dal Governo vengano prese in considerazione misure di sostegno adeguate".

Francesca Giani

TAG: CONTROLLO DEI COSTI, FARMACIE, GOVERNO

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