Carenza farmacisti, allontanamento dalla professione: mappa delle criticità e delle motivazioni
La carenza di personale è una criticità che è avvertita in tutto l'ambito sanitario. Dai medici, agli infermieri, dai farmacisti ospedalieri e a quelli di comunità la preoccupazione è generalizzata
La carenza di personale è una criticità che è avvertita in tutto l'ambito sanitario. Dai medici, agli infermieri, dai farmacisti ospedalieri e a quelli di comunità la preoccupazione è generalizzata. A mappare, di recente, il fenomeno è il Report di Cittadinanzattiva che ha rilevato la mancanza di risorse negli Asset ospedalieri. Ma a livello del territorio, tra i farmacisti di comunità, quale è la situazione? Quali le ragioni riferite di una difficoltà diffusa nel reperire personale? Quali le ragioni di chi sceglie strade alternative?
Carenza di personale sanitario
In 39 province, più di un terzo del totale, c'è un marcato squilibrio tra personale sanitario e popolazione. Il dato emerge da una indagine di Cittadinanzattiva "Bisogni di salute nelle aree interne, tra desertificazione sanitaria e PNRR" che ha preso a riferimento cinque categorie di professionisti individuati come benchmark (pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, ginecologi, cardiologi e farmacisti ospedalieri) e che evidenzia 9 regioni maggiormente interessate dal cosiddetto fenomeno dei deserti sanitari. Interessante il dato relativo ai i farmacisti ospedalieri che presentano i più alti squilibri nel rapporto con la popolazione in particolare in alcune province, tra cui Reggio Emilia (1 ogni 264.805 persone), Campobasso (1 ogni 108.681) e Reggio Calabria (1 ogni 75.852). Di contro il rapporto migliore a livello nazionale (1 ogni 9.883) lo si registra nella provincia di ForliÌ-Cesena.
In aumento le segnalazioni dalle farmacie: non si trovano farmacisti
Per quanto riguarda i farmacisti di comunità, pur in assenza di indagini recenti, il fenomeno è al centro del dibattito della categoria. Anche sui social continua a essere segnalato da parte delle farmacie di vari territori una difficoltà nel trovare farmacisti. A inizio anno, a riportare l'attenzione sul tema è il stato Conasfa: «Tutte le Professioni Sanitarie soffrono di una carenza di personale, ma da svariate ricerche effettuate e informazioni ricevute dai colleghi tra i farmacisti la situazione sta diventando paralizzante». Un fenomeno che può essere legato a un aumento del fabbisogno di personale alla luce dei nuovi servizi, così come a un generale calo demografico che attraversa tutta la società italiana e che è visibile anche all'interno della professione. Ma alla base possono esserci anche aspetti diversi: «Abbiamo una complessa operatività - di corsa dietro il banco, in piedi per ore - che è destinata a evolvere ulteriormente, verso qualcosa di ancora più impegnativo. Nonostante tutto, la paga è simile o inferiore a altre professioni. La retribuzione non eÌ tutto ma sarebbe un punto di partenza».
Qualità vita lavorativa, spostamenti, retribuzione le ragioni indicate dai farmacisti
A fine anno, il Conasfa aveva condotto una survey tra i farmacisti per rilevare le ragioni di questa situazione. Oltre alla remunerazione «non in linea», era emerso dalla Survey che aveva rilevato come «tre farmacisti su quattro (74%), se potessero, cambierebbero lavoro», «c'è anche il fatto che non ci sia una adeguata possibilità di conciliare i tempi di vita privata e lavorativa». Il tema è visibile anche scorrendo i post tra i vari Social e tra chi cerca di spiegare perché abbia cambiato professione c'è anche chi sottolinea il fatto che le ricerche di personale farmacista sono diffuse su tutti i territori, rispecchiando la capillarità della distribuzione delle farmacie: non sempre c'è la possibilità di spostarsi o di valutare aree più periferiche, ma anche, al contempo, grandi città, come Milano, Roma, dove il costo della vita è particolarmente elevato. La formazione è poi un altro aspetto che viene indicato come determinante: in molte segnalazioni fatte dai farmacisti viene rilevata la mancanza di un progetto di crescita professionale, così come una gestione delle risorse che valorizzi le specifiche competenze. Un dato richiamato anche dalla Survey del Conasfa: «Il 70% dei farmacisti reputa di non avere davanti a sé un percorso di sviluppo professionale delineato e che non vi sia possibilità di fare carriera in base al merito, mentre il 60% non reputa che vi sia possibilità di sviluppare le proprie attitudini in base al ruolo. Solo un farmacista su due conosce le strategie aziendali e si sente coinvolto nel definire obbiettivi e risultati. Occorre poi avviare una ulteriore riflessione: Un farmacista che venga valutato nella sua professionalità in base allo scontrino medio e al numero di pezzi medi per scontrino si sente realmente valorizzato». La conseguenza di questa situazione, è la riflessione nella nota del Conasfa, è il rischio di «cancellazione dagli ordini e di allontanamento dalla professione». Tutti questi fattori possono indurre i laureati in farmacia a cercare lavoro anche in settori diversi. Tra le alternative ricercate, a essere segnalate dai farmacisti in particolare sui social, c'è l'insegnamento - che appare offrire una maggiore flessibilità - così come la possibilità di affiancare al lavoro in farmacia, talvolta passando a una partita iva, un'attività consulenziale. Ma tra i temi affrontati dal Conasfa c'è anche la preoccupazione per i servizio ai cittadini: « se per l'attuale lavoro i farmacisti sono pochi, in un contesto di evoluzione professionale, per nuovi compiti e nuove mansioni saranno ancora meno». Da qui la richiesta rivolta a tutta la categoria: «Mettersi tutti intorno a un tavolo e trovare una soluzione, insieme e in sinergia».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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