Dolcificanti. Oms: sicuri ma non idonei per controllare l’aumento di peso. Ecco perché
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) i comuni dolcificanti, come sucralosio, aspartame, K-acesulfame, saccarina, neotame, stevia e i suoi derivati, advantame e frutto del monaco sviluppati come sostituti dello zucchero, non devono essere usati per controllare l'aumento di peso o, in chiave di prevenzione, per ridurre il rischio di ammalarsi di una delle patologie non trasmissibili legate all'alimentazione. Le motivazioni di una tale posizione (che non riguarda le persone già ammalate di diabete e non considera quelle sostanze zuccherine a basso potere calorico) sono espresse dal WHO in un documento, sottoposto a pubblica consultazione che si è chiusa lo scorso agosto (Guideline on use of non-sugar sweeteners).
I benefici sono a breve termine
L'elevato consumo di zuccheri liberi - quelli aggiunti agli alimenti - è da tempo messo in relazione a sovrappeso, obesità e al rischio di malattie non trasmissibili che sono fra le principali cause di morte nel mondo. Per affrontare l'epidemia globale di obesità e delle malattie associate l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso varie raccomandazioni. Questa, sui dolcificanti, rientra nello stesso piano d'azione. Sugli zuccheri aggiunti nell'alimentazione quotidiana WHO suggerisce di non superare il 10% delle calorie, possibilmente cercando di raggiungere il 5%, per scongiurare il rischio di malattie e preservare il funzionamento del metabolismo del glucosio. La posizione espressa nel documento in pubblicazione si basa su due osservazioni. La prima riguarda il fatto che i dolcificanti non zuccherini sono spesso utilizzati per abbassare il carico calorico e dolcificare i molti prodotti altamente processati, che affollano gli scaffali e che per la loro formulazione complessiva non garantiscono una sana alimentazione. La presenza di un dolcificante al posto dello zucchero indurrebbe i consumatori a porre meno attenzione nella scelta e a prediligere alimenti e bevande dal complessivo profilo nutrizionale poco sano. WHO comunque non dice che i dolcificanti non sono sicuri, ma - e qui si arriva al secondo punto - prendendo una posizione di estrema cautela anche in base alle conclusione di una recente revisione sistematica sugli effetti sulla salute dell'uso di dolcificanti, fa notare che i benefici a breve termine di queste sostanze riguardo al calo di peso e all'indice di massa corporea osservati in studi randomizzati e controllati, non superano i possibili rischi nel lungo periodo di sviluppare malattie, compreso diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità negli adulti.
Oms: ricorrere a fonti naturalmente dolci
I dolcificanti sono ampiamente utilizzati sia come ingrediente dall'industria alimentare in cibi e bevande preconfezionati sia dai consumatori in autonomia. Sono sottoposti a valutazione tossicologica da parte di organizzazioni scientifiche internazionali (Comitato di esperti congiunto FAO/OMS sugli additivi alimentari (JECFA) e altri organismi) per stabilire livelli di assunzione sicuri. Sebbene i risultati positivi che si possono ottenere con l'uso e che confermano un impatto limitato sul metabolismo del glucosio e un calo di peso quando associati a una restrizione energetica a breve termine, non vi è un chiaro consenso sulla loro efficacia a lungo termine, anche in termini di mantenimento del peso. Anche perché - spiega WHO - questi dolcificanti non sono tutti uguali: ognuno ha a struttura chimica unica da cui derivano proprietà organolettiche differenti le une dalle altre e vie metaboliche diverse nell'organismo. Il consiglio di WHO è quello di ricorrere a fonti naturalmente dolci, come la frutta e di insistere per un consumo di alimenti e bevande non zuccherate e minimamente trasformate per migliorare la qualità della dieta. La risposta dei produttori non si è fatta attendere. Come riporta il sito Foodnavigator, quella di WHO è stata considerata una posizione pericolosa in termini di salute pubblica perché "non riconosce il ruolo di queste sostanze nella riduzione di zucchero ed energia e nella gestione del peso".
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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