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Integratori alimentari

16 Febbraio 2023

Nutrizione, dieta iperproteica valida per molti, solo se serve. Ma non adatta a tutti


L'alimentazione è anche una questione di consapevolezza e di educazione alla scelta. Per questo motivo il TASiN, il Tavolo tecnico sulla sicurezza nutrizionale, un osservatorio del Ministero della Salute, ha elaborato un documento che definisce le linee di indirizzo per le diete iperproteiche ipoglucidiche.
Il documento "Dieta iperproteica e dieta ipoglucidica: il punto tra suggestioni e realtà" chiarisce, già dal titolo, la volontà di voler dare indicazioni sulla finalità primaria di questi schemi dietetici, per scongiurare comportamenti ispirati da principi errati come l'autoprescrizione a fini dimagranti.

Diete iperproteiche devono sempre essere prescritte e monitorate

La preoccupazione, infatti, nasce dalla diffusione sui principali mezzi di informazione e in Rete, del concetto che le diete ad alto contenuto proteico, ipoglucidiche ed eventualmente ipocaloriche, siano indicate anche per conservare lo stato di salute o come schema nutrizionale a supporto della pratica sportiva. Al contrario, premette il documento, non sono diete che vanno proposte alla popolazione generale; devono sempre essere prescritte, e il loro andamento monitorato, da un medico specialista che informi anche dei possibili effetti collaterali.
Risulta quindi importante, ai fini della tutela della salute, definire linee di indirizzo, supportate da evidenze scientifiche, con lo scopo di uniformare strategie d'intervento.
Dapprima per punti e poi con argomentazioni che rimandano alle attuali evidenze scientifiche il documento chiarisce: che esistono diversi tipi di diete, che si basano su un apporto proteico diverso da quello indicato dalla Società italiana di nutrizione umana (SINU) - e cioè 0,8/1 g di proteine/kg corporeo/die; e che queste possono essere prescritte sia in ambiti fisiologici (iperproteiche nella pratica sportiva ad alti livelli) sia in ambiti patologici (ipoproteiche nei pazienti con insufficienza renale).
Le diete iperproteiche hanno generalmente un contenuto proteico che varia fra il 16 e il 30% delle chilocalorie assunte giornalmente (secondo SINU la normale assunzione si attesta fra il 12 e 15%) e non sono sempre anche ipoglucidiche e/o ipocaloriche.

Gli schemi dietetici variano in funzione delle finalità di cura

Gli schemi dietetici invece possono e devono variare in funzione delle finalità di cura e delle condizioni del paziente. Vediamo i principali e le patologie per le quali sono indicati.

- Le diete iperproteiche normoglucidiche e normocaloriche, in cui aumenta solo l'apporto di amminoacidi e proteine sono schemi indicati per gli atleti per lo più agonisti, nei grandi ustionati e nei pazienti nefropatici con perdita di aminoacidi dall'emuntorio renale (sindrome nefrosica);
- Le diete iperproteiche ipoglucidiche ipocaloriche sono indicate per i pazienti in sovrappeso con o senza diabete mellito tipo 2, intolleranza glucidica ed insulino-resistenza;
- Le diete chetogeniche normocaloriche sono ipoglucidiche per definizione e normoproteiche. Vengono prescritte a pazienti con disturbi neurologici (epilessie farmaco-resistenti, malattie neurodegenerative), pazienti normopeso con insulino-resistenza o diabete mellito tipo 2, o nei casi di sindrome dell'ovaio policistico;
- Le diete chetogeniche ipocaloriche contengono un ridottissimo contenuto di carboidrati e sono normo-proteiche. Vengono indicate per pazienti obesi con sindrome metabolica con/senza alterazione del metabolismo glucidico, nella chirurgia bariatrica, nei pazienti obesi con sindrome dell'ovaio policistico, ecc.
Le diete iperproteiche ipoglucidiche iperlipidiche normocaloriche (dieta paleo, dieta ancestrale, dieta Atkins e simili) sono usate a scopo per lo più dimagrante sebbene non raccolgano un consenso uniforme dalla comunità scientifica.

Nonostante le numerose evidenze e l'interesse che le diete iperproteiche stanno accumulando - per esempio in termini di controllo nel metabolismo degli zuccheri, miglioramento della composizione corporea, nel controllo della sarcopenia nell'anziano, nel miglioramento del profilo lipidico e nella diminuzione del rischio cardiovascolare complessivo - per il TASiN il punto da tener presente è che ogni dieta deve essere sempre riferita al singolo paziente, deve essere prescritta e controllata da medici specialisti del campo internistico-nutrizionale ed endocrino-metabolico e deve essere limitata nel tempo al raggiungimento dei risultati metabolici desiderati.
Per la popolazione generale uno stile alimentare bilanciato come quello proposto dalla dieta mediterranea, supportato da evidenze scientifiche per quel che riguarda la riduzione del rischio cardio-vascolare e l'invecchiamento fisiologico, rimane la "migliore strategia di prevenzione nutrizionale per mantenere lo stato di salute in tutte le fasce d'età".

Francesca De Vecchi
Tecnologa alimentare

TAG: DIETA, MINISTERO DELLA SALUTE, ALIMENTI APROTEICI

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