Covid-19. Fase 2: farmacisti nella task force del Piemonte. Giaccone: credibili e affidabili
I farmacisti piemontesi entrano nella task force di esperti, presieduta dall'ex ministro della Salute Ferruccio Fazio, per gestire la fase 2 della emergenza coronavirus
La Regione Piemonte ha istituito una task force che affiancherà lo stesso Assessorato e la Giunta regionale per la gestione della Fase 2 dell'emergenza coronavirus: martedì si è insediata e tra gli esperti saranno presenti i farmacisti piemontesi, rappresentati da Paola Brusa, segretario dell'Ordine dei Farmacisti della provincia di Torino e professore associato del Dipartimento dei Scienza e Tecnologia del farmaco dell'Università degli studi di Torino.
Paola Brusa, farmacista nella task force del Piemonte
Il coordinatore del gruppo di lavoro, Ferruccio Fazio, già ministro della Salute e oggi sindaco di Garessio, ha rilevato come l'emergenza di oggi renda indispensabile agire immediatamente sul fronte della medicina territoriale, attraverso un percorso condiviso con tutti gli interlocutori del comparto, dai medici di medicina generale, agli infermieri, ai nuovi operatori delle Usca ai farmacisti. «La scelta è ricaduta sulla professoressa Brusa, - ha dichiarato Mario Giaccone, presidente dell'Ordine - in considerazione del suo percorso accademico e della vasta esperienza ordinistica acquisita dalla partecipazione a diversi gruppi di lavoro interprofessionali sia a livello regionale che nazionale. Anche all'interno di questo importante gruppo di lavoro metteremo a disposizione la nostra esperienza e la nostra capacità di collaborare con enti e professioni diverse, con l'obiettivo di offrire risposte immediate ed efficaci».
Credibilità dei farmacisti nei confronti della comunità in generale
Il caso del Piemonte è al momento un unicum, in nessuna task force ci sono farmacisti come: «Il nostro coinvolgimento spiega Giaccone a Farmacista33 - sta nel patrimonio della credibilità che la nostra professione ha raggiunto nei confronti della comunità in generale, che già esisteva, ma che è cresciuto moltissimo nel contesto in cui stiamo vivendo. C'erano tutta una serie di conoscenze e anche di ricchezze che la professione restituiva alla comunità quotidianamente, che questo evento ha messo molto più in evidenza. Perché è innegabile che la farmacia abbia assunto un ruolo di educatore sanitario e, nel caso di questa terribile epidemia, sia stata filtro ed antenna per la ricezione delle informazioni. Questo ruolo che noi abbiamo assunto responsabilmente anche a fronte di sacrifici, basti pensare ai tanti colleghi contagiati o peggio ancora deceduti, non è venuto a mancare come si è visto anche dal numero esiguo di farmacie chiuse su tutto il territorio. Il sacrificio è stato elevatissimo, però la nostra risposta è stata responsabile, sia nella rassicurazione quotidiana al cittadino dal punto di vista informativo sia nel dispensare i farmaci necessari. La regione ha riconosciuto nel farmacista uno snodo centrale nel rapporto fra cittadino ed istituzioni e noi ci saremo offrendo il nostro contributo e la nostra costruttiva partecipazione».
Ruolo fondamentale della farmacia dei servizi
Il contributo dei farmacisti nella gestione della ripartenza si inserisce in un'ottica di medicina territoriale: «Si è capito che un modello ospedale-centrico, che non abbia un riscontro in una sanità territoriale forte, ha dei grossi limiti. Ormai è chiaro che la rete delle farmacie è uno dei punti fondamentali della rete territoriale. Proprio questo evento dell'epidemia ha dimostrato che la farmacia non fa solamente, come dicevamo prima, da camera di compensazione sociale essendo antenna e filtro delle informazioni, ma ha un ruolo fondamentale come "farmacia dei servizi", cioè dell'attivazione di un insieme di iniziative per avvicinare ancora di più il cittadino al servizio sanitario. Occorre, insomma, ripartire da una sanità territoriale e la presenza nella task force di una sensibilità legata al mondo della farmacia sarà fondamentale e di aiuto ad organizzare il futuro anche nel breve nella "fase 2"». Si profila quindi un ruolo importante per il progetto della farmacia dei servizi, conferma Giaccone, un progetto che «era ormai in fase di realizzazione proprio nel momento in cui si è scatenata l'epidemia. Un modello della "farmacia dei servizi" come modo di concepire il farmacista nella sua relazione col servizio sanitario nazionale, nell'aiuto a tutto il sistema sanitario al servizio del cittadino. Proprio questa pandemia ha accelerato tutto questo progetto, accentuando il ruolo del farmacista non solo a livello pratico nella dispensazione del farmaco e nel controllo dell'aderenza alla terapia e per la promozione della prevenzione, ma anche alla raccolta di dati a livello epidemiologico. La farmacia può divenire luogo che fornisce informazioni ma anche un riferimento per il cittadino per la fornitura di servizi». L'auspicio, conclude Giaccone, è che l'esperienza della task force piemontese estendersi anche ad altre regioni: «Questa task force è pensata per affrontare non più la fase drammatica della prima emergenza ma quella della ricostruzione, per questo servono esperti di matrice diversa. E questo modello potrà certamente essere utile ad altri».
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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