Covid-19 fase 2, la ricerca scientifica conferma: sì a mascherina per tutti
Dalla ricerca scientifica arriva la conferma dell'importanza della mascherina nella fase 2 per ridurre il rischio di contagio da Covid-19 da asintomatici. Misura obbligatoria prevista anche dal Dpcm
Dalla ricerca scientifica arriva la conferma dell'importanza della mascherina nella fase 2 per ridurre il rischio di contagio da Covid-19 da asintomatici, misura obbligatoria prevista anche dal recente Dpcm 26 aprile, dove non è possibile garantire il distanziamento sociale. Le evidenze più recenti a sostegno sono state raccolte in una sintesi pubblicata dalla Fondazione Gimbe, in vista dell'aumento, a partire dal 4 maggio, dei contatti sociali.
Asintomatici, portatori inconsapevoli del virus
All'inizio della pandemia da Covid-19 quasi tutti i Paesi avevano consigliato l'utilizzo di mascherine solo per i casi con sintomi conclamati. Nelle ultime settimane, però, si è purtroppo evidenziato come una importante criticità nella gestione del nuovo coronavirus risieda proprio negli asintomatici, portatori inconsapevoli del virus. Per questo motivo ora molti Paesi consigliano, o hanno reso obbligatorio, l'utilizzo della mascherina facendo riferimento alla raccomandazione dei Centers for Disease Control and Prevention "considerato che una rilevante percentuale di soggetti infetti da coronavirus sono asintomatici o pre-sintomatici e utilizzare la mascherina in tutti gli ambienti pubblici dove è difficile mantenere il distanziamento sociale, specialmente in aree con elevata trasmissione in comunità" sia diventato di vitale importanza. «I progressi della scienza nell'ultimo mese - afferma Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe - hanno messo in luce due aspetti cruciali. Innanzitutto, la trasmissione da soggetti asintomatici, largamente sottostimata, rappresenta il tallone d'Achille delle strategie per contenere la pandemia. In secondo luogo, le politiche di prevenzione devono essere guidate dal principio di precauzione e da princìpi di costo-efficacia; ovvero, anche in assenza di robuste evidenze scientifiche, è possibile concludere che un limitato utilizzo delle mascherine contribuisce alla crescita dei contagi».
Mascherina riduce di 36 volte il contagio
Trisha Greenhalgh dell'Università di Oxford e Jeremy Howard dell'Università di San Francisco hanno realizzato una sintesi per il grande pubblico, sulla base dell'analisi delle raccomandazioni di autorità sanitarie internazionali e una revisione sistematica sulle prove di efficacia delle mascherine in comunità. La sintesi stabilisce che il contagio da soggetti asintomatici ha una forte rilevanza sia per il loro numero assoluto, sia perché i pazienti positivi sono più contagiosi nei primi giorni dell'infezione, quando sono asintomatici o presentano sintomi lievi. Infatti, una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto riduce di 36 volte la quantità di virus trasmessa e permette di attuare il cosiddetto "controllo della sorgente": è molto più facile bloccare le goccioline (droplets) quando escono dalla bocca, piuttosto che arginarle quando si disperdono nell'aria. Al momento non esistono sperimentazioni cliniche che hanno valutato l'efficacia di mascherine da parte della popolazione generale per contenere l'epidemia di Covid-19, ma diverse sperimentazioni empiriche dimostrano che la mascherina potenzia gli effetti delle altre misure di distanziamento sociale.
Con obbligo maggiore aderenza a uso mascherina
La mascherina, inoltre, non deve necessariamente arginare ogni singola particella virale, ma più ne blocca più si riduce la diffusione del virus. Infatti, gli effetti complessivi dell'uso delle mascherine nella popolazione generale dipendono dall'efficacia della mascherina e dalla percentuale della popolazione che la utilizza. Quindi è possibile ottenere lo stesso risultato aumentando l'aderenza della popolazione, anche con mascherine meno efficaci. Per aumentare l'aderenza della popolazione l'approccio più efficace è prevedere l'obbligo di indossarle in contesti specifici (es. mezzi di trasporto pubblico, supermercati), o ancora meglio sempre quando si esce da casa. Se è vero che, in caso di obbligo di mascherina, alcune persone tendono ad attuare comportamenti a rischio (es. violare il lockdown, lavarsi meno le mani), a livello di popolazione l'effetto preventivo non viene compromesso. Inoltre, le analisi economiche dimostrano che ogni singola mascherina (dal costo trascurabile) indossata da una persona potrebbe generare enormi benefici economici e salvare molte vite. Tenendo conto delle difficoltà di approvvigionamento e distribuzione, la scienza, quindi, conferma l'opportunità del "fai da te", perché non c'è alcuna evidenza che le mascherine debbano essere costruite con materiali o tecniche particolari.
Scienziati: sì al fai-da-te
In sostanza, le indicazioni dei ricercatori sono molto chiare: "Per impedire la trasmissione di droplets puoi costruire tu stesso la mascherina: da una maglietta, un fazzoletto, una sciarpa, una bandana inserendo un tovagliolo di carta, come filtro usa e getta, tra due strati di un tessuto a maglie strette che ti permetta di respirare. Puoi lavare la mascherina di stoffa in lavatrice e riutilizzarla, esattamente come una maglietta". «Il nuovo Dpcm sulla fase 2 - conclude Cartabellotta - sottolinea la necessità di mantenere la distanza di almeno un metro in qualsiasi contesto ci si trovi e dispone l'obbligo della mascherina in tutti i luoghi pubblici dove non è possibile mantenere il distanziamento sociale. Considerato che dal 4 maggio i contatti sociali aumenteranno progressivamente, al fine di ridurre il rischio di contagio è indispensabile la massima aderenza della popolazione, favorita dai prezzi calmierati e dalla possibilità di autoproduzione».
Per approfondire L'articolo "Mascherina per tutti? La scienza dice sì" è disponibile a: www.evidence.it/mascherine
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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