Covid-19, Regioni a confronto. De Luca (Campania): massima prudenza nella fase 2
«Contro i luoghi comuni su un Meridione sempre in ritardo su tutto, la Regione Campania si è fatta trovare pronta di fronte alla pandemia», il commento di Vincenzo De Luca nel corso del webinar "Fase 2: come le Regioni la stanno affrontando"
«Contro i luoghi comuni e le stupidaggini su un Meridione sempre in ritardo su tutto, posso affermare che la Regione Campania si è fatta trovare pronta di fronte alla pandemia. Abbiamo raddoppiato i posti di terapia intensiva e, a pochi giorni dall'inizio dell'emergenza, avevamo ospedali dedicati al Covid-19 e separati dagli altri. Non solo, ma l'ospedale Cotugno di Napoli, specializzato in malattie infettive, è stato riconosciuto anche dalla stampa internazionale come una struttura di assoluta eccellenza. E tutto questo nonostante l'evidente sottodimensionamento della Regione in quanto a risorse pro capite provenienti dal Fondo sanitario nazionale». Così il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nel corso del webinar su "Fase 2: come le Regioni la stanno affrontando", promosso dal Centro studi americani in media partnership con Edra e moderato da Beatrice Lorenzin. Ma non è finita, anzi. «In Campania vogliamo aprire tutto ma per sempre, non vogliamo essere costretti a chiudere ancora», avverte De Luca. «»Per ottobre ho i brividi: teniamo gli occhi aperti e lavoriamo con prudenza perché il problema non è risolto: noi ci stiamo preparando. Per quanto ci riguarda, i tamponi si potranno fare soltanto nelle strutture pubbliche, i test sierologici anche in quelle private». «Vinceremo sul territorio questa sfida contro il virus», afferma Raffaele Donnini, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna. «Al momento siamo arrivati a 253.000 tamponi da inizio epidemia; da 5.000 al giorno arriveremo a 10.0000 per fine maggio e a 15.000 entro l'estate».
Remuzzi: la battaglia si vince al domicilio dei malati
Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, parla invece della sanità lombarda senza indulgere nella "caccia al colpevole" ma facendo un discorso più generale: «Al di là degli errori fatti in questo periodo, è proprio il modello di sanità lombarda a essere inadeguato. Lo scrivo da anni, non è un modello di sanità pubblica, in quanto incentrato sui grandi ospedali e sulle strutture private. Questa battaglia si vince nelle case dei malati, con unità mobili con cui i medici vanno a casa dei pazienti. Bisogna rafforzare il Servizio sanitario nazionale ma, a dire il vero, se guardo al futuro non sono molto ottimista». Sbagliata, per Remuzzi, la contrapposizione tra salute pubblica ed economia: «La povertà e i conflitti sociali sono cause di mortalità tanto quanto il virus. Per questo è giunto il momento di riaprire». «Questa emergenza», aggiunge Roberto Bernabei, direttore del dipartimento Scienza dell'invecchiamento della Fondazione Policlinico Gemelli, «ci insegna che il territorio va riempito di competenze, di intelligenze e di tecnoassistenza. Noi al Gemelli abbiamo oggi 150 posti letto Covid, un reparto di riabilitazione e uno di Day Hospital». Chiude Lorenzin: «Il Decreto Rilancio è un provvedimento gigantesco: se affrontato nel modo giusto e costruttivo ha ampi margini di lavoro, soprattutto perché ci sono degli impianti strutturali che possono essere migliorati attraverso il confronto con le filiere e le categorie. Dovremo inoltre immaginare dei Lea Covid, cioè un aggiornamento dei nostri Livelli essenziali di assistenza in base alle nostre esigenze pre e post pandemia; la situazione ci chiede un'azione di riforma e l'impiego delle risorse per un grande progetto di cambiamento».
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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