Idrossiclorochina, Regioni: efficace in cure domiciliari. Attivare registro per gestione sul territorio a carico Ssn
L'idrossiclorochina si è dimostrata efficace nella cura dei pazienti a domicilio affetti da Covid-19, serve un confronto sull'uso off label, in particolare sull'attivazione di un "registro 648"
L'idrossiclorochina si è dimostrata efficace nella cura dei pazienti a domicilio nelle fasi precoci del Covid-19, serve un confronto sull'uso off label, in particolare sull'attivazione di un "registro 648" per l'erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale per la somministrazione domiciliare. È la posizione espressa dall'assessore alla Sanità della Regione, Luigi Icardi, incontrando in qualità di coordinatore nazionale della Commissione salute della Conferenza delle Regioni, il presidente dell'Aifa, Domenico Mantoan a cui ha riportato la necessità delle Regioni di confrontarsi sull'utilizzo dell'idrossiclorochina nei protocolli di assistenza ai malati di Covid-19 in fase precoce.
Per assistenza territoriale fondamentale avere farmaci su cui contare
«L'esperienza maturata in Piemonte ha dimostrato una certa efficacia dell'idrossiclorochina, soprattutto nella cura dei pazienti a domicilio, durante i primi giorni del manifestarsi della malattia - ha affermato Icardi -. Nella riorganizzazione della sanità territoriale è fondamentale sapere su quali farmaci si può contare, per non trovarci impreparati nel caso dell'eventuale recrudescenza del contagio. Sono grato al presidente Mantoan, che ha preso atto della situazione facendosi carico di approfondire le soluzioni che abbiamo prospettato in sede di Commissione Salute, a cominciare dall'attivazione di un "registro 648" (per erogazione a carico Ssn di medicinali per uso off label, quando non vi è alternativa terapeutica valida) per consentire l'erogazione di questo farmaco a carico del servizio sanitario nazionale per la somministrazione domiciliare. Se esistono alternative - ha sottolineato - bisogna metterle in campo, non possiamo farci trovare disarmati sul territorio, o lasciare tutta la responsabilità delle cure sulle spalle dei singoli medici».
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