Errore di dispensazione farmaci, il risarcimento danno non è automatico
Con domanda proposta dinanzi al Giudice di Pace un paziente richiedeva ad una struttura farmaceutica il risarcimento dei danni non patrimoniali sofferti a causa della somministrazione di un farmaco avente un dosaggio doppio rispetto alla prescrizione esibita.
Va dimostrato il nesso causale tra dispensazione e danno
Il giudice di prime cure, sulla base delle prove acquisite nel corso del giudizio, pure a fronte della dimostrazione del fatto storico esposto dall'attore, ha ritenuto non vi fosse prova del nesso causale tra l'assunzione del medicinale consegnato in sovradosaggio rispetto alla prescrizione medica e il manifestarsi dei problemi di salute constatati dai sanitari dell'ospedale e dal medico curante. Il giudice d'appello ha confermato la decisione di primo grado evidenziando che la consulenza tecnica d'ufficio (Ctu), a seguito della disamina della documentazione acquisita e della visita del periziando, ha concluso per l'impossibilità di collegare conseguenze lesive all'assunzione in sovradosaggio del farmaco, escludendo inoltre che l'assunzione potesse aver causato un aggravamento delle patologie di cui il paziente già era affetto all'epoca dei fatti. Il CTU ha infatti osservato che il prodotto in questione è un farmaco betabloccante utilizzato nel trattamento dell'ipertensione arteriosa e dell'insufficienza cardiaca cronica stabile con ridotta funzionalità sistolica del ventricolo sinistro, normalmente associato ad altri farmaci, quali gli ACE inibitori e diuretici. Effetti collaterali normalmente associati all'assunzione in sovradosaggio di simile farmaco sono blocco atrioventricolare di terzo grado, bradicardia, ipoglicemia e capogiri. Alcuno di tali effetti collaterali tipici era presente nel paziente al momento dell'accesso in Pronto Soccorso dell'Ospedale. Si è osservato come nel caso specifico le conclusioni del Consulente Tecnico d'Ufficio non potessero essere scalfite dalle censure della parte richiedente il risarcimento la quale nel processo si è limitata a dedurre che "il CTU avrebbe dovuto eseguire ulteriori esami più approfonditi per evidenziare gli effetti negativi prodotti dall'assunzione del farmaco sovradosato", sul presupposto che "l'acclarata circostanza di aver dispensato e successivamente assunto un farmaco di un dosaggio superiore a quello richiesto e prescritto dal medico curante, è di per sé produttiva di un danno che potrebbe evidenziarsi anche a distanza di tempo e non con effetto immediato e, quindi non rilevabile in sede di effettuazione della perizia".
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A cura di Avv. Rodolfo Pacifico
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