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Politica e Sanità

02 Aprile 2019

Disoccupazione farmacisti, Fenagifar a M5S: stop liberalizzazioni sì accesso laurea meritocratico


Disoccupazione farmacisti, Fenagifar chiede freno alle liberalizzazioni e acceso al corso di laurea sulla base di criteri più meritocratici

Criteri meritocratici, con crediti dopo il primo anno, di accesso al corso di laurea in farmacia, stop a ulteriori liberalizzazioni e revisione del piano di studi più adeguato al nuovo ruolo del farmacista. Queste le istanze presentate dal Fenagifar in un incontro con la presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera, Onorevole Marialucia Lorefice alla quale hanno presentato i dati di disoccupazione della categoria e che ha commentato l'incontro con un post sul suo profilo Facebook. «Ho ascoltato con molto interesse i giovani farmacisti di Fenagifar - scrive la deputata M5S - che, nel corso dell'incontro, hanno espresso preoccupazioni sul futuro della loro professione a causa della crisi occupazionale che caratterizza il loro settore. Sulle proposte avanzate dai giovani rappresentanti della categoria abbiamo assicurato attenzione da parte del nostro gruppo e da parte del Governo per arrivare ad una proposta condivisa che porti al superamento delle problematiche che stanno vivendo con tutta evidenza i farmacisti e i farmacisti titolari di parafarmacie».

Davide Petrosillo ha illustrato i dati più recenti: «Oggi sono 13.000 i farmacisti disoccupati su poco meno di 100.000 iscritti all'ordine ma, in mancanza di interventi, nell'arco di un ventennio, si stima che i disoccupati raggiungeranno la cifra di 50.000. Dati ufficiali diffusi dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani mostrano che ogni anno si laureano in farmacia circa 4.700 giovani colleghi; di questi circa 4.000 si iscrivono all'Ordine professionale, con evidente intento di esercitare la professione. Per contro, il fabbisogno di farmacisti per il biennio 2018/ 2019 è stato quantificato in 448 unità e per il 2019/2020 addirittura a zero unità».

La chiave per uscire da questa impasse, secondo i giovani farmacisti, sta nel ripensare l'accesso al corso di laurea in farmacia secondo l'ipotesi proposta dalla Fofi e condivisa da Fenagifar, «basata su criteri meritocratici, che preveda l'accesso libero al primo anno di corso, seguito da una selezione sulla base dei primi risultati ottenuti e un successivo orientamento verso altri corsi per chi non raggiunge un numero minimo predefinito di crediti. A questo andrebbe affiancata la revisione del corso di laurea, adeguandolo al nuovo ruolo, riconosciuto dal Ssn, del farmacista».

Fenagifar ha anche precisato che ulteriori liberalizzazioni non possono essere una risposta a questa emergenza, come sostengono i titolari delle parafarmacie: «Pur comprendendo le difficoltà dei colleghi titolari di parafarmacia, le cui speranze create dalle liberalizzazioni di Bersani sono state disattese, la nostra visione va in una direzione totalmente diversa. Le liberalizzazioni hanno portato esclusivamente vantaggi alla Gdo e continuare in questa direzione può solo favorire chi, come i grandi gruppi commerciali, può fare leva sui volumi di acquisto per competere sul prezzo, a scapito delle stesse parafarmacie nonché delle farmacie. Secondo l'indagine Iqvia 2018, un'indagine di mercato del 2018, parafarmacie e corner della Gdo hanno una quota di mercato praticamente ma mentre il 6,8% attribuibile alle parafarmacie è generato da ben 4.322 esercizi, il 6,1% attribuibile alla Gdo è generato da soli 365 corner. A fronte di una domanda anelastica - ha evidenziato Fenagifar - si rischierebbe di creare una concentrazione di servizio nella Gdo, con la riproduzione dell'effetto che, per i beni di consumo, ha portato alla scomparsa dei negozi di prossimità, non certo un aumento dell'occupazione». I giovani farmacisti, riporta una nota, davanti all'Onorevole Lorefice, si sono detti coesi nel richiedere il sostegno e la valorizzazione dei nuovi ruoli del farmacista in farmacia, nella pharmaceutical care, nella presa in carico del paziente cronico, nella telemedicina, per esempio, come un fattore di rilancio dell'occupazione, con innegabili vantaggi per il cittadino».

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