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23 Aprile 2020

Covid-19, farmacisti ad alto rischio. Dipendenti: protocollo di sicurezza specifico per farmacia


Le farmacie sono uno dei primi punti di accesso del cittadino al Ssn e per questo sono particolarmente esposte. I farmacisti sono lavoratori ad altissimo rischio, eÌ indispensabile attivare tutte le misure per la loro tutela

Le farmacie sono uno dei primi punti di accesso del cittadino al Ssn, non solo per i farmaci, ma anche servizi, consigli, indicazioni di comportamento, e per questo sono particolarmente esposte al rischio epidemiologico, con la conseguenza che i farmacisti sono lavoratori ad altissimo rischio, verso i quali è indispensabile attivare tutte le misure necessarie alla loro tutela. È questa la premessa alla base della proposta di "Protocollo per l'adozione delle misure di contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19 nelle farmacie" inviato da Filcams- Cgil a Federfarma, anche in vista della cosiddetta Fase 2, in cui le misure di contenimento verranno allentate. Ma, è il punto in un articolo di Farmacie.blog, «la situazione delle misure di sicurezza è ancora troppo variegata e non sempre adeguata».

Farmacisti operatori ad alto rischio: indicazioni nazionali sulla sicurezza

La farmacia è primo punto di accesso sul territorio per la popolazione e, proprio per questo, il livello di tutela previsto «non può esaurirsi alle indicazioni dettate per le attività commerciali ma deve avere elementi più approfonditi e specializzati, tenendo conto anche del numero di accessi quotidiani particolarmente elevato e a forte rischio sia di contagio sia di trasmissione del virus».
A oggi, si legge, sono tanti i «lavoratori che continuano a segnalarci carenze di mascherine e scarsa attenzione al contingentamento degli accessi, misure variegate, oltre che resistenze alla idea di lavorare a battenti chiusi, continuando a manifestarci la necessità di avere un Protocollo nazionale che sia applicato dappertutto».
La «pandemia Covid richiederà misure organizzative di distanziamento anche nei luoghi di lavoro e forniture di Dpi ai lavoratori per i prossimi mesi, non settimane, per il rischio di avere seconde ondate epidemiche. Ad oggi già più di 10 farmacisti in Italia sono venuti a mancare e i contagiati ufficiali sono più di 500. Nelle Regioni che hanno disposto campagne di test sierologici, come la Toscana, i lavoratori delle farmacie sono nella prima lista di operatori da testare, dopo il personale di ospedali, Rsa e della Protezione Civile. Come tutti gli altri sanitari e come altri lavoratori dei servizi essenziali, anche questa professione ha pagato un prezzo nel continuare ad assicurare il proprio servizio alla società durante l'epidemia». Sono «stati due mesi di lavoro più difficili del normale, per assicurare il servizio durante il lockdown, e la percezione di scarsa sicurezza rispetto alla possibilità di contagio ha aggravato la situazione».

Da Filcams-Cgil elaborata una bozza di Protocollo su Covid-19

Di fronte all'emergenza sanitaria in corso, in molti settori «si è aperto un dialogo per affrontare le criticità, e sono stati condivisi con le rappresentanze sindacali aziendali e di settore protocolli di azioni di prevenzione, dando più sicurezza ai lavoratori e uno strumento di gestione alle aziende».
«Abbiamo chiesto a Federfarma di sottoscrivere un protocollo per la sicurezza dei lavoratori e della clientela, come quelli sottoscritti da Confcommercio, Confesercenti e Confprofessioni il 14 marzo» ha detto Danilo Lelli, Filcams Cgil nazionale. L'invio della bozza di protocollo «è avvenuto il 27 marzo per chiedere l'avvio del confronto con Federfarma». La proposta è stata formulata «sulla base del Protocollo Governo-sigle confederali del 14 marzo - a cui hanno aderito anche ConfServizi (di cui fanno parte le farmacie comunali) e ConfProfessioni - e di quelli che sono stati gli standard specifici suggeriti dai tecnici Rspp nelle farmacie dove è stato rivalutato il rischio biologico nei Documento di Valutazione dei rischi». Tra questi «barriere in plexiglass sul banco, misure organizzative e segnaletica di distanziamento, sanificazione periodica, fornitura di Dpi adeguati e sufficienti, l'attivazione di servizi telematici di prenotazione dei farmaci e/o di consegna domiciliare per ridurre gli accessi, e il servizio a battenti chiusi dove non erano reperibili i Dpi e dove le ordinanze regionali di questo periodo lo consentono».
Rispetto ai temi della sicurezza, da Federfarma «è stato dichiarato il massimo impegno e un'apertura al confronto anche al fine di assumere posizioni comuni», ma a oggi «non è seguita alcuna risposta formale».

Emergenza durerà a lungo. Lelli: occorre occuparsi del rinnovo del Ccnl

«Le difficoltà eccezionali di questo periodo» conclude Lelli «si sono abbattute su un settore complicato, che non vede rinnovato il contratto da sette anni. Prima della pandemia avevamo inviato al ministro Speranza, su sua richiesta, una scheda sullo stato dei rinnovi del Ccnl di settore. Oltre all'adeguamento economico, è ancora più importante riconoscere la professionalità degli addetti, anche per tutelare i cittadini, e avere un sistema di bilateralità strutturato come in altri settori. Siamo in emergenza, ma le farmacie stanno lavorando anche più di prima e, visto che l'emergenza non finirà presto, dobbiamo occuparci del rinnovo di questo contratto».

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, FARMACISTA, CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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