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21 Luglio 2020

Proroga emergenza Covid, Gimbe: non opportuna ma non passi messaggio che ormai è tutto finito


L'ipotesi di proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre è stata ridimensionata al 31 ottobre, la Fondazione Gimbe spiega le ragioni giuridiche, sanitarie e sociali per non prorogarlo ulteriormente

L'ipotesi iniziale di proroga dello stato di emergenza al 31 dicembre è stata ridimensionata al 31 ottobre e le ultime indiscrezioni la danno come definitivamente tramontata ma è necessario accompagnare la decisione con una forte comunicazione pubblica per non consolidare ulteriormente il messaggio che "ormai è tutto finito". A proporre una riflessione sulla opportunità di non prorogare lo stato di emergenza è la Fondazione Gimbe che in una nota nel spiega le ragioni giuridiche, sanitarie e sociali. E con l'intento di "sterilizzare" la questione da presupposti ideologici, con riferimento alla "bagarre politica che rischia di far saltare gli equilibri di Governo", propone una analisi "sia per aumentare la consapevolezza pubblica su un tema rilevante per salute e libertà delle persone, sia per informare una scelta del Governo coerente con il livello di rischio sanitario e rispettosa di una Repubblica parlamentare".

Aspetti giuridici: la proroga deve basarsi su condizioni d'emergenza

L'opportunità della proroga deve basarsi su condizioni d'emergenza (oggi inesistenti), oppure su una loro "imminenza" che giustifichino la necessità di essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari. Se da un lato la proroga lascerebbe alla Protezione Civile la possibilità di azioni rapide e flessibili, dall'altro bisogna tenere conto che la maggior parte delle misure per gestire la pandemia sono già state attuate; le differenze regionali del quadro epidemiologico non giustificano uno stato di emergenza nazionale; anche nel peggiore degli scenari eventuali criticità future possono essere gestite con strumenti legislativi che coinvolgono il Parlamento. Inoltre, il Ministro della Salute può disporre ordinanze urgenti, in materia di igiene e sanità pubblica e di polizia veterinaria, con efficacia estesa all'intero territorio nazionale o a parte di esso (art. 32, L. 833/78). E lo stesso potere spetta al Presidente della Regione e al sindaco, con efficacia estesa rispettivamente alla Regione (o a parte di essa) e al Comune. Infine, rispetto agli approvvigionamenti, per i quali la Protezione Civile ha avuto particolari poteri di intervento, il codice degli appalti già prevede l'aggiudicazione senza pubblicazione del bando di gara in casi connotati da urgenza (art. 63 D.Lgs 50/2016).

Aspetti sanitari: criticità possibili nella seconda parte dell'autunno

Nel nostro Paese la curva epidemica si è ormai stabilizzata e durante i mesi estivi la curva dei contagi sarà verosimilmente influenzata per lo più da focolai e casi di "rientro" da altri Paesi. In questa valutazione ottimistica bisogna tener conto di tre elementi: l'Italia è stato il primo Paese, dopo la Cina, a sperimentare la pandemia; i risultati sono stati ottenuti anche grazie ad un lockdown rigoroso e prolungato; la stagione attuale è lontana dal picco dei virus respiratori (da ottobre ad aprile). In altre parole, le criticità potrebbero emergere nella seconda parte dell'autunno, sia per la possibile risalita della curva dei contagi, potenzialmente influenzata anche dalla riapertura delle scuole, sia soprattutto per la "convivenza" della prossima stagione influenzale con il coronavirus. Tuttavia, fatta eccezione per la circolare del Ministero della Salute che raccomanda di potenziare la vaccinazione anti-influenzale, attualmente manca un piano per gestire l'enorme numero di pazienti con sintomi influenzali che sovraccaricheranno i servizi sanitari e che, in assenza di una diagnosi tempestiva, finiranno in quarantena con effetti imprevedibili sulle attività produttive. In ogni caso, in assenza dell'effetto sorpresa, la probabilità di grandi emergenze ospedaliere è limitata e il servizio sanitario nazionale è stato adeguatamente potenziato per gestire una eventuale seconda ondata.

Aspetti sociali: non consolidare il messaggio che "ormai è tutto finito"

In alcune persone, soprattutto se psicologicamente fragili, la proroga potrebbe alimentare paure e preoccupazioni per la ripresa dell'epidemia e per le possibili nuove restrizioni a libertà e diritti. Tuttavia, in termini di sanità pubblica è più rischioso il progressivo calo di attenzione che sarebbe ulteriormente alimentato dalla mancata proroga dello stato di emergenza. Ecco perché è necessario accompagnare la decisione con una forte comunicazione pubblica per non consolidare ulteriormente il messaggio che "ormai è tutto finito". «Le nostre analisi indipendenti - conclude Nino Cartabellotta presidente della Fondazione - suggeriscono che non è opportuno prorogare lo stato di emergenza, perché non esistono più condizioni sanitarie attuali o imminenti che lo giustifichino. Peraltro, l'uscita del Paese dallo stato di emergenza permetterebbe al Parlamento di riappropriarsi del suo ruolo legislativo. Il Governo, in ogni caso, potrebbe rivalutare più avanti la necessità di uno stato di emergenza nazionale, in relazione all'andamento della curva dei contagi, alla capacità di gestione dell'epidemia e alla reale necessità di tutelare salute pubblica e libertà individuali con strumenti "più agili"».

TAG: GIMBE, CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2

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