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16 Dicembre 2020

Covid-19. Servizi in farmacia in Europa: oltre 60 tra già operativi e attivati in emergenza Covid


Nelle farmacie che operano nei 32 paesi europei aderenti al Pgeu vengono erogati 38 tipi di servizi sanitari, di cui 20 remunerati e 28 attivati per rispondere alle esigenze legate al Covid

Nelle farmacie che operano nei 32 paesi europei aderenti al Pgeu vengono erogati 38 tipi di servizi sanitari, di cui 20 remunerati, a cui se ne aggiungono 28 implementati per rispondere alle esigenze sanitarie legate all'emergenza Covid. È un primo quadro che è emerso da uno studio, coordinato dall'Istituto portoghese sui modelli sanitari basati sull'evidenza scientifica (Isbe), con la collaborazione di ricercatori dell'Università Bocconi, dell'Università di Huddersfield (Uk) e della London School of Economics promosso dal Pgeu e presentato lunedì nel webinar "Pharmacy services meeting people's needs - a European perspective".

Lo studio del Pgeu: i servizi sotto i riflettori

Lo studio ha messo in evidenza 38 servizi forniti dalle farmacie nei 32 Paesi aderenti all'associazione, di cui 20 sono rimborsati ma non in tutti i Paesi. Il focus di questi servizi interessa la sicurezza, l'efficienza, l'accesso, l'adesione, cure integrate, promozione della salute, gestione delle malattie croniche e dei pazienti vulnerabili, screening e valutazione. In particolare, alla gestione del Covid sono stati dedicati 30 servizi nei settori di prevenzione e lotta alla disinformazione, di preparazione (gestione degli stock e delle forniture), di risposta (screening e testing, modifiche in urgenza delle terapie abituali, consegna a domicilio dei farmaci, supporto ai pazienti vulnerabili in isolamento) e ripresa. Un segnale, hanno commentato gli esperti presenti al webinar, che i servizi cheoffrono oltre alla dispensazione del farmaco "sono cruciali e lo hanno dimostrato ancora di più durante l'epidemia". Inoltre, è stata sottolineata l'importanza "dell'integrazione del farmacista nell'assistenza erogata dai servizi sanitari nazionali e della remunerazione dei vari servizi che offre, spostando così il focus dalla sola dispensazione di farmaci".
Suzete Costa, dell'Institute for Evidence-Based Health (Isbe) in Portogallo, ha spiegato la metodologia dello studio: «L'obiettivo è fornire una fotografia dello stato dell'arte sulle pratiche attuali dei farmacisti, in particolare sui loro interventi durante la pandemia. Per questo sono state effettuate 2 survey nei 32 Paesi aderenti a Pgeu e una review of evidence sugli studi esistenti. Emerge il dato che alcuni servizi, al di là della semplice dispensazione dei farmaci, sono già remunerati per il farmacista in alcuni Paesi» in particolare in Gran Bretagna. Costa ha anche sottolineato il ruolo essenziale che i servizi farmaceutici hanno avuto durante la pandemia: «Durante tutta la crisi, sono stati la prima linea di consulenza e trattamento, prevenendo con successo visite non necessarie ai pronti soccorsi. Dall'analisi delle evidenze di vari studi, è emerso durante la pandemia un ruolo dei farmacisti che è andato assai oltre la dispensazione di farmaci: dal counseling, allo screening di sintomi dei casi sospetti, dalla dispensazione di farmaci normalmente di uso ospedaliero alla gestione delle carenze di alcuni farmaci e molto altro». Questi dati, che confluiranno in due paper che saranno pubblicati da riviste internazionali, si allineano perfettamente con l'esigenza diffusa di un sistema farmaceutico più fortemente integrato nella sanità pubblica e meglio remunerato per i servizi che non siano la dispensazione del farmaco. Zaheer Babar, del Department of Pharmacy, University Huddersfield, Uk ha inoltre evidenziato come una delle voci più ricorrenti nello studio tra i servizi offerti dai farmacisti siano l'educazione e l'informazione dei pazienti, «un elemento di grande utilità per la società. È auspicabile l'avvio di una comunicazione digitale integrata tra i partner della salute, strumento che si è già mostrato fondamentali in Paesi come l'Australia. Ha inoltre valorizzato l'elemento di remunerazione dei servizi ai pazienti, senza il quale è impossibile per il farmacista offrire servizi adeguati».

Occorre un modello di standardizzazione, valutazione e remunerazione

«I sistemi sanitari pubblici hanno bisogno di un nuovo tipo di farmacie che garantiscano sicurezza ed efficienza - ha affermato Erika Mallarini, di Sda Bocconi -. La prima sfida oggi per tutti i Paesi è infatti la gestione di una popolazione che invecchia, con patologie croniche e necessità di cure a lungo termine, con l'obiettivo di una sempre maggiore de-ospedalizzazione. La capillarità delle farmacie può essere una risposta a questa esigenza, diventando il punto di contatto e il fornitore di servizi che oggi manca. Anche perché non solo le persone malate passano dalla farmacia ma anche quelle sane, e quindi essa può diventare luogo di promozione e screening della salute. La farmacia è locale, accessibile e soprattutto fidata. Lo studio mostra però che nella maggior parte dei Paesi i servizi di primary care non sono remunerati. Occorre un modello secondo il quale i Ssn possano valutare tali servizi e ricompensarli e che consenta alle farmacie di aderire agli standard di qualità, in modo che esse siano efficaci, sicure ed efficienti. In questo senso le aggregazioni, a diverso titolo, di farmacie secondo il modello Uk sono un buon esempio. Il Covid può essere uno stimolo in questa direzione».

Covid-19: alla ribalta il ruolo centrale dei farmacisti di comunità

Presente all'incontro anche l'europarlamentare Dolors Montserrat, ex Ministro della Sanità spagnola, che ha messo in evidenza la «pressione sotto cui l'epidemia da Covid-19 ha messo tutti i sistemi sanitari del continente. Questo ha portato alla ribalta il ruolo cruciale dei farmacisti di comunità, e ha reso ancora più evidente come sia essenziale, a livello europeo, un progetto di maggiore integrazione del loro ruolo nei Ssn per ridurre la pressione sui medici di base, offrire servizi più efficienti e ridurre le ospedalizzazioni. Sono loro - ha ribadito - che per primi sono in contatto con i bisogni dei cittadini con necessità sanitarie. Ciò deve essere integrato in una strategia di lungo termine che promuova la continuità dei servizi farmaceutici e adatti le esigenze di resilienza del sistema sanitario, questo è fondamentale per sviluppare uno standard più elevato di assistenza sanitaria in tutta Europa. L'Europa si sta impegnando per questo, per una sanità resiliente, una rete integrata della sanità e un forte supporto ai farmacisti». Inoltre, come ricordato da Huseyin Naci, della London School of Economics «i farmacisti sono in una posizione privilegiata per promuovere la salute, prevenire le patologie, valutare e controllare l'aderenza dei pazienti e la tipologia di uso dei farmaci e intervenire in modo efficace. Il periodo della pandemia ha mostrato chiaramente la flessibilità e la capacità di adattamento dei farmacisti in situazioni di emergenza, e gli studi evidenziano chiaramente come sia considerato il professionista della salute di più facile accesso. Per questo - sottolinea Naci - l'integrazione dei farmacisti comunitari nei sistemi sanitari dovrebbe essere una priorità assoluta, con una chiara valutazione di quali servizi potenziare. Duarte Santos, presidente di Pgeu, ha sottolineando che «i governi nazionali devono espandere il ruolo della farmacia di comunità per migliorare l'efficienza dell'assistenza sanitaria e la sostenibilità del sistema sanitario nel suo complesso».
Durante l'incontro, anche Marco Greco, dello European Patient Forum, ha evidenziato che «il valore della farmacia per i pazienti sia per la gestione dei dispositivi medici, per cui sono certamente i primi referenti, che per una tempestiva e accurata informazione, oltre che per la profonda conoscenza che i farmacisti territoriali hanno dei propri clienti, dei quali diventano sovente il primo consulente. In questa situazione di pandemia prevede, e auspica al contempo, che essi possano essere la prima fonte, insieme al medico di base, di supporto sui vaccini». Il professor Jan De Maeseneer, del Department of Public Health and Primary Care, Ghent University ha parlato del ruolo fondamentale del farmacista, un professionista della salute gratuito per tutti i cittadini. Il professore ha ribadito l'esigenza di passare dal disease management al person management, ma ovviamente prevedendo una adeguata remunerazione per i servizi forniti. L'obiettivo dei sistemi sanitari dovrebbero essere piccole unità locali integrate con tutti i professionisti della salute, e questo eviterebbe le ospedalizzazioni inutili. Ha lanciato poi una provocazione finale, raccolta come auspicio per il lavoro futuro da Pierre Delsaux, vicedirettore generale Dg Sante della Commissione europea, sull'auspicio di una negoziazione unica centralizzata a livello europeo per il prezzo dei farmaci.

Cristoforo Zervos

TAG: FARMACIA, FARMACIE, PHARMACEUTICAL GROUP OF THE EUROPEAN UNION (PGEU), COVID-19

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