Tamponi rapidi fai-da-te: le perplessità di farmacisti, medici e Asl
I tamponi rapidi antigenici per l'autodiagnosi del Covid-19 hanno fatto la loro comparsa nei supermercati e nelle farmacie, ma le perplessità non cessano di esserci
I tamponi rapidi antigenici per l'autodiagnosi del Covid-19 hanno fatto la loro comparsa negli scaffali dei supermercati e nelle farmacie, ma le perplessità non cessano di esserci e a esprimerle sono, non solo i farmacisti, ma anche medici ed dirigenti delle Aziende sanitarie locali.
Tracciabilità dei positivi e smaltimento affidata alla coscienza del singolo
Dopo il via libera a fine aprile del Ministero della Salute, è stato annunciato l'arrivo sul mercato di una prima fornitura di due milioni di test rapidi per l'autodiagnosi del Covid da effettuare direttamente a casa. La possibilità di poter trovare il test anche nei negozi e il prezzo modico (tra i 6 e gli 8 euro, vale a dire meno della metà di quelli effettuati in farmacia) potrebbero agevolarne la diffusione, anche se è facile prevedere che non tutte le farmacie se ne doteranno. A segnalare la presenza del kit sugli scaffali, oltre a diversi post in circolazione da un po' sui social, sono anche le testate di informazione locale: in Trentino e in Veneto sono in vendita nella grande distribuzione e nelle farmacie. «Rifornirsi è facile per noi farmacisti - spiega Arturo Carraro titolare di una farmacia di Padova - basta chiederli al grossista. Per ora ce li hanno richiesti cittadini preoccupati per l'organizzazione di cerimonie, matrimoni. Al banco diamo tutte le informazioni per una corretta esecuzione, spiegando il valore dell'esito e l'importanza di segnalare al proprio medico l'eventuale positività, anche se non ci sono sintomi. Chiaramente è tutto affidato alla coscienza delle persone e si spera che ce l'abbiano con tutto quello che abbiamo vissuto finora». Ma le perplessità restano: «Il test rapido non garantisce la tracciabilità dei positivi», spiega Gianmarco Padovani, vicepresidente di Federfarma Verona. «Ora quando viene effettuato un tampone, il positivo viene segnalato al medico di famiglia e sottoposto a isolamento fiduciario». Con il test a casa questa segnalazione potrebbe venir meno e qualcuno, pur positivo, potrebbe comunque decidere di uscire. «Inoltre, il tampone fatto a casa», conclude Padovani, «non viene fatto da un professionista che saprebbe come intervenire sulla mucosa».
Sul tema era intervenuto nei giorni scorsi anche i farmacisti di Bergamo. Per Gianni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo, «dal punto di vista legale non c'è nulla da eccepire sulla loro commercializzazione. Sarà senz'altro un'informazione in più a disposizione del cittadino, ma per fare cosa? - e aggiunge: «Noi contiamo sulla perfetta buona fede di ognuno, ma può capitare che qualcuno, dopo aver scoperto di essere positivo, possa tenere per sé questa informazione per non incappare in una serie di problematiche e di restrizioni. Finora, per fare un tampone, ci si doveva rivolgere a un presidio sanitario (il medico di base, un laboratorio, una farmacia o un ospedale), obbligato per legge a inserire nella piattaforma gli esiti dei tamponi».
Dai farmacisti arriva anche un altro alert: «Questo tampone - dice Ernesto De Amici, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Bergamo - può essere inserito nel naso solo per due centimetri e mezzo e mi sembra che possa raccogliere molto poco materiale. Le istruzioni - aggiunge ancora De Amici - indicano che il tampone dev'essere gettato nei rifiuti urbani indifferenziati, con il rischio di diffusione dell'eventuale patogeno nel caso fosse positivo. Stiamo parlando di un'indicazione che contrasta con quelle diffuse finora, secondo le quali il test va trattato come rifiuto speciale».
Perplessità anche dai medici e dalle Asl
Perplessità anche dai medici e dalle Asl. Secondo Guido Marinoni, presidente dell'Ordine dei medici di Bergamo, il test fai-da-te «non ha alcuna validità dal punto di vista legale, dunque - nella migliore delle ipotesi - è del tutto inutile e serve solo a fare confusione, quindi è assolutamente da sconsigliare. In altre parole, se una persona risulta negativa, non può utilizzare questa informazione da nessuna parte e se è positiva, deve comunque sottoporsi a un tampone molecolare».
«Se li hanno messi in commercio vuol dire che probabilmente hanno passato i test di qualità. Personalmente - spiega Antonio Ferro, direttore del Dipartimento di prevenzione dell'Apss di Trento - ho sempre molta perplessità sull'utilizzo dei test rapidi fai da te e lo abbiamo sempre detto, la politica dell'Azienda sanitaria è sempre stata quella di usare dei test rapidi sui soggetti sintomatici perché sono più efficaci. Per cui i test del supermercato possono avere una loro utilità su particolari gruppi a rischio ma non devono assolutamente essere utilizzati come una sorta di via libera a tutti. Sono un'arma a doppio taglio e devono essere usati con attenzione».(SZ)
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A cura di Redazione Farmacista33
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