Politica e Sanità
25 Maggio 2017Allo stato attuale, le stime del fabbisogno formativo 2017-2018 di farmacisti - quale che sarà poi il numero che riceverà l'ok - a differenza di altre facoltà, come medicina, non sono determinanti per definire il numero di iscritti alle università e le attese per il prossimo anno accademico potrebbero non discostarsi dalle iscrizioni di quest'anno, che sono state di circa 8mila unità. I problemi occupazionali tuttavia ci sono e occorre affrontare seriamente il problema. A lanciare la riflessione Ettore Novellino, presidente della Conferenza nazionale dei direttori di dipartimento di farmacia, mentre è in corso la discussione delle Regioni sul fabbisogno formativo delle professioni sanitarie.
Il testo attualmente in Conferenza differisce da quello proposto dal ministero della Salute settimana scorsa (cfr.Farmacista33 - 18 maggio) perché riporta le richieste avanzate al tavolo di marzo da tutte le parti in causa e il fabbisogno per singola Regione, secondo le stime delle amministrazioni, di tutte le 22 professioni sanitarie. Ma, come già segnalato, il gap tra le proposte ministeriali, quelle regionali e quelle che arrivano dalle professioni rimane molto elevato. Limitando il focus ai farmacisti, si riconfermano, a livello nazionale, i dati già anticipati: se per il Ministero il fabbisogno formativo è di 448 unità, per la Fofi è 0 e per le Regioni, in termini totali, è di 806. «La posizione della Fofi» continua Novellino «tiene conto delle stime fatte» anche nell'ambito della Joint Action europea "Health Workforce Planning and Forecasting" «sulla base del numero di iscritti all'ordine, delle possibilità di assorbimento del sistema in generale», pubblico e privato, «della mancanza di turn over, che vedono un riequilibrio tra numero di farmacisti e posti di lavoro solo nel 2040, ammettendo però di bloccare completamente gli accessi alle università. Detto questo, lo ribadisco ancora una volta, il problema è stato da me e da più parti segnalato fin dal 2001 e certo è impensabile che le università possano bloccare gli accessi né tanto meno è possibile interdire completamente a ragazzi che oggi escono dalle scuole superiori la strada di Farmacia. Certamente bisognava agire prima, senza arrivare al punto di dover dire che il fabbisogno di professionisti è pari a zero, e in ogni caso occorrerebbe mettere in campo anche azioni che incidano sul sistema, azioni in grado di creare un turn over che allo stato attuale manca. Di proposte in passato ne sono state fatte, ma sono tutte tramontate: penso per esempio alla possibilità a 65 anni di lasciare la funzione di direttore di farmacia, ma ce ne sono altre». Per altro, continua Novellino, «per la nostra professione le regole sono diverse che per medicina per esempio. Nelle nostre università c'è il numero programmato di studenti, calcolato sulla base del numero di docenti. È prevedibile pertanto che, finché non si interviene sul sistema, il numero di iscritti per il prossimo anno accademico, complessivamente, ricalcherà quello dell'anno in corso».
Intanto, dalla Fofi è arrivata la preoccupazione per la posizione delle Regioni: «Ci chiediamo in base a quali risultanze le Regioni siano arrivate a richiedere ben 806 nuovi farmacisti» commenta in una nota il senatore Andrea Mandelli, presidente della Fofi. «In realtà è da tempo che stiamo chiedendo il numero programmato nazionale per l'accesso alla facoltà di Farmacia, proprio per porre un freno all'attuale situazione di esubero occupazionale».
Francesca Giani
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