Varianti Covid. Iss: test diagnostici funzionano. Avviata nuova indagine su inglese, brasiliana e sudafricana
In linea generale i test diagnostici in uso funzionano correttamente anche con le varianti di Sars-CoV-2: si può ricorrere ai test antigenici ma per conferme servono test antigenici non rapidi
In linea generale i test diagnostici attualmente in uso funzionano correttamente anche con le varianti di Sars-CoV-2: si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità. Così l'Istituto superiore di sanità risponde alla domanda "I test che si usano attualmente sono in grado di rilevare le varianti?" presente nell'elenco delle Faq dedicate alle varianti del virus, che intanto ha avviato una nuova indagine rapida in 4 macro aree (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole) sulle tre varianti circolanti.
Test diagnostici più specifici per avere conferma
L'Iss rimanda alle indicazioni pubblicate nei giorni scorsi dal ministero della Salute in una circolare per dare chiarimenti sui test diagnostici e le varianti: "Il ministero della Salute - risponde l'Iss - raccomanda l'uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S. Si può ricorrere ai test antigenici (quelli di seconda generazione, già in uso anche nella farmacie con cui si ottengono dati qualitativi sulla positività, ndr.), ma per le eventuali conferme sono necessari i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità". Entrando nel merito della necessità di ricercare una variante del virus, l'Iss precisa che "per potere distinguere se un'infezione è determinata da una variante è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto 'sequenziamento', tramite il quale si determina la composizione esatta del genoma del virus. Il sequenziamento non è un'analisi a disposizione del pubblico, ma è un tipo di test che viene effettuato solo in centri specializzati per motivi di sanità pubblica".
Avviata nuova quick survey sulle tre varianti
Per stimare la diffusione in Italia delle tre varianti di coronavirus VOC 202012/01 (Regno Unito), P1 (brasiliana) e 501.V2 (sudafricana), "è stata disegnata un'indagine rapida coordinata dall'Istituto superiore di sanità in collaborazione con le Regioni e Province autonome ed in particolare con i laboratori da queste ultime identificati". Lo prevede una nuova circolare del ministero della Salute, firmata dal direttore generale Prevenzione Gianni Rezza. L'obiettivo di questa indagine, che prenderà in considerazione i campioni notificati il 18 febbraio, è " identificare, tra i campioni con risultato positivo per Sars-CoV-2 in Rr-Pcr, possibili casi di infezione riconducibili a queste varianti". La quick survey, coordinata sempre dall'Iss con il supporto della Fondazione Bruno Kessler, verrà condotta su un totale di 1.058 campioni positivi a Sars-CoV-2 - si precisa nel documento - E prenderà in considerazione 4 macroaree: Nord-Ovest (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia), Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna), Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Sud e Isole (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia). "L'ampiezza campionaria in ciascuna macroarea è stata ridistribuita nelle Regioni e Pa corrispondenti in base alla percentuale di casi notificati il 16 febbraio sul totale di casi notificati nella macroarea di riferimento", si legge. "Il numero di campioni da analizzare richiesto per ciascuna Regione/Pa andrà scelto in maniera casuale fra i campioni positivi, garantendo se possibile una rappresentatività geografica e per fasce di età". I risultati della survey sono attesi tra una decina di giorni.
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A cura di Redazione Farmacista33
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