Covid-19. Test, screening e certificazioni: il punto sulle novità allo studio
I test diagnostici sono decisivi per la gestione della pandemia ma la loro efficacia è legata alla tracciatura degli esiti e all'attendibilità dei risultati
L'impiego di test diagnostici è di decisiva importanza per la gestione della pandemia ma la loro efficacia è strettamente connessa alla tracciatura degli esiti, all'attendibilità dei risultati e all'accuratezza di esecuzione di tali test. È questo il richiamo di Federfarma alle notizie relative alla commercializzazione di un test antigenico rapido per l'autodiagnosi del Covid-19. Intanto, nel cosiddetto Decreto Riaperture, viene richiamato il ruolo anche della farmacia per la cosiddetta certificazione verde.
Autotest e tracciatura: Federfarma invia una lettera al Ministero
«A partire dalla prima settimana di maggio» scrive Federfarma in una comunicazione sull'house organ Filodiretto «sarà in commercio un test rapido per l'autodiagnosi del Covid-19, che potrà essere effettuato in autonomia dal cittadino e, pertanto, senza tracciatura sul risultato, con un fattore di rischio per la tutela della salute pubblica». L'impiego «di test diagnostici» è la preoccupazione «è di decisiva importanza per la gestione della pandemia, ma la loro efficacia è strettamente connessa alla tracciatura degli esiti, all'attendibilità dei risultati e all'accuratezza di esecuzione di tali test». Solo «garantendo il monitoraggio di tali esami mediante l'inserimento dei risultati nelle piattaforme informatiche regionali si può fornire un servizio non solo al singolo cittadino ma soprattutto all'intera collettività e alle Istituzioni». Da Federfarma, che «ha anche invitato il ministero della Salute a ribadire l'importanza della tracciatura degli esiti di tali test», è stata poi richiamata l'Ordinanza di fine marzo del Consiglio di Stato che si era espresso su un ricorso dell'Ordine nazionale dei biologi a proposito dell'accordo stipulato l'11 dicembre tra la Regione Emilia-Romagna e le farmacie per l'esecuzione di test antigenici rapidi in farmacia. Da palazzo Spada, continua la nota, è stata, infatti, rilevata «l'inevitabile incertezza che può derivare da un test anti-Covid effettuato dallo stesso paziente».
Decreto Riaperture e certificazioni verdi: farmacie tra i soggetti che lo rilasciano
Intanto, dal cosiddetto Decreto Riaperture, uscito ieri dal Consiglio dei ministri, come anticipato, è stata prevista la "certificazione verde", per "comprovare", si legge nella bozza circolata in questi giorni, "l'avvenuta vaccinazione contro il Covid-19, la guarigione dall'infezione o l'effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo", "riconosciuto dall'autorità sanitaria ed effettuato da operatori sanitari". In particolare, in quest'ultimo caso, il documento "ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed eÌ prodotta, su richiesta dell'interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche, da quelle private autorizzate e accreditate, dalle farmacie che svolgono i test antigenici rapidi, dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta". Tra le varie informazioni che dovranno comparire, ci sarà anche la "Tipologia di test effettuato, il nome, il produttore, la data e l'orario della raccolta del campione e del risultato, il Centro o struttura in cui eÌ stato effettuato il test". In generale, la disposizione, ha detto il sottosegretario alla Salute, Pierapolo Sileri, oggi, in audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato, «anticipa nel nostro Paese la disciplina comunitaria e credo possa diventare realtà entro un mese, mentre, per il certificato cartaceo, in più breve tempo». A ogni modo, «la validità del certificato parte con 6 mesi, perché con le varianti non sappiamo che cosa succederà. Ma io stesso ho fatto richiesta della possibilità di proroga e sono in attesa di risposta. Se non ci saranno altre varianti e si dimostrerà che la protezione immunitaria continua, potrebbe bastare fare il test sierologico per vedere esteso il proprio certificato».
In Lombardia test salivari molecolari da maggio per screening nelle scuole
Sempre in tema di screening, in Lombardia entrano nella strategia per le scuole, a partire «da maggio, anche i tamponi salivari molecolari, frutto di una sperimentazione attuata dall'Università degli Studi di Milano» ha detto, in una nota, il presidente della Regione, Attilio Fontana: «questi test, meno invasivi e più semplici da utilizzare, hanno la stessa validità del tampone nasofaringeo molecolare e ci consentiranno di attuare un monitoraggio ancora più accurato, senza la necessità di impiegare personale sanitario. La richiesta di utilizzarli era già stata avanzata diversi mesi fa al Cts nazionale e, ieri, dal ministro della Salute Roberto Speranza c'è stata la conferma che tutti i tipi di test già autorizzati in Paesi che fanno parte del G7 possono essere utilizzati anche in Italia. Considerando che questo test ha già ottenuto l'autorizzazione in gran parte di questi, tra cui Francia, Usa e Giappone, verrà utilizzato in Lombardia, in sostituzione del tampone molecolare nasofaringeo, al momento unico strumento per confermare la positività al Covid-19». «Il test» ha spiegato Gianvincenzo Zuccotti, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Statale di Milano «si effettua in un minuto e viene processato nei laboratori usando gli stessi reagenti e macchinari dei test molecolari classici. Fra ottobre e dicembre abbiamo avviato la sperimentazione su 1.628 studenti di Bollate, comune dove si erano verificati focolai caratterizzati dalla variante inglese, verificandone la validità».
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A cura di Redazione Farmacista33
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