Cure domiciliari Covid, fasi della malattia e corretto impiego degli antinfiammatori
L'obiettivo di usare Fans fin dall'inizio dei sintomi è duplice: ridurre il rischio di aggravamento della malattia ed evitare un buon numero di ricoveri
Uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano, e pubblicato di recente su "Lancet Infectious Diseases", porta chiarezza sull'utilità d'impiego degli antinfiammatori non steroidei (Fans) nelle cure domiciliari per i pazienti affetti da Covid-19 in forma lieve - uso già previsto dai protocolli del ministero della Salute.
Le fasi dell'infezione: dalla fase virale all'infiammazione
Si ricordano le fasi fondamentali dell'infezione: a una 'acuta o 'virale' - con interazione del virus con il recettore Ace2 - che causa febbre e tosse secca e spesso si risolve spontaneamente, segue una seconda fase con aumento della carica virale e sviluppo di infiammazione polmonare, con tosse e difficoltà respiratorie. La possibile evoluzione in una terza fase con infiammazione sistemica può risultare potenzialmente letale. Ormai è noto che il disturbo da colpire all'esordio non sono i sintomi ma l'infiammazione.
Fans, cortisonici e antivirali: uso corretto e setting di somministrazione
Secondo la review pubblicata su "Lancet", l'obiettivo di usare Fans fin dall'inizio dei sintomi è duplice: ridurre il rischio di aggravamento della malattia ed evitare un buon numero di ricoveri. In studi precedenti - riporta Giuseppe Remuzzi, direttore del Mario Negri - è stato dimostrato che nei pazienti Covid curati precocemente con Fans si ha una riduzione di ricoveri del 90% rispetto a chi aveva ricevuto solo terapie sintomatiche [un dato, peraltro, rilevato su un singolo studio con un campione molto ristretto]; inoltre, in base a un altro studio, è emerso che i Fans inibiscono contemporaneamente la maggior parte dei mediatori dell'infiammazione, in modo simile agli anticorpi monoclonali - come tocilizumab o anakinra, diretti contro specifiche citochine pro-infiammatorie. Circa il meccanismo d'azione dei Fans - tra i quali aspirina, nimesulide, celecoxib, ibuprofene (la cui efficacia in questo contesto è comprovata da molteplici studi osservazionali retrospettivi) - risulta correlato all'inibizione delle ciclossigenasi (Cox-1 e, soprattutto, Cox-2), dei prostanoidi e delle prostaglandine, laddove Sars-Cov-2 aumenta l'espressione dei geni che codificano per Cox-1, Cox-2 e la sintetasi citosolica della prostaglandina E. All'azione dei Fans fa seguito una complessa e articolata attività di stimolo su varie cellule del sistema immunitario (macrofagi, mastociti, cellule dendritiche, cellule T) che contrastano le azioni del virus. I Fans, utili nelle forme lievi-moderate, hanno inoltre il vantaggio rispetto ai monoclonali (per uso ospedaliero, utilizzati nelle forme gravi) e anche rispetto agli antivirali (il cui impiego è pure previsto in fase precoce) di essere poco costosi. Da specificare, comunque, che gli antivirali - bloccando la replicazione virale - se somministrati entro i primi 5 giorni dallo sviluppo dei sintomi sono molto efficaci nell'evitare ospedalizzazione e morte. In ogni caso - si sottolinea nella review - qualora i sintomi peggiorassero durante il trattamento con Fans, è necessario passare ai corticosteroidi e, in caso di ulteriore aggravio del quadro, procedere immediatamente al ricovero. Fermo restando l'utilità preventiva della vaccinazione. (A.Z.)
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A cura di Redazione Farmacista33
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