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04 Giugno 2025L’osteoporosi indotta da glucocorticoidi è una complicanza frequente nei pazienti in terapia steroidea cronica. La Nota AIFA 79 consente il rimborso dei farmaci protettivi per l’osso solo sopra i 50 anni e con dosi ≥ 5 mg/die di prednisone, ma la letteratura suggerisce di intervenire già a dosi ≥ 2,5 mg/die. Il punto sulle opzioni terapeutiche più efficaci

L’osteoporosi indotta da glucocorticoidi (GIOP) rappresenta una delle complicanze più frequenti e rilevanti della terapia steroidea cronica, con importanti implicazioni cliniche ed epidemiologiche, in quanto si stima che fino al 3% della popolazione sopra i 50 anni necessiti di trattamenti prolungati con steroidi.
I meccanismi alla base della GIOP sono ben noti: i glucocorticoidi compromettono la qualità ossea inducendo apoptosi degli osteoblasti e degli osteociti, riducendo così la formazione di nuovo tessuto e la capacità di riparazione. Parallelamente, stimolano l’attività degli osteoclasti, accelerando il riassorbimento osseo. Il risultato è una significativa perdita di resistenza dello scheletro. A spiegarlo è Anna Ansaloni, UOC Endocrinologia dell’AOU Policlinico di Modena in un approfondimento pubblicato su Endocrinologia33. Il risultato, spiega l’esperta, è una riduzione della resistenza ossea e un aumento del rischio di frattura.
Per questo motivo, la nota AIFA 79 consente il rimborso dei farmaci per la protezione ossea nei pazienti con più di 50 anni che seguono una terapia steroidea per almeno tre mesi, a una dose giornaliera di ≥ 5 mg di prednisone (o equivalente). Ma dice Ansaloni, “i dati della letteratura indicano che sarebbe opportuno pensarci fin da dosaggi ≥ 2.5 mg/die”.
Tra le opzioni terapeutiche disponibili per la GIOP, i bisfosfonati (BP) rappresentano la scelta più comune, “tuttavia il loro utilizzo può essere limitato da intolleranza gastrica (formulazioni orali), reazione di fase acuta (dopo infusione endovenosa) o controindicazioni (es. funzione renale particolarmente ridotta)”.
Un’alternativa è la teriparatide, più efficace dei BP ma vincolata a un utilizzo massimo di due anni e a una somministrazione giornaliera, poco pratica per molti pazienti.
“In questo contesto l’utilizzo di denosumab sembra promettente e sicuro e già una precedente metanalisi ne aveva documentato la superiorità rispetto ai BP nell’incrementare la BMD a livello lombare a 6 e 12 mesi (l’incremento a livello femorale era paragonabile per i due trattamenti)”.
L’endocrinologa cita una recente revisione sistematica con metanalisi che ha aggiornato i dati di efficacia e sicurezza di denosumab nella GIOP, ponendo particolare attenzione al rischio infettivo, potenzialmente aumentato dalla concomitante immunosoppressione indotta dagli steroidi.
Sono stati analizzati 5 studi clinici randomizzati controllati, per un totale di 1043 pazienti in terapia con prednisolone ≥ 3 mg/die per periodi fino a 24 mesi. Il confronto è stato tra denosumab (60 mg ogni 6 mesi) e bisfosfonati (alendronato o risedronato).
I risultati hanno evidenziato che il denosumab ha determinato un aumento della BMD significativamente maggiore rispetto ai bisfosfonati in tutti i distretti analizzati: nella colonna lombare l’incremento è stato del 2,87%, nel collo femorale dell’1,72% e nel femore totale dell’1,39%. Inoltre, non è stato osservato un incremento significativo degli eventi avversi, né gravi né lievi, né un aumento dell’ipocalcemia o del rischio infettivo (odds ratio per eventi infettivi: 1,39, p = 0,34). Anche per quanto riguarda l’incidenza di fratture vertebrali e non vertebrali, non sono emerse differenze statisticamente significative tra denosumab e bisfosfonati.
“I dati in termini di efficacia depongono a favore della terapia con denosumab, sia per i pazienti già in terapia steroidea cronica che per quelli che si accingono a iniziare una terapia steroidea prolungata; in particolare, in questi ultimi la maggior potenza anti-riassorbitiva di denosumab sembra un punto di forza nel contrastare la fase iniziale di danno da GC, in accordo con precedenti evidenze” commenta Ansaloni.
“Nella scelta della terapia anti-fratturativa dei pazienti in terapia steroidea prolungata possiamo considerare diverse opzioni terapeutiche. Oltre alle terapie anaboliche, che continuano a rivestire il ruolo principale nella GIOP, denosumab può essere considerata un'opzione efficace e sicura tra le terapie anti-riassorbitive, anche dal punto di vista del rischio infettivo, sebbene saranno necessari ulteriori studi clinici soprattutto sul lungo periodo” conclude Ansaloni.
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