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06 Giugno 2025Recenti evidenze scientifiche indicano che l'orario di assunzione dei farmaci antipertensivi (mattina vs. sera) non influisce significativamente sugli esiti cardiovascolari

La somministrazione serale dei farmaci antipertensivi, pur risultando sicura, non ha dimostrato alcun beneficio aggiuntivo per la salute cardiovascolare, secondo diverse ricerche l’orario di assunzione della terapia antipertensiva non incide sul profilo rischi/benefici quindi il paziente può deciderlo in base alle due preferenze. È la conclusione a cui arriva lo studio BedMed, pubblicato su JAMA su oltre 3.200 pazienti dei medici di base. In sostanza il rischio di eventi cardiovascolari maggiori o di morte è pressoché identico indipendentemente dall'orario di assunzione della terapia (2,3 vs 2,4 eventi per 100 pazienti-anno, HR aggiustato 0,96, IC 95% 0,77-1,19).
Secondo i ricercatori guidati da Scott Garrison dell’Università di Alberta, “l’orario di somministrazione della terapia antipertensiva non incide sui rischi e benefici del trattamento e dovrebbe essere determinato dalle preferenze del paziente”.
La conferma giunge anche dallo studio parallelo BedMed-Frail, che ha esaminato una popolazione geriatrica residente in case di cura (età mediana 88 anni), senza rilevare vantaggi né svantaggi in base al momento di assunzione dei farmaci.
Il dibattito clinico sulla somministrazione serale degli antipertensivi era nato con lo studio MAPEC e alimentato in seguito al trial Hygia condotto in Spagna, i cui risultati sono stati criticati per la loro improbabilità e possibili problemi di randomizzazione. Anche il trial TIME aveva indicato un rischio cardiovascolare comparabile tra chi assumeva la terapia al mattino e chi la prendeva di sera, pur con alcune limitazioni legate alla scarsa aderenza e a una popolazione a basso rischio.
Sandra Taler della Mayo Clinic, in un editoriale di accompagnamento, sottolinea che “rendere più flessibili le regole sull’orario di somministrazione potrebbe favorire la supervisione da parte dei caregiver, che spesso hanno maggiori possibilità di supporto nelle ore serali a causa di altri impegni. Alla fine, ciò che conta di più è la costanza nell’assunzione della terapia”.
Il trial BedMed ha coinvolto 436 medici di medicina primaria in Canada, includendo adulti ipertesi suddivisi casualmente tra somministrazione mattutina (n=1.680) e serale (n=1.677) di farmaci antipertensivi assunti una volta al giorno. L’età mediana era di 67 anni e il 54% dei partecipanti erano donne. Le principali comorbidità includevano diabete (18%), cardiopatia ischemica (11%) e insufficienza renale cronica (7%).
Poco più della metà dei soggetti era in monoterapia per il controllo della pressione arteriosa, mentre i farmaci più prescritti comprendevano inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (36%), antagonisti del recettore dell’angiotensina (30%), calcio-antagonisti (29%), diuretici (27%), combinazioni di più molecole (18%) e beta-bloccanti (17%).
Gli endpoint primari includevano la mortalità per tutte le cause e il ricovero o l’accesso al pronto soccorso per ictus, sindrome coronarica acuta o scompenso cardiaco. Nessuno dei componenti di questi outcome ha mostrato differenze significative tra i gruppi. Anche gli eventi avversi, quali cadute, fratture, diagnosi di glaucoma o declino cognitivo, sono risultati sovrapponibili.
Una sottoanalisi condotta tramite monitoraggio pressorio ambulatoriale a circa dieci mesi dall'inizio dello studio ha rilevato una riduzione significativa della pressione arteriosa notturna (-7,4/2,7 mmHg) nel gruppo che assumeva la terapia di sera, senza tuttavia variazioni della pressione diurna. Tuttavia, il numero limitato di pazienti aderenti alla sottoanalisi e il follow-up condotto solo tramite telefono o e-mail rappresentano una limitazione dello studio. Inoltre, difficoltà nel reclutamento hanno portato alla chiusura anticipata del trial, con un numero inferiore di eventi rispetto agli studi Hygia e TIME.
Fonte
JAMA. 2025 May 12:e254390. doi: 10.1001/jama.2025.4390. Epub ahead of print.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40354045/
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