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02 Febbraio 2026Il trattamento precoce con il farmaco biologico abatacept sembra in grado di ritardare l’insorgenza dell’artrite reumatoide di diversi anni nelle persone ad alto rischio, con benefici clinici che persistono anche una volta terminata la terapia

Il nuovo studio, pubblicato su The Lancet Rheumatology dal King’s College di Londra, trae origine da un trial randomizzato in doppio cieco condotto su 213 partecipanti del Regno Unito e dei Paesi Bassi con elevato rischio di sviluppare artrite reumatoide. I partecipanti sono stati trattati per 12 mesi con abatacept o placebo e seguiti inizialmente per due anni. Successivamente, il follow-up è stato esteso fino a un periodo compreso tra quattro e otto anni, rendendo questo lavoro uno dei più lunghi mai condotti su individui nella fase prodromica della malattia.
I risultati mostrano che un solo anno di terapia con abatacept è stato sufficiente a ritardare significativamente lo sviluppo dell’artrite reumatoide rispetto al placebo. In alcuni casi l’insorgenza è stata posticipata fino a quattro anni dopo la fine della terapia, dimostrando che gli effetti immunologici persistono ben oltre la durata del trattamento. Sebbene abatacept non abbia impedito in modo definitivo la comparsa della malattia, ha ridotto il numero totale di anni in cui i pazienti convivono con sintomi, limitazioni funzionali e complicanze. Durante la fase a rischio, il trattamento ha anche migliorato dolore articolare, fatica e benessere soggettivo, indicando che un intervento precoce può avere benefici sintomatologici immediati.
Gli effetti sono risultati più marcati nei partecipanti con il rischio più elevato, identificati tramite la presenza di specifici autoanticorpi. Questi soggetti, pur presentando la probabilità più alta di sviluppare la malattia, sono stati anche quelli che hanno tratto il massimo beneficio dall’intervento, suggerendo la possibilità futura di una selezione più mirata dei candidati a trattamenti preventivi.
Lo studio ha rilevato che l'abatacept è sicuro, con tassi simili di eventi avversi gravi sia nel gruppo trattato che in quello trattato con placebo, e non sono emersi problemi di sicurezza legati al farmaco. Nel complesso, i ricercatori ritengono che questi risultati costituiscano una prova concreta del valore di un intervento immunomodulante precoce nei soggetti ad alto rischio di artrite reumatoide e sostengono la necessità di ulteriori studi mirati a sviluppare strategie preventive più efficaci nelle malattie autoimmuni.
Fonte:
https://www.kcl.ac.uk/news/early-treatment-can-delay-rheumatoid-arthritis-for-years
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