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29 Luglio 2026

Terapie obesità: nella scelta del farmaco non conta solo la perdita di peso. Lo studio del Bmj

Una revisione sistematica del Bmj confronta 19 farmaci per il trattamento dell'obesità. Gli autori sottolineano che la scelta della terapia deve considerare anche sicurezza, tollerabilità e benefici clinici, non solo il calo ponderale.

di Cristoforo Zervos


Terapie obesità: nella scelta del farmaco non conta solo la perdita di peso. Lo studio del Bmj

Perdita di peso, benefici cardiovascolari, tollerabilità ed effetti indesiderati: sono tutti elementi da considerare nella scelta della terapia farmacologica dell'obesità. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul BMJ, che ha confrontato 19 farmaci in quasi 100.000 adulti con sovrappeso o obesità, mostra che tirzepatide e CagriSema (associazione di semaglutide e cagrilintide) sono associati alla maggiore riduzione del peso corporeo, ma evidenzia anche differenze rilevanti in termini di sicurezza e di benefici clinici tra i diversi trattamenti.

Efficacia e tollerabilità: il rapporto tra benefici ed effetti indesiderati

La revisione è stata eseguita su 262 studi randomizzati, condotti su 99.791 adulti con sovrappeso o obesità e 19 farmaci. Nei singoli studi, i partecipanti sono stati seguiti per periodi compresi tra 12 e 172 settimane.

Dopo un anno, rispetto alla sola modifica dello stile di vita basata su alimentazione e attività fisica, tirzepatide e CagriSema risultano associate a una riduzione media del peso superiore rispettivamente del 14,9% e del 14,8%. Seguono semaglutide orale, orforglipron, il semaglutide a somministrazione sottocutanea e fentermina-topiramato, con riduzioni comprese tra l’8,1% e il 10,9%.  In generale, la tollerabilità varia tra i diversi trattamenti. Rispetto alla sola modifica dello stile di vita, il rischio di interrompere la terapia a causa di eventi avversi risulta più elevato con orforglipron, naltrexone-bupropione, liraglutide, fentermina-topiramato, CagriSema e semaglutide orale. Gli eventi gastrointestinali aumentano maggiormente con naltrexone-bupropione, semaglutide orale, orforglipron e tirzepatide. Tra gli altri effetti osservati, il rischio di affaticamento aumenta soprattutto con naltrexone-bupropione: nell’arco di un anno, il disturbo interessa 331 persone in più ogni 1.000 rispetto alla sola modifica dello stile di vita. L’aumento è di 100 persone ogni 1.000 con orforglipron e di 92 ogni 1.000 con CagriSema. Tirzepatide determina la maggiore riduzione della massa grassa, pari al 25,7%, ma anche la maggiore diminuzione della massa magra, pari all’8,3%.

Benefici cardiovascolari e qualità di vita: cosa emerge dal confronto

Il semaglutide sottocutaneo è l’unico farmaco associato a una riduzione della mortalità per tutte le cause e del rischio di infarto miocardico, anche se queste stime derivano in larga parte da studi cardiovascolari condotti su pazienti ad alto rischio. Inoltre, il semaglutide sottocutaneo e il tirzepatide risultano associati a un minor rischio di scompenso cardiaco. Nessun trattamento mostra invece una riduzione convincente dell’insufficienza renale o un miglioramento della qualità di vita superiore alla soglia considerata clinicamente rilevante. In sintesi, nessun farmaco mostra in modo convincente un miglioramento della qualità di vita superiore alla soglia considerata clinicamente rilevante e, per alcuni trattamenti più recenti, i dati disponibili sono ancora limitati. Gli autori sottolineano quindi che la scelta della terapia deve tenere conto del rapporto tra benefici e rischi, e avvenire attraverso una decisione medica condivisa con il paziente.

Fonte:

https://www.bmj.com/content/394/bmj-2026-372161

ph.cr.magnific

TAG: FARMACI CONTRO L'OBESITà, GLP-1

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