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11 Marzo 2021

Vaccini Covid-19 e varianti, alcune preoccupano di più. Ecco i motivi


Un editoriale pubblicato su Jama riflette sugli scenari che potrebbero influire negativamente sulla campagna vaccinale: due le varianti che potrebbero colpire l'efficacia dei vaccini

In un editoriale pubblicato su Jama, John Moore, della Cornell University di New York, riflette sui possibili scenari che potrebbero influire in maniera negativa sulla campagna vaccinale contro il Covid-19. L'editorialista inizia illustrando l'evoluzione e la diffusione di due categorie di varianti virali che potrebbero avere implicazioni diverse per l'efficacia del vaccino. La prima comprende varianti che si presentano quando i virus a Rna come Sars-CoV-2 si replicano nelle persone con lo scopo di infettare le cellule umane in modo più efficiente e massimizzare la replicazione del proprio genoma. Questo è successo durante la primavera del 2020, quando la variante D614G è diventata dominante in tutto il mondo, e si sta verificando ora con il ceppo B.1.1.7 rilevato per la prima volta nel Regno Unito, ma presente ormai ovunque. Queste due varianti non sembrano però ridurre l'efficacia dell'attuale generazione di vaccini.

Varianti africana e brasiliana: ecco perché preoccupano di più

La seconda categoria comprende invece varianti più preoccupanti, i lineaggi B.1.351 e P.1, emersi in Sud Africa e Brasile. Questi virus presentano infatti cambiamenti di sequenza in posizioni chiave, che suggeriscono una selezione a partire dagli anticorpi neutralizzanti, verificatasi in persone infette o precedentemente infettate da Sars-CoV-2. Indipendentemente dal fatto che gli anticorpi neutralizzanti siano indotti dall'infezione o dalla vaccinazione, gli esperti ritengono che una potenza intermedia di tali anticorpi possa ritenersi colpevole di queste evoluzioni del virus. In pratica, la combinazione in una persona di un'alta carica virale e di un livello non ottimale di anticorpi neutralizzanti è l'ambiente in cui si ritiene probabile che emergano e si diffondano forme resistenti del virus. Al momento, la maggior parte dei ricercatori è ragionevolmente ottimista sul fatto che l'efficacia dei vaccini a mRna non sarà sostanzialmente compromessa dalle varianti B.1.351 e P.1, ma alcuni dei vaccini attuali, in particolare Pfizer, Moderna e Novavax, richiedono due dosi e, anche se dopo la prima dose è possibile rilevare anticorpi neutralizzanti, questi sono pochi rispetto ai valori che raggiungeranno con la seconda dose. Quando le persone vengono infettate dopo la prima dose, quindi, il virus può replicarsi nel contesto di un livello subottimale di anticorpi neutralizzanti. I ricercatori pensano che la combinazione di diversi vaccini sia un approccio possibile che potrebbe migliorare la flessibilità e le prestazioni complessive del vaccino, e potrebbe essere testato in piccoli studi.

Si lavora a vaccini per contrastare le varianti

Tutte le principali aziende di vaccini, intanto, stanno lavorando per contrastare le nuove varianti, in particolare B.1.351. Moore cita anche un altro problema con implicazioni significative, ovvero quello della somministrazione del vaccino con mRna a persone guarite da Covid-19. Studi su piccola scala, infatti, hanno dimostrato che una singola dose di vaccino a mRna aumenta in queste persone rapidamente i titoli degli anticorpi neutralizzanti e li porta a livelli molto alti, rendendo la seconda dose probabilmente ridondante. Inoltre, i vaccini a mRna sembrano innescare effetti avversi forti, anche se di breve durata, nelle persone che sono state precedentemente infettate da Covid-19. Una potenziale soluzione a questo problema potrebbe essere quella di utilizzare il vaccino proteico Novavax in questa popolazione, una volta approvato.

JAMA 2021. Doi: 10.1001/jama.2021.3465
http://doi.org/10.1001/jama.2021.3465  

TAG: CORONAVIRUS, COVID-19, SARS-COV-2, VACCINO ANTI-COVID-19

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