Covid-19, in Italia Sars-CoV-2 presente già a gennaio 2020
Secondo uno studio pubblicato su Nature il virus Sars-CoV-2 era presente in Italia almeno dal 6 gennaio 2020
Secondo uno studio pubblicato su Nature, che ha valutato l'evoluzione della pandemia analizzando migliaia di scenari tramite un algoritmo, il virus Sars-CoV-2 era presente in Italia almeno dal 6 gennaio 2020, e dallo stesso mese si trasmetteva ormai internamente in varie parti di Europa e Stati Uniti. «Non abbiamo simulato una sola epidemia, ma tantissime possibilità, centinaia di migliaia di possibili evoluzioni, e da questa base abbiamo calcolato la probabilità del periodo in cui in Italia possa essere avvenuta la trasmissione dei casi in modo autonomo, e non più da importazione» spiega alla stampa Matteo Chinazzi, della Northeastern University di Boston, co-autore dello studio diretto da Alessandro Vespignani.
Mancato rilevamento a inizio pandemia
I ricercatori hanno simulato l'evoluzione dell'epidemia utilizzando dati sulla distribuzione della popolazione, gli spostamenti giornalieri dei viaggiatori, la mobilità interna dei paesi, a cui sono poi state aggiunte informazioni su restrizioni di viaggio e flussi. Secondo l'analisi dei dati e il relativo calcolo delle probabilità, il periodo compreso fra il 6 e il 30 gennaio 2020 è stato quello in cui più probabilmente è iniziata una trasmissione interna in Italia, anche se è possibile che fosse già presente a fine dicembre 2019. Gli esperti sottolineano che una campagna di test capillare e precoce avrebbe forse potuto ridimensionare la pandemia. All'inizio, infatti, molti casi locali non sono stati rilevati soprattutto perché per esempio i criteri decisi sul controllo della malattia prevedevano un sospetto, e quindi un test, solo per chi era stato in Cina o era venuto in contatto con persone che arrivavano dalla Cina. «Se i criteri iniziali fossero stati più ampi sarebbe stato possibile identificare focolai locali e controllare meglio l'epidemia» afferma Chinazzi. Gli autori, quindi, ricordano che è importante poter utilizzare un modello che comprende un grande numero di fattori per analizzare la situazione, e che il loro approccio sarebbe applicabile anche a modelli di ricostruzione dell'evoluzione genetica del virus. Inoltre, concludono indicando che la cosa più importante nella gestione di situazioni di questo tipo è la possibilità di testare più gente possibile e di misurare i casi in circolazione con criteri generali ampi, avendo a disposizione un numero sufficiente di test.
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A cura di Redazione Farmacista33
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