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14 Febbraio 2024

Riforma fiscale, primo step è operativo: revisione aliquote, scaglioni e detrazioni. Istruzioni e principali effetti

È operativa la prima parte della riforma Irpef, tra le varie misure, la rimodulazione di aliquote e scaglioni e il taglio delle detrazioni spettanti per alcuni oneri. Le indicazioni dall’Agenzia

di Francesca Giani


Riforma fiscale, primo step è operativo: revisione aliquote, scaglioni e detrazioni. Istruzioni e principali effetti

Anche se riguardano solo il 2024, sono diversi gli impatti che derivano dalla prima parte della riforma dell’Irpef che vede, tra le varie misure, la rimodulazione di aliquote e scaglioni e il taglio delle detrazioni spettanti per alcuni oneri. Intanto, dall’Agenzia delle Entrate sono giunte le indicazioni operative e si formulano ipotesi su chi trarrà maggiori benefici dalle modifiche.

Primo step della riforma fiscale: cosa cambia nel 2024
La prima parte della riforma fiscale si applicherà nel 2024 e, come ricapitola il documento dell’Agenzia delle Entrate – in relazione al Decreto legislativo 216/2023, contenente alcune disposizioni di attuazione di alcuni principi della Delega al Governo per la riforma fiscale -, prevede la riduzione delle aliquote da quattro a tre: la prima viene fissata al 23% per i redditi fino a 28mila euro. Di fatto, a parità di aliquota, tale primo scaglione di reddito è stato innalzato, assorbendo il precedente secondo. A seguire, c’è l’aliquota del 35% per i redditi superiori a 28 e fino a 50mila e, infine, sopra questa ultima soglia, verrà applicata quella del 43%. Scompare, quindi, la vecchia aliquota del 25% che si applicava da 15 mila a 28mila euro di reddito, mentre il secondo e terzo scaglione, con le rispettive aliquote, sono rimasti invariati rispetto ai precedenti terzo e quarto. I Comuni, le Regioni e le Province autonome hanno tempo fino al 15 aprile 2024 per adeguare la disciplina delle addizionali regionale e comunale alla nuova articolazione degli scaglioni e delle aliquote dell’IRPEF.

No tax area e trattamento integrativo: le altre modifiche
Ulteriori novità del 2024 riguardano, poi, la detrazione da lavoro dipendente, che vede un aumento di 75 euro: viene, infatti, innalzata da 1.880 a 1.955 euro la detrazione prevista per i contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente, escluse le pensioni, e di redditi assimilati, laddove il reddito complessivo non superi i 15.000 euro. La modifica amplia fino a 8.500 euro l’ammontare del reddito escluso da imposizione, la cosiddetta no tax area. Cambia, per il 2024, il requisito richiesto per il riconoscimento del trattamento integrativo: con riferimento ai contribuenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro, “il trattamento può essere concesso quando l’imposta lorda - da determinarsi sui redditi di lavoro dipendente - sia di importo superiore alla detrazione spettante diminuita di 75 euro, rapportato al periodo di lavoro nell’anno. La previsione di tale riduzione mira a neutralizzare l’incremento dell’importo della detrazione per redditi di lavoro dipendente che avrebbe potuto determinare la perdita del beneficio per alcuni soggetti”. A ogni modo, “uno dei requisiti per l’attribuzione del trattamento integrativo è la capienza dell’imposta lorda calcolata sui redditi di lavoro dipendente e assimilati rispetto alla detrazione spettante per i medesimi redditi”.

Rivista anche la disciplina delle detrazioni fiscali: ecco i principali effetti
Tra gli altri capitoli affrontati c’è poi anche la revisione della disciplina delle detrazioni fiscali: a essere previsto, per i contribuenti titolari di un reddito complessivo superiore a 50.000 euro, è una riduzione di 260 euro dell’ammontare della detrazione dall’imposta lorda spettante per alcuni oneri nel 2024. In particolare, questa si applica in relazione agli oneri la cui detraibilità è fissata nella misura del 19%. Il taglio interessa anche le erogazioni liberali a favore dei partiti politici e i premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi; sono invece escluse le spese sanitarie.
Per i titolari di reddito complessivo superiore a 120.000 euro, la decurtazione di 260 euro sarà applicata alla detrazione dall’imposta lorda che risulta già ridotta per effetto della riduzione progressiva delle detrazioni del 19% introdotta dalla manovra per il 2020 e regolata dall’articolo 15, comma 3-bis, del TUIR. Il reddito complessivo a ogni modo è assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze

Infine, è previsto l’addio all’Ace: il decreto legislativo sul primo modulo di riforma dell’Irpef ha infatti disposto l’abrogazione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, dell’agevolazione alla capitalizzazione delle imprese (Ace), un aiuto finalizzato a favorire la crescita economica delle aziende riequilibrando il trattamento fiscale tra le società che si finanziano con debito e quelle che si finanziano con capitale proprio. Al riguardo, precisa la Circolare, il decreto stabilisce la cancellazione dell’Ace fino ad esaurimento dei relativi effetti, quindi sono da intendersi salve le deduzioni pregresse non utilizzate per carenza di imponibile e che quindi potranno comunque essere utilizzate nelle dichiarazioni dei redditi successive.

Ma quali sono gli effetti delle misure? Secondo alcune analisi della Fondazione nazionale commercialisti, riportate anche in alcuni approfondimenti del Corriere, “a godere i maggiori vantaggi sono coloro che guadagnano quasi 30 mila euro all’anno, mentre per i redditi che superano la soglia dei 50 mila euro, quelli cioè soggetti attualmente all’aliquota del 43%, il vantaggio di 260 euro rischia di essere cancellato a causa della franchigia sulle detrazioni. Dalle detrazioni fiscali al 19% sono esclusi i redditi superiori a 240 mila euro: per loro la nuova franchigia non produrrà cambiamenti. In questi casi il vantaggio dell’accorpamento dei primi due scaglioni, rispetto all’anno precedente, si vedrà interamente”.  

TAG: DETRAZIONI FISCALI, BUSTA PAGA, FISCO, TASSE, RIFORMA

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