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Fitoterapia

11 Giugno 2025

Erbe spontanee, rischioso confonderle con piante tossiche simili. Quali evitare e come riconoscere i sintomi di tossicità

La raccolta di erbe spontanee è un’abitudine radicata in molte aree rurali italiane, ma, senza una corretta conoscenza botanica, il rischio di confondere specie commestibili con piante velenose è tutt’altro che trascurabile. Una mappa delle piante simili e dei possibili eventi avversi

di Angelo Siviero (Farmacista esperto in fitoterapia e galenica)


Erbe spontanee, rischioso confonderle con piante tossiche simili. Quali evitare e come riconoscere i sintomi di tossicità

La raccolta di erbe spontanee è una pratica antica ancora diffusa, specialmente nelle aree rurali e montane d’Italia. Spesso legata a tradizioni familiari o alla ricerca di alimenti genuini, questa consuetudine può però rivelarsi pericolosa se non accompagnata da una corretta conoscenza botanica.

Il Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano segnala ogni anno decine di casi di intossicazione, talvolta gravi, legati al consumo di piante velenose raccolte per errore. Il rischio è maggiore in primavera, quando molte specie non sono ancora fiorite e l’identificazione basata solo su foglie e bulbi può trarre in inganno. Anche in presenza di fiori, alcune piante tossiche presentano morfologie simili a quelle eduli, come accade ad esempio con il Colchico autunnale (Colchicum autumnale) e lo Zafferano vero (Crocus sativus).

Tra i casi più recenti, il Niguarda ha documentato:
- L’avvelenamento grave di una donna che ha ingerito foglie di colchico, credendo si trattasse di aglio orsino;
- Il ricovero di un’intera famiglia che aveva cucinato foglie di mandragora, raccolte scambiandole per bietole selvatiche o borragine.

Tali episodi confermano che la somiglianza tra specie velenose e commestibili è un problema concreto, amplificato dall’inesperienza o dalla raccolta fai-da-te.

 

Pianta tossicaConfusa conPrincipali tossineEffetti cliniciPianta tossica
Colchicum autumnaleAllium ursinum, Crocus sativusColchicinaVomito, diarrea, pancitopenia, insufficienza multiorganoColchicum autumnale
Mandragora officinarumBorago officinalis, bietole selvaticheAlcaloidi tropaniciDelirio, tachicardia, midriasi, comaMandragora officinarum
Veratrum albumGentiana luteaAlcaloidi veratriniciNausea, bradicardia, ipotensione, arresto cardiacoVeratrum album
Aconitum napellusLactuca alpinaAconitinaParestesie, ipotensione, aritmie letaliAconitum napellus
Phytolacca americanaArmoracia rusticanaSaponine, alcaloidiIrritazione GI, convulsioni a dosi elevatePhytolacca americana
Atropa belladonnaVaccinium myrtillusAtropina, scopolaminaConfusione, midriasi, comaAtropa belladonna
Spartium junceumAsparagus officinalisSparteina, citisinaVomito, ipotensione, disturbi cardiaciSpartium junceum

Il consiglio del farmacista 

Il farmacista territoriale può contribuire attivamente alla prevenzione delle intossicazioni:
- Informando i cittadini sui pericoli della raccolta non guidata;
- Promuovendo materiale divulgativo affidabile;
- Sostenendo la formazione attraverso corsi botanici certificati.

Come ricordano i tossicologi del Niguarda, “nessuna parte di una pianta dovrebbe essere ingerita se non è stata identificata con assoluta certezza”. Il crescente interesse per la foraging e per la fitoterapia naturale richiede maggiore consapevolezza e rigore scientifico. Il rischio non riguarda solo la popolazione anziana o le zone rurali, ma anche i consumatori giovani attratti da mode salutistiche non sempre informate.

Fonte

https://www.helpnaturhealth.com/ 

TAG: PIANTE TOSSICHE, FITOTERAPIA, ERBE

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