Fitoterapia
24 Giugno 2025In Italia – specialmente al Sud – la liquirizia è ovunque ma pochi sanno che questa radice antica è molto più di un aroma gradevole: per il suo effetto tonico e adattativo, qualcuno l’ha soprannominata il “ginseng mediterraneo”. È davvero così?

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è una pianta nota sin dall’antichità, utilizzata sia in ambito alimentare per il suo potere dolcificante, sia in ambito fitoterapico e farmaceutico per le sue numerose proprietà. Fin dai tempi di Dioscoride e Plinio il Vecchio, sono state tramandate preparazioni a base di liquirizia impiegate nel trattamento di disturbi epatici, gastriti, coliche e tosse.
Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha confermato numerosi effetti biologici della pianta: azione protettiva sulla mucosa gastrica, attività antiossidante ed epatoprotettiva, proprietà antivirali (efficaci contro HSV, HBV, HIV, SARS-CoV) e attività antibatterica. Tuttavia, l’obiettivo di questo approfondimento è valutare se la liquirizia possa essere considerata a tutti gli effetti un “ginseng mediterraneo”.
Il termine “ginseng” è comunemente associato a piante dotate di effetto tonico-adattogeno, capaci cioè di aumentare la resistenza dell’organismo a stress fisici e mentali. In tal senso, anche la liquirizia mostra alcune caratteristiche sovrapponibili a quelle del Panax ginseng, come l’azione antiaffaticamento e il supporto in caso di stanchezza cronica, convalescenza o cambi di stagione.
In effetti la liquirizia (Glycyrrhiza glabra) così come il Panax ginseng coreano, esibisce alcune proprietà funzionali tipiche di tutti i ginseng ovvero un’azione tonica e antiaffaticamento: entrambi possono migliorare la resistenza allo stress fisico e mentale.
Tuttavia, mentre il ginseng è un vero adattogeno ovvero modula l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), migliorando la risposta allo stress dall’alto verso il basso (via ACTH), la liquirizia invece prolunga l’azione del cortisolo già circolante, inibendo l’enzima 11β-HSD2 che lo inattiva. Risultato: cortisolo più attivo, ma senza stimolare il surrene.
Per questo motivo, la liquirizia può essere definita un “modulatore cortisonico naturale”, utile nel breve termine per sostenere la risposta allo stress. Tuttavia, non è priva di rischi: l’uso prolungato o ad alte dosi di glicirrizina (oltre 100 mg al giorno, equivalenti a circa 5 g di estratto di liquirizia) può indurre effetti collaterali, soprattutto in soggetti sensibili:
In questi casi per ridurre tali rischi, in alcuni casi è preferibile utilizzare estratti deglicirizzinati (DGL), che conservano molte delle proprietà terapeutiche della liquirizia senza esercitare effetti mineralcorticoidi..
La liquirizia, quindi, si può considerare davvero un “tonico adattativo mediterraneo” da usare con conoscenza e moderazione e può essere una valida alternativa temporanea per aumentare l’energia, sostenere il sistema immunitario e proteggere lo stomaco, ma va evitata in presenza di patologie cardiovascolari, scompensi elettrolitici o farmaci critici. In ogni caso per un uso consapevole, è bene rivolgersi al proprio medico o a un professionista esperto in fitoterapia.
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