Covid-19, mix di anticorpi monoclonali contro le varianti. I passi avanti della ricerca
Per contrastare la diffusione delle varianti del Sars-Cov2 due aziende farmaceutiche annunciano una collaborazione per valutare la combinazione di due anticorpi monoclonali diversi
Le varianti del Sars-Cov2 suscitano allarme anche nei Paesi dove la vaccinazione sta andando più spedita e rendere più difficile lo sviluppo di mutazioni, le aziende farmaceutiche Eli Lilly and Company, Vir Biotechnology e GlaxoSmithKline hanno annunciato una collaborazione per valutare la combinazione di due anticorpi monoclonali diversi. «Con un virus come Sars-CoV-2, si prevede che potrebbero emergere varianti che richiedono nuove opzioni terapeutiche, motivo per cui Lilly sta studiando bamlanivimab insieme ad altri anticorpi neutralizzanti, incluso etesevimab. L'aggiunta di VIR-7831 al nostro studio è una parte importante per il trattamento dei ceppi attuali e futuri di Covid-19», ha affermato Daniel Skovronsky, chief scientific officer e presidente di Lilly Research Laboratories.
A che punto è la ricerca
Il bamlanivimab (LY-CoV555) 700 mg con VIR-7831 (noto anche come GSK4182136) 500 mg, sono due anticorpi che si legano a diversi epitopi (proteine di superficie) della proteina spike Sars-CoV-2. Il bamlanivimab è un anticorpo diretto contro la proteina spike di Sars-CoV-2 progettato per bloccare l'attacco virale e l'ingresso nelle cellule umane, neutralizzando così il virus. Il VIR-7831 è un anticorpo monoclonale a doppia azione selezionato per lo sviluppo clinico in base al suo potenziale sia di bloccare l'ingresso virale nelle cellule sane, che di eliminare le cellule infette, nonché al suo potenziale di fornire un'elevata barriera alla resistenza. La Food and Drug Administration (Fda) statunitense ha concesso, mercoledì scorso, l'autorizzazione all'uso di emergenza per gli anticorpi di Eli Lilly bamlanivimab (LY-CoV555) 700 mg ed etesevimab (LY-CoV016) 1400 mg insieme. La terapia è autorizzata per il trattamento del Covid da lieve a moderato in pazienti dai 12 anni ad alto rischio di progredire verso la malattia grave o l'ospedalizzazione. Intanto nel Regno Unito uno studio ha dimostrato che la somministrazione di un farmaco impiegato per il trattamento dell'artrite reumatoide a pazienti gravi di Covid può ridurre in maniera significativa il rischio di mortalità rispetto alle cure standard: per ogni 25 pazienti curati con il tocilizumab, un anticorpo monoclonale, usato in aggiunta agli steroidi di routine, è stato calcolato si riesca a salvare una vita in più. Non solo: i pazienti trattati si sono ripresi più velocemente, riducendo di un quarto i ricoveri in terapia intensiva.
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A cura di Redazione Farmacista33
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