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19 Gennaio 2024

Disparità di genere, presentato il Libro bianco Onda-Farmindustria

Presentato in Senato la nona edizione del Libro bianco sulla salute della donna. Focus sulle distorsioni nel digitale

di Redazione Farmacista33


Disparità di genere, presentato il Libro bianco Onda-Farmindustria

Rompere finalmente il soffitto di cristallo. Osservare le differenze per sviluppare trattamenti terapeutici più efficienti. Evitare che la maggior presenza di uomini nelle tecnologie pregiudichi le risposte dell’intelligenza artificiale. Sono alcuni degli aspetti su cui si sofferma la nona edizione del Libro bianco sulla salute della donna, dal titolo “Verso un’equità di genere nella salute e nella ricerca scientifica”, realizzato dalla Fondazione Onda, in collaborazione con Farmindustria, e presentato al Senato.

“Il gender gap esiste ancora nella sanità, nella ricerca e nella innovazione digitale. L’obiettivo è percorrere la strada verso l’equità”, commenta Francesca Merzagora, presidente della Fondazione. La presentazione è stata realizzata su iniziativa della vice presidente del Senato, Maria Domenica Castellone. “Per me equità e politiche - sostiene la senatrice - significano fare in modo che i divari vengano appianati”. “È dovere della Repubblica - prosegue - rimuovere gli ostacoli per lo sviluppo della persona umana”, ma “ci sono aree del Paese dove i divari sono accentuati, in particolare a seconda del genere”.   “Anche nella sanità digitale dobbiamo rivendicare la parità di genere”, commenta Simona Loizzo, componente della commissione Affari sociali del Senato. “Ci scontriamo - aggiunge - con una maggiore presenza di uomini nella formazione della sanità digitale e questo provoca un gap. Se andiamo a vedere, nei programmi di sanità digitale ci sono delle distorsioni perché gli uomini sono maggiormente presenti. La nostra battaglia deve essere a tutto campo e deve comprendere la revisione delle basi del sistema”.

“Il Libro - osserva Ilenia Malavasi, anche lei componente della commissione Affari sociali del Senato - è un modo per fare un punto zero, capire dove siamo arrivati e farci carico delle differenze di genere nel mondo sanitario”. “Ci sono - ricorda la senatrice - atteggiamenti differenti da parte di uomini e donne verso le patologie. Negli anni sono cresciuti i dati a disposizione: le differenze e gli esiti diversi a volte sono più gravi nelle donne. A volte le donne soffrono di più e sono più restie a rivolgersi al medico per non sottrarre tempo alla cura della famiglia. Per questo c’è bisogno di investire culturalmente per stimolare la partecipazione agli screening”.

Di necessità di cambiare il modello culturale, tramite lo stimolo a partecipare di più al settore della sanità e della ricerca, parla Nicoletta Orthmann, coordinatrice medico-scientifica della Fondazione Onda. “Nel nostro Libro bianco - commenta -, grazie al contributo degli autori, emergono degli spunti per superare le criticità che riguardano l’accesso ai servizi, i percorsi di diagnosi e di cura che devono essere personalizzati. Le differenze di genere riguardano anche la ricerca. Non dimentichiamo che va stimolata una maggiore partecipazione da parte delle giovani donne nell’ambito delle carriere scientifiche”.



Nonostante sia da anni argomento trattato a livello internazionale, la medicina di genere ancora stenta a essere diffusa. Molto però è stato fatto. “Oggi ci sono più di 800 farmaci in sperimentazione sulle donne”, rammenta Enrica Giorgetti, direttore generale Farmindustria. “Tutto si è affinato - continua -, c’è una grande consapevolezza. Le donne e gli uomini non sono uguali dal punto di vista delle cure e della sintomatologia con riguardo ad alcune patologie”. Da parte loro, le imprese del settore farmaceutico rivendicano un ruolo eminente nel riconoscimento dell’equità di genere. “Il 44% degli occupati è donna - spiega Giorgetti -. Abbiamo messo in campo iniziative di welfare importanti. Ci teniamo moltissimo perché speriamo sia un modello che possa essere replicato in tutti i settori in cui lavorano le donne”.

Anche per il presidente Farmindustria, Marcello Cattani, il tema è cruciale per le imprese del pharma che hanno il “privilegio di poter investire in innovazione, portatrice di cultura che automaticamente sfonda le barriere”. “La politica - suggerisce - dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare le eccellenze che hanno la competenza da mettere a disposizione”.   



TAG: FARMINDUSTRIA, LAVORO, RICERCA BIOMEDICA, GENERE

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