Industria farmaceutica
30 Marzo 2026Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani segnala un possibile rincaro dei medicinali già nel 2026, legato all’aumento dei costi industriali e alle dinamiche geopolitiche. Tra i rischi indicati anche possibili carenze di alcuni farmaci essenziali se le tensioni dovessero protrarsi.

Un aumento dei prezzi dei medicinali in Europa, Italia compresa, potrebbe verificarsi già entro l’anno a causa delle tensioni internazionali e dell’incremento dei costi industriali. È l’allarme lanciato dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, che indica tra i fattori determinanti sia il conflitto in Medio Oriente sia le nuove politiche sui prezzi dei farmaci negli Stati Uniti.
Secondo Cattani, “potrebbe succedere entro quest’anno per effetto delle dinamiche internazionali”, con possibili ripercussioni soprattutto sui farmaci salvavita e su quelli innovativi. Il tema sarà al centro anche dell’audizione prevista il 31 marzo presso la Commissione Affari sociali e sanità del Senato sul riordino della legislazione farmaceutica.
Alla base della possibile revisione dei listini, spiega il presidente di Farmindustria, vi è un aumento significativo dei costi produttivi e logistici. “Stimiamo almeno un 20% di maggiori costi industriali fra energia, manifattura e trasporti, poi si aggiungono le materie prime. Ed è una previsione conservativa”, afferma Cattani, sottolineando che tali incrementi si sommano a quelli già registrati negli ultimi anni.
Lo scenario potrebbe avere effetti anche sulla disponibilità di alcuni medicinali. “Se la guerra in Medio Oriente durerà a lungo rischiamo poi una carenza di farmaci salvavita come gli anticoagulanti, ma anche i neurolettici e i farmaci per la pressione, tutti di ampia diffusione con un rimborso molto basso dal sistema sanitario nazionale”. Secondo il presidente di Farmindustria, con l’aumento dei costi e i ritardi nelle forniture “diventa complicato mantenere la produzione alta in Italia e nel resto d’Europa” e la logistica potrebbe tornare a rappresentare un elemento critico per la filiera del farmaco.
Un ulteriore fattore indicato dall’industria riguarda la clausola statunitense del “Most favored nation”, che punta a ridurre i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti allineandoli a quelli più bassi tra i Paesi industrializzati. Secondo Cattani, questa dinamica potrebbe generare un effetto compensativo sui mercati europei. “Negli Stati Uniti il calo dei prezzi potrà essere tra il 20% e il 60%, in Europa ci si aspetta un aumento analogo, in compensazione. Gli Usa sono il primo mercato, non possiamo non esserci. E l’Europa non è indipendente, sconta un ritardo nella ricerca”, osserva.
Nel quadro delle possibili misure di risposta, il presidente di Farmindustria richiama la necessità di riformare la normativa nazionale e accelerare l’accesso alle innovazioni terapeutiche. «In Italia è urgente la riforma del Testo unico farmaceutico», afferma, evidenziando l’esigenza di garantire disponibilità immediata dei farmaci e dei vaccini dopo l’autorizzazione europea.
“La disponibilità di un farmaco o un vaccino dev’essere immediata, appena c’è l’autorizzazione dell’Ema, senza la valutazione di ogni singola regione. Bisogna abolire i prontuari regionali, è tutto già nelle competenze dell’Aifa, che va semmai potenziata”, sostiene Cattani, indicando un modello orientato al valore clinico e all’efficienza del sistema sanitario.
Nel complesso, l’industria farmaceutica segnala un contesto in evoluzione, in cui le dinamiche geopolitiche e industriali potrebbero incidere sia sui costi sia sulla disponibilità dei medicinali, con possibili ricadute sull’organizzazione e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
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