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15 Settembre 2020

Sanità digitale, Polifrone: sia più centrale il ruolo dello Stato


Gianluca Polifrone autore di "Sanità digitale: la rivoluzione obbligata", rivendica la centralità dello Stato nel processo di digitalizzazione dei servizi sanitari ormai urgente e necessario

Autore di "Sanità digitale: la rivoluzione obbligata", edito da Lswr, Gianluca Polifrone rivendica, durante la presentazione online del volume, la centralità dello Stato nel processo di digitalizzazione dei servizi sanitari, reso ancora più necessario e urgente da questi mesi di emergenza Covid.

Aprire la stagione di una progettualità concreta

«Lo slogan del libro - "aprire i cantieri della sanità digitale" - significa, per prima cosa, chiudere la stagione delle parole e dei tavoli di discussione, che vanno avanti da anni senza rilevanti conseguenze pratiche, e aprire quella di una progettualità concreta, che potrebbe avvalersi anche dei fondi comunitari previsti per il rilancio post pandemia. Allo stesso tempo questo nuovo corso deve prevedere un ingresso sul mercato dello Stato come player che sappia andare oltre la frammentazione delle competenze e delle responsabilità oggi esistente per farsi promotore di una infrastruttura digitale adeguata ai tempi. Esempi virtuosi del passato sono la social card e la rivoluzione digitale che ha cambiato radicalmente il volto di Poste Italiane». Compito facile? Tutt'altro, come testimonia Nico Stumpo, deputato di Leu e presidente della commissione parlamentare che ha avviato l'"Indagine conoscitiva in materia di semplificazione dell'accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale", la cui attività è stata sospesa dopo alcuni mesi a causa del lockdown. Le considerazioni di Stumpo sono ispirate, se non allo scetticismo, a un sano realismo. La strada da fare, in materia di digitalizzazione della sanità, è ancora molto lunga: «Quella che ho potuto constatare è l'esistenza di una idea di digitalizzazione "all'italiana", in assenza cioè di un progetto nazionale, unitario. E non si può nemmeno dire che, su questo tema, vi sia un evidente divario tra nord e sud. Esistono solo alcune realtà avanzate come la Provincia autonoma di Trento e, in parte, Regioni come Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, che però non comunicano tra di loro». Una situazione di cui l'emblema sono i gravi ritardi e le disomogeneità sul Fascicolo sanitario elettronico. La molteplicità dei servizi nazionali coesistenti sul territorio nazionale richiama, una volta di più, al federalismo sanitario sorto dalla riforma costituzionale del 2001, che pare non garantire ai cittadini il diritto alla salute sancito, appunto, dalla Costituzione.

Opportuno creare un ministero del Digitale

A tutto questo si aggiunge - fa notare Alfonso Celotto, ordinario di Diritto costituzionale a Roma 3 - una ulteriore frammentazione di competenze digitali all'interno della pubblica amministrazione: Mef, Mise, Sogei, Poligrafico dello Stato... «Sarebbe opportuno creare un ministero del Digitale che, per prima cosa, non sia un ministero senza portafoglio, come è oggi, e, in secondo luogo, sia in grado di racchiudere tutte le competenze sotto la propria giurisdizione». Ospite d'onore del webinar, Gianni Letta mette in guardia, dall'alto della sua lunga esperienza di sottosegretario alla Presidenza del consiglio, dall'illusione che le soluzioni siano facili e a portata di mano, anche se, nelle pieghe dell'attuale testo costituzionale, «esistono degli appigli per rendere più autorevole la voce del potere centrale in materia di informatizzazione del Paese. Anzi è auspicabile che l'attuale ministero dell'Innovazione tecnologica e della digitalizzazione rimanga nell'alveo della Presidenza del consiglio, in modo da avere maggiore autorevolezza nel dialogo con le Regioni».

Giuseppe Tandoi

TAG: SANITà , EDIZIONI EDRA, DIGITALIZZAZIONE, SANITà DIGITALE, EDRA

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