Rapporto Cronicità, Cittadinanzattiva: dalla ricetta Dem al Fse, diffondere l’innovazione accelerata dal Covid
Incremento dei servizi di telemedicina e semplificazione dell'accesso e dell'attivazione del fascicolo sanitario elettronico. Queste alcune delle strategie adottate nel lockdown, Cittadinanzattiva: "sono soluzioni da diffondere"
Incremento dei servizi di telemedicina, semplificazione dell'accesso e dell'attivazione del fascicolo sanitario elettronico, messa in rete delle farmacie con gli altri attori che tutelano la salute pubblica, messa a regime la ricetta dematerializzata e il rinnovo automatico dei Piani terapeutici. Sono alcune delle strategie che sono state attivate in emergenza durante il lockdown e che oggi rappresentano "soluzioni da diffondere per non tornare indietro". A chiederlo sono le associazioni di pazienti con malattie croniche e rare aderenti al Cnamc (Coordinamento nazionale Associazioni malati cronici) di Cittadinanzattiva che oggi ha presentato il XVIII Rapporto nazionale di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità, dal titolo "Isolati ma non soli: la risposta alla pandemia nel racconto delle associazioni".
Pazienti in difficoltà: visite annullate difficoltà a trovare i farmaci
Il Rapporto ha raccolto le difficoltà vissute dai pazienti. Più di due pazienti su cinque raccontano di visite, esami o interventi cancellati; più di uno su tre ha avuto difficoltà a restare in contatto con gli specialisti e i centri di riferimento per la propria patologia; più di uno su dieci non aveva a disposizione i dispositivi di protezione individuale o non ha trovato i farmaci di cui aveva necessità perché, molto spesso, utilizzati per i pazienti Covid. Alle difficoltà "pratiche" si sono aggiunti i disagi psicologici, segnalati da quasi tre cittadini su cinque: incertezza, paura, ansia, tristezza, senso di solitudine, angoscia, fatica, confusione. Sono questi gli effetti che la pandemia ha scatenato sui pazienti con malattie croniche e rare, a partire dal lockdown e con conseguenze ben visibili ancora oggi. Le associazioni hanno risposto con la «grande forza riformatrice delle organizzazioni civiche, capaci di rispondere tempestivamente ai nuovi bisogni, organizzando servizi, costruendo alleanze, segnalando in modo puntuale cambiamenti normativi o procedurali necessari, mobilitando risorse (umane ed economiche), innovando le proprie modalità di funzionamento e introducendo e promuovendo pratiche dalle quali non si dovrà tornare indietro quando tutto sarà finito», dichiara Anna Lisa Mandorino, vicesegretaria generale di Cittadinanzattiva.
Innovazione da diffondere per non tornare indietro
Ma dalla pandemia arrivano anche soluzioni da diffondere per non tornare indietro. Nel periodo del lockdown le associazioni hanno sperimentato l'innovazione soprattutto nella fase della presa in carico e della gestione della malattia, avendo esse stesse dovuto garantire in emergenza servizi di telemedicina e di tele riabilitazione; ma le possibilità offerte dall'innovazione tecnologica e dalla digitalizzazione sono decisive altrettanto nella fase della prevenzione e per l'aderenza terapeutica. Occorre dunque ripartire da cose tanto scontate quanto trascurate: in primo luogo, l'implementazione del fascicolo sanitario elettronico e l'avvio di procedure di semplificazione per accedere a esso; in secondo luogo, l'incremento dei servizi di telemedicina per controlli e consulti, e per la gestione dei pazienti al domicilio; infine, la messa in rete delle farmacie con gli altri attori che tutelano la salute pubblica, allo scopo di favorire sinergie e con particolare attenzione alle aree interne laddove i servizi sono rarefatti, la percentuale di persone con malattia cronica molto alta anche per questioni demografiche, il ricorso all'ospedalizzazione spesso improprio per la mancanza di alternative rassicuranti.
Meno burocrazia: a regime ricetta dem e rinnovo automatico Piani terapeutici
Nel 2019, il 42,5% delle associazioni segnalava la necessità di avere più tempo e qualità nella relazione fra paziente e operatori sanitari. Il tempo per l'ascolto e per la relazione deve essere "recuperato" adottando modalità di presa in carico e di gestione dei pazienti cronici orientate alla semplificazione e al superamento delle difficoltà burocratiche, come richiesto dal 55,2% delle associazioni dei malati cronici. Per ridurre la burocrazia si devono portare a regime alcune importanti procedure sperimentate durante il periodo di emergenza, come la ricetta dematerializzata e il rinnovo automatico dei Piani terapeutici. Ma anche consentire un accesso più veloce ai farmaci contro il dolore, facilitare i percorsi di riconoscimento dell'invalidità, garantire un'assistenza farmaceutica e protesica non solo efficace, ma anche equa su tutto il territorio nazionale.
Garantire ospedali di qualità e servizi di prossimità
Alcuni modelli di assistenza che spostano alcune prestazioni dall'ospedale al territorio o al domicilio vanno estesi: ne sono esempi la somministrazione di farmaci per pazienti oncologici, al di fuori degli ospedali, utilizzando le diramazioni territoriali delle Asl/Asst o il domicilio del paziente; il passaggio a vie di somministrazione terapeutica più facilmente gestibili, rispetto a quelle infusionali, presso le strutture territoriali o a domicilio per quei farmaci che presentano entrambe le vie di somministrazione e a parità di indicazione terapeutica autorizzata; la consegna al domicilio in considerazione di particolari difficoltà di spostamento del paziente, di quelle terapie farmacologiche normalmente distribuite in modalità diretta (Pht), previa autorizzazione del medico referente; la somministrazione dei vaccini in luoghi alternativi ai centri vaccinali e più prossimi ai cittadini come presso i Mmg e i Pls, i luoghi di lavoro, le farmacie, le scuole.
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A cura di Simona Zazzetta
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