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27 Febbraio 2021

Ccnl: test, tamponi, vaccini mettono a rischio sicurezza. Non titolari: protocolli siano condivisi


I dipendenti di farmacia hanno nuovi ruoli di attività di screening, testing e analisi che mettono a rischio la loro sicurezza e chiedono che i protocolli siano condivisi

Non c'è solo un contratto nazionale scaduto da otto anni relativo ai dipendenti di farmacia, che, parallelamente a una evoluzione del loro ruolo, hanno visto aumentare mansioni, formazione a proprio carico, responsabilità, oltre che un peggioramento degli orari e dell'organizzazione di lavoro. Non c'è solo un anno di emergenza sanitaria, che ha messo a dura prova chi lavora nelle farmacie, tra carichi di lavoro, condizioni di sicurezza, stress e preoccupazione. A tutto questo - che già basta a spiegare lo stato di sofferenza in cui si trovano a operare i farmacisti -, si aggiungono anche i nuovi ruoli nelle attività di screening, testing e analisi. Ruoli che vengono definiti, nella operatività, senza un coinvolgimento di chi viene impattato materialmente nelle sue condizioni di lavoro dalle decisioni prese. È questa la denuncia che parte, in una nota congiunta, da Conasfa e Fiafant.

Contratto scaduto, regole "vecchie", vaccini anti Covid a rilento: le condizioni dei farmacisti

I dipendenti operano "con un Ccnl scaduto nel caso delle farmacie comunali da 6 anni e delle private da otto" e con "regole troppo vecchie". Dopo "un anno di pandemia" scrivono Fiafant e Conasfa, "che ha messo alla prova in molti modi chi lavora nelle farmacie, dal punto di vista della propria salute e sicurezza, dei carichi di lavoro e di ansie", a oggi sono "troppi i tentativi per superare a piè pari" un impianto normativo non più adeguato, "invece che ridiscuterlo, se necessario, in tutti gli aspetti", riaprendo il tavolo delle trattative. Alla luce della "emergenza sanitaria, abbiamo cominciato a praticare prima i test sierologici - per altro dal primo gennaio non più autoanalisi -, poi i tamponi antigenici rapidi, e prossimamente l'obiettivo eÌ di farci somministrare anche il vaccino". Tutto, oltre tutto, questo a fronte di un processo "molto faticoso in molte regioni per riuscire a vaccinare contro il Covid-19 i farmacisti insieme con tutti gli altri operatori sanitari".

Test e tamponi impattano su sicurezza e operatività: necessario coinvolgere i dipendenti

Finora, i Protocolli per l'esecuzione di test e tamponi sono per lo più stati trattati tra "le Regioni, Federfarma e Assofarm, quindi solo con i sindacati dei titolari di farmacia, sentendo anche l'opinione degli Ordini, mentre nella maggior parte dei casi non sono stati coinvolti i sindacati di chi nelle farmacie lavora senza esserne titolare", di chi effettua "operativamente" tali servizi, "di chi viene impattato materialmente nelle sue condizioni di lavoro dalle decisioni prese". Da qui la richiesta: "Riteniamo che i sindacati dei dipendenti, come quelli dei titolari, peraltro già rappresentanti delle due categorie ai tavoli della contrattazione nazionale, vadano coinvolti dagli interlocutori istituzionali in una discussione necessaria su Protocolli che chiariscano le modalità operative, la volontarietà dell'operatore, gli aspetti di sicurezza sul lavoro, i profili di responsabilità e le garanzie assicurative, la formazione", come pure "il riconoscimento di una remunerazione aggiuntiva al farmacista a fronte di servizi professionali che vengono remunerati alla farmacia. Il farmacista in farmacia svolge in scienza e coscienza una professione sanitaria, che nel corso di questa crisi pandemica ha dimostrato quanto sia strategica per la sanitaÌ sul territorio la sua prossimità ai cittadini, ma a tutti questi professionisti va riconosciuta dignità del ruolo e contrattazione delle condizioni per continuare a lavorare con serenità".

Francesca Giani

TAG: FARMACISTI, CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), FARMACISTI DIPENDENTI, COVID-19

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