Green pass, Gimbe: ridurre la validità e introdurre l’obbligo vaccinale
Gimbe: ridurre la validità del Green pass a 6 mesi e introdurre l'obbligo vaccinale per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico
Ridurre la validità del Green pass a 6 mesi e introdurre l'obbligo vaccinale, almeno per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico sono le due strategie da adottare per ridurre il rischio di misure restrittive anti-Covid. A indicarle è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sulla base dello scenario Covid in Italia tracciato dal monitoraggio settimanale indipendente della Fondazione.
Super green pass a rischio di tensioni sociali
«Nello scenario attuale, caratterizzato dal progressivo aumento della circolazione virale e dalla riduzione dell'efficacia vaccinale che impone la dose di richiamo - afferma Cartabellotta - sono due le decisioni politiche che possono minimizzare il rischio di misure restrittive. La prima è ridurre a 6 mesi la validità del green pass rilasciato a seguito di vaccinazione, in linea con le evidenze scientifiche sulla durata della protezione vaccinale e con le indicazioni per la dose di richiamo. La seconda è introdurre l'obbligo vaccinale sia per il ciclo primario, sia per la dose booster, almeno per tutte le categorie di lavoratori a contatto con il pubblico». Invece, commenta Cartabellotta, «non convince affatto il "super green pass" sul modello austriaco, di fatto un "surrogato" dell'obbligo vaccinale: escludere il tampone dalle modalità per il rilascio della certificazione verde, pur identificando le attività essenziali per le quali tale opzione rimarrebbe valida - avverte - rischia solo di aumentare le tensioni sociali senza alcuna garanzia di aumentare coperture vaccinali e adesione alla terza dose».
Aumentano i casi e i ricoveri
Secondo il monitoraggio Gimbe, dal 10 al 16 novembre, continuano a salire del 23,1% anche i casi attualmente positivi (123.396 rispetto a 100.205), del 23,5% le persone in isolamento domiciliare (118.945 rispetto a 96.348), e del 21,8% i decessi (sono stati 402, di cui 28 riferiti a periodi precedenti). In termini assoluti, il numero di pazienti Covid in area medica è aumentato da 2.371 del 16 ottobre a 3.970 del 16 novembre (+67,4%) e quello nelle terapie intensive da 338 del 25 ottobre a 481 del 16 novembre (+42,3%). «Sul fronte ospedaliero - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari del Gimbe - si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +15,5% in area medica e +14,3% in terapia intensiva».
In calo i nuovi vaccinati, previste oltre 15 milioni di terze dosi
Al 17 novembre il 79,1% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+109.996 rispetto alla settimana precedente) e il 76,8% ha completato il ciclo vaccinale (+277.306 rispetto alla settimana precedente). Dopo aver sfiorato quota 440 mila nella settimana 11-17 ottobre, in quattro settimane il numero dei nuovi vaccinati è crollato a quota 127.361 (-71,1%). Le coperture vaccinali con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce di età: dal 97,1% degli over 80 al 74,6% della fascia 12-19 e, rispetto alla settimana precedente, si registrano incrementi sempre più modesti. Il tasso nazionale di copertura vaccinale per le dosi aggiuntive è del 59,6% con nette differenze regionali, per la dose booster è del 53,3%, anche qui con notevoli differenze tra Regioni. Considerato che ad oggi sono già state somministrate 2,74 milioni di dosi booster e 291 mila dosi aggiuntive agli over 60, entro il 31 dicembre dovrebbero essere somministrate 15,83 milioni di terze dosi, in media oltre 350 mila somministrazioni al giorno.
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A cura di Redazione Farmacista33
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