Pnrr, telemedicina e reti sanitarie per il rilancio del Ssn. Webinar su opportunità per ripartire
Il primo web talk di Sanità33 dedicato al Pnrr: prospettive e opportunità per ripartire. Telemedicina e reti sanitarie per il rilancio del Ssn
«La telemedicina è stato uno dei principali strumenti utilizzati per contrastare la pandemia. Secondo una indagine del Politecnico il 50% degli specialisti e il 43% dei Medici di medicina generale oggi fa uso del teleconsulto, percentuali molto più alte rispetto al pre-Covid». È Carlo Nicora, direttore generale dell'Istituto tumori di Milano e vicepresidente Fiaso, ad aprire il primo web talk di Sanità33, che prende spunto dalla Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza: "Pnrr: prospettive e opportunità per ripartire".
Nuovi modelli organizzativi da digitalizzazione e reti assistenziali
Le risorse destinate dal Piano alla sanità sono ingenti ma, sottolinea Nicora, occorrono infrastrutture tecnologiche all'altezza: «Solo per fare un esempio, l'80% delle Regioni è dotata di Fascicolo sanitario elettronico ma poi l'entità dei documenti realmente archiviati varia notevolmente da Regione a Regione. Ancora più grave, il 60% dei cittadini non ha mai sentito parlare del Fse». Ma non c'è solo la digitalizzazione, l'altro pilastro è la riforma delle reti assistenziali: «I programmi sanitari previsti dal Pnrr sono molto ambiziosi e da realizzare in pochi anni. Le aziende sanitarie come quella che dirigo dovranno mettere a punto nuovi setting assistenziali, nuovi modelli organizzativi, da integrare con le novità digitali come la televisita o il teleconsulto. Più in generale vanno resi più stretti i rapporti tra specialisti, Mmg e Pediatri di libera scelta, superando la dicotomia ospedale-territorio. L'assistenza al paziente deve essere un continuum».
I nodi della medicina generale
«La medicina generale è stata molto trascurata fin dalla nascita del Servizio sanitario nazionale, in quanto sottofinanziata. Serve qualcuno che detti gli standard, spesso le leggi sono ben scritte ma non applicate perché mancano le risorse». Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale, confida che il Dm 71, ora in discussione presso la Conferenza Stato-Regioni, chiarisca un punto nodale: «La medicina generale deve essere ancora intesa come medicina di prossimità o trasferita all'interno di strutture di accentramento?». Ovvero le Case di comunità previste dal Pnrr. «Il Ssn, già in difficoltà prima della pandemia, ha dato prova di grande forza nell'affrontare l'emergenza ma i problemi rimangono: estrema frammentazione, mancanza di flussi di sistema omogenei, controversie tra singoli uffici ed enti. Non si può pensare a un sistema che non abbia mezzi per valutare quello che fa: per esempio, tutto il patrimonio di dati contenuto nel Fse in realtà non si può utilizzare. Il Pnnr finanzia tutto il versante infrastrutturale, e il resto?».
Prossimità: Mmg e farmacisti di comunità in sinergia
Anche il vicepresidente della Fofi e presidente della Fondazione Cannavò Luigi D'Ambrosio Lettieri rimarca l'importanza delle banche dati: «Gli strumenti ci sono ma sono utilizzati male. Il regionalismo, in sanità, non produce grandi benefici e rischia anche din non rendere attuabili i provvedimenti previsti dal Dm 71 sulla nuova assistenza territoriale». Dubbi anche sulle case di comunità: «Se la parola d'ordine è prossimità, i più prossimi al paziente sono i medici di medicina generale e i farmacisti di comunità». E quindi le farmacie, capillari ed efficienti. «Bisogna fare uno sforzo culturale», conclude D'Ambrosio Lettieri, «noi operatori sanitari abbiamo operato spesso come monadi, coltivando soltanto il nostro piccolo orticello. Va invece recuperata una logica di sinergia, senza gelosie e competizioni tra le professioni. La farmacia, che pure ha sopperito durante la pandemia alle lacune del Ssn, come riconosciuto da Pnrr e Dm 71, non è ancora stata integrata strutturalmente nel sistema di assistenza territoriale che si va delineando». (GT)
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A cura di Redazione Farmacista33
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