Busta paga, dai buoni carburante alla riforma dell’Irpef. Cosa cambierà per i dipendenti
Per sostenere i redditi medio bassi contro il caro vita c'è intenzione di accelerare sulla riforma dell'Irpef. Effettivi gli interventi di modifica sui buoni-carburante
Anche per sostenere i redditi medio bassi contro il caro vita, che sta facendo sentire sempre più i suoi effetti, l'intenzione è di accelerare sulla riforma dell'Irpef, con l'obiettivo di portare in Consiglio dei Ministri verso metà marzo una bozza. Intanto, sono stati registrati interventi di modifica ad alcuni dei provvedimenti già previsti per i dipendenti, tra cui in particolare il Bonus carburanti.
Bonus carburanti si avvia a modifica: ecco come potrebbe cambiare
È atteso martedì prossimo in aula del Senato - dopo il vaglio della Commissione Industria e Agricoltura - il testo di conversione del Decreto Trasparenza sui prezzi dei carburanti, che nei giorni scorsi ha ricevuto l'ok alla Camera. Diverse le modifiche introdotte durante l'iter ma di rilievo per i dipendenti è quella che riguarda il bonus carburante. Il bonus, già esistente nel 2022 e prorogato al 2023 con la Manovra, prevede la non concorrenza al reddito per un importo fino a 200 euro e può essere erogato dai datori di lavoro privati ai dipendenti in forma di buoni benzina o titoli analoghi per l'acquisto di carburanti, incluse le ricariche dei veicoli elettrici. Qualora si superi tale importo, il valore viene assoggettato a imposizione (non solo nella parte eccedente). Tale misura finora ha avuto effetto sia sul fronte fiscale sia sulla base imponibile della contribuzione previdenziale. Ma un emendamento alla Camera ha previsto che l'esclusione dal concorso alla formazione del reddito del lavoratore non valga anche ai fini contributivi. In sostanza, anche se sul bonus benzina non viene pagata alcuna imposta, questo non vale per i contributi previdenziali. Le trattenute, come è stato ricordato di recente, si aggirano intorno al 30%, con poco più del 9% a carico dei lavoratori e il resto a carico dell'azienda.
La misura potrebbe rendere il benefit meno appetibile
Come rilevato da un approfondimento del Sole 24 ore, d'altra parte, "nella relazione tecnica del Dl 5/2023 è stato stimato che quest'anno il bonus potrebbe essere utilizzato, nel suo importo massimo di 200 euro, da 221.500 persone, per un controvalore complessivo di 44,3 milioni di euro. Applicando un'aliquota marginale media del 30%, ciò dovrebbe comportare un minor gettito fiscale di 13,3 milioni di euro in termini di Irpef e di 1,1 milioni di euro in addizionali regionali e comunali. Una stima effettuata replicando i presupposti di partenza e il metodo di calcolo del 2022. Ma se ora il bonus verrà gravato degli oneri contributivi, la sua convenienza e appetibilità saranno decisamente inferiori e potrebbe essere utilizzato meno di quanto ipotizzato". Ora occorrerà vedere come proseguirà l'iter di conversione, che deve essere ultimato entro il 15 marzo.
Tassazione: le ipotesi di riforma Irpef
Intanto, in tema di tassazione, prosegue il percorso di riforma dell'Irpef e l'intenzione da parte del Governo è quella di accelerare il più possibile e portare all'attenzione del Consiglio dei Ministri, intorno a metà marzo, una bozza definita. L'Irpef aveva subito ritocchi dalla legge di Bilancio 2022 e aveva visto alcuni interventi ponte nella legge di Bilancio 2023 ma è da tempo che viene espressa un po' da tutti l'intenzione di riordinare la materia. Tante le ipotesi in circolazione e, a quanto viene riferito dalle agenzie, il lavoro dovrebbe andare nella direzione di una rivisitazione delle aliquote e degli scaglioni dell'imposta per i redditi medio bassi, indicativamente redditi tra i 15 ed i 50 mila euro - in cui si colloca la maggior parte dei lavoratori dipendenti. Due comunque sono le formulazioni su cui sembra esserci più attenzione: come riferisce il Corriere Economia di questa settimana, "la prima prevede l'accorpamento del secondo e del terzo scaglione di reddito con applicazione di un'aliquota più elevata di quella attualmente prevista". In sostanza si tratterebbe di "lasciare fermo a 15 mila euro il primo scaglione di reddito a cui si applica l'aliquota del 23%, mentre il secondo scaglione salirebbe a 50 mila euro rispetto agli attuali 28 mila euro con aumento di tre punti dell'aliquota applicabile, cioè il 28% rispetto al 25% che si paga attualmente. Nessuna modifica per l'ultimo scaglione di reddito, quindi il 43% oltre 50 mila euro". La seconda ipotesi, invece, "porterebbe alla riduzione degli scaglioni che quindi scenderebbero a tre, ma andrebbe a toccare tutte le fasce di reddito. Il primo scaglione di reddito salirebbe a 28 mila euro, ferma restando l'aliquota del 23%, mentre il secondo si applicherebbe sempre fino a 50 mila euro come nella prima ipotesi ma l'aliquota sarebbe del 33%". Secondo le stime della Fondazione consulenti del lavoro "facendo qualche proiezione, quello che emerge è che nel caso dell'ipotesi 2, il risparmio interesserebbe tutti i contribuenti, mentre nella ipotesi 1, i redditi fino a circa 34 mila euro vedrebbero aume ntare l'imposta lorda dovuta". Sul tavolo, c'è anche l'idea che il taglio dell'Irpef potrebbe essere accompagnato da una rivisitazione delle detrazioni fiscali.
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A cura di Simona Zazzetta
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